video suggerito
video suggerito

La guerra in Iran rischia di rendere ancora più costosi computer e smartphone: quali sono gli scenari

Secondo i produttori della Corea del Sud, Paesi leader nella produzione di chip, le tensioni in Medio Oriente e l’aumento dei costi energetici stanno mettendo a rischio la disponibilità di semiconduttori, indispensabili per realizzare i componenti che alimentano gran parte del settore tecnologico.
A cura di Niccolò De Rosa
0 CONDIVISIONI
Immagine

La guerra in Iran ha già fatto schizzare i prezzi di benzina ed energia, ma presto anche chi vuole cambiare lo smartphone potrebbe trovarsi a fare i conti con notevoli rincari. La Corea del Sud, uno dei principali poli mondiali dell'industria dei semiconduttori, ha fatto sapere che le tensioni in Medio Oriente potrebbero interrompere o quantomeno ostacolare le forniture di materiali fondamentali per produrre i chip che alimentano computer, smartphone e molti altri dispositivi elettronici.

Il tema è stato sollevato dal parlamentare sudcoreano Kim Young-bae, che ha incontrato i vertici dei principali produttori di semiconduttori del Paese. Secondo quanto emerso dal confronto, riportato dal Wall Street Journal, un conflitto prolungato nella regione rischia seriamente di far salire i costi energetici e complicare l'approvvigionamento di alcune materie prime essenziali.

Perché la catena di produzione mondiale è a rischio

Questi componenti sono presenti praticamente in ogni dispositivo elettronico, dai laptop agli smartphone, fino alle automobili e ai server dei grandi data center che sostengono il funzionamento dei modelli di intelligenza artificiale. Un eventuale rallentamento della produzione potrebbe quindi ripercuotersi su numerosi settori tecnologici.

Uno dei punti critici riguarda la disponibilità di alcuni materiali che arrivano proprio dal Medio Oriente. Tra questi l'elio, gas indispensabile per raffreddare i macchinari durante la produzione dei semiconduttori e per creare quell'ambiente di vuoto stabile che consente l'assemblaggio dei circuiti che li compongono. Non esistono alternative efficaci e la sua estrazione è concentrata in pochi Paesi, tra cui il Qatar.

Se le tensioni geopolitiche dovessero compromettere le rotte commerciali o rallentare le esportazioni, la produzione di chip potrebbe pertanto subire forti rallentamenti. Nell'equazione deve però essere considerato anche l'aumento dei costi energetici. La Corea del Sud importa circa il 70% del petrolio dal Medio Oriente e un rialzo del prezzo del greggio potrebbe tradursi in bollette elettriche più elevate per le fabbriche di semiconduttori. Un rincaro che si rifletterebbe a cascata sulle tasche dei consumatori finali.

Le ripercussioni sulla crescita dell'IA

Le preoccupazioni legate ai chip si inseriscono in un contesto internazionale già tutt'altro che roseo per i consumatori del settore tecnologico. Da qualche mese infatti, la richiesta di chip da parte dei data center dedicati all'intelligenza artificiale ha cannibalizzato la domanda di memorie DRAM – la tipologia di supporto di memoria più comune per dispositivi elettronici – riducendone drasticamente le scorte destinate all'uso commerciale.

Se a queste tensioni di mercato si aggiungessero problemi di approvvigionamento o un aumento dei costi energetici, non solo acquistare un nuovo smartphone o costruire una build per un PC da gaming potrebbe diventare incredibilmente dispendioso, ma anche i piani di sviluppo dell'IA operati dei giganti della Big Tech potrebbeto incontrare grossi ostacoli.

0 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views