Israele sponsorizza su Google Italia report contro Medici Senza Frontiere: la nostra analisi

Dal 1° gennaio 2026 oltre trenta organizzazioni umanitarie internazionali non possono più operare nella Striscia di Gaza. Tra queste, Medici Senza Frontiere (MSF). Secondo Israele non hanno rispettato i requisiti di registrazione introdotti nel marzo 2025 e fornito garanzie sufficienti per escludere legami con gruppi terroristici, in particolare Hamas e Jihad Islamica. Una posizione che Israele sta portando avanti attraverso una campagna strutturata di sponsorizzazioni su Google Italia. Chi cerca infatti sul motore di ricerca "Israele e Medici senza Frontiere" trova come primo risultato un documento diffamatorio contro MSF. Per farlo comparire in cima è bastato pagare.
Per Israele gli aiuti umanitari sono un punto cruciale della narrazione. Devono giustificare per quale motivo violano un obbligo previsto dal diritto internazionale. Avevano già attaccato l'Onu accusandolo di bloccare i camion pieni di cibo al confine, e pubblicato report denigratori contro Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, e l'UNRWA , l’agenzia delle Nazioni Unite che fornisce assistenza ai rifugiati palestinesi. Il metodo di Israele è sempre lo stesso. Finanziare una massiccia campagna di sponsorizzazioni per far comparire in cima ai risultati di ricerca di Google la sua verità.

La nostra analisi su Google Ads: cosa abbiamo scoperto
Da mesi su Fanpage.it stiamo ricostruendo la campagna. La nostra analisi dei dati su Google Ads ha rivelato una promozione pubblicitaria su larga scala. Israele sta sponsorizzando decine di annunci che hanno raggiunto migliaia di visualizzazioni. Tutti i video hanno un obiettivo preciso: manipolare la narrazione della guerra e screditare i suoi nemici. Questa volta il bersaglio è Medici Senza Frontiere. Israele infatti ha pagato una campagna su Google per far comparire in cima il report diffamatorio quando si cercano notizie relative a MSF.
Abbiamo testato più combinazioni – Israele e Medici senza frontiere, perché medici sembra frontiere non riesce entrare a Gaza, Gaza e medici senza frontiere – esce ogni volta come primo risultato il report. Dietro alla campagna c'è la Israeli Government Advertising Agency (IGAA) – agenzia che opera come gruppo di comunicazione per il governo di Benjamin Netanyahu.
Consultando il portale Ads Transparency di Google, risulta che il dominio govextra.gov.il ha sponsorizzato la pagina contro MSF per la prima volta il 4 gennaio 2026, poi l'ha aggiornata il 7. Secondo i dati forniti da Google compare sotto la categoria: Famiglia e comunità. Un modo per aggirare i possibili blocchi legati a temi di natura politica. Analizzando le inserzioni abbiamo scoperto che parallelamente Google sta portando avanti anche una nuova campagna di sponsorizzazioni contro l'IPC (Integrated Food Security Phase Classification), lo standard globale per misurare l'insicurezza alimentare. In sostanza accusa le organizzazioni internazionali di diffondere falsi report sulla crisi alimentare a Gaza. I dati sul campo, però, raccontano un'altra storia.

Perché le accuse di Israele sono false
Israele nel documento sponsorizzato accusa Medici Senza Frontiere (MSF) di violare "l‘etica fondamentale dell'azione umanitaria internazionale". Secondo le autorità israeliane, i report di MSF sarebbero basati su resoconti locali non verificati, senza controlli incrociati né trasparenza sulle metodologie di raccolta dei dati. Non solo, le autorità israeliane accusano MSF di non aver seguito il protocollo di registrazione necessario per le organizzazioni internazionali che operano a Gaza e di essere complice di Hamas.
"Lo Stato di Israele conferma il suo impegno a consentire l'accesso umanitario alla popolazione civile di Gaza. Tuttavia, tale impegno non si estende alle organizzazioni che violano i principi fondamentali di neutralità o non riescono a impedire lo sfruttamento delle proprie infrastrutture da parte di entità terroristiche".
MFS ha risposto a tutte le accuse. Sul sito ufficiale spiega: "Rifiutiamo inequivocabilmente le accuse mosse dalle autorità israeliane. MSF non assumerebbe mai consapevolmente persone coinvolte in attività militari, in quanto ciò è in contrasto con i nostri valori fondamentali e la nostra etica. Se la descrizione di ciò che i nostri team vedono con i propri occhi a Gaza – morte, distruzione e le conseguenze sulla popolazione della violenza genocida – è sgradevole per alcuni, la colpa è di chi commette queste atrocità, non di chi ne parla."
Ha anche espresso preoccupazioni sull’obbligo di registrazione che impone di condividere le informazioni sensibili del personale di MFS palestinese con le autorità israeliane, "preoccupazioni aggravate dal fatto che 15 membri dello staff di MSF sono stati uccisi dalle forze israeliane".
La richiesta di MFS: rispettare il diritto internazionale
Come spiega MSF, la sospensione delle attività sul territorio palestinese apre un problema enorme. "Il fatto che Israele impedisca a MSF e a decine di altre organizzazioni di fornire servizi ai palestinesi, dopo che le forze israeliane hanno distrutto il sistema sanitario di Gaza, rappresenta un’intensificazione degli attacchi compiuti contro i palestinesi negli ultimi due anni."
I servizi sanitari sono insufficienti a Gaza a causa dei blocchi imposti. Ora il governo israeliano cerca di vietare anche i pochi aiuti e servizi esistenti. "MSF continua a cercare il dialogo con le autorità israeliane per poter mantenere le nostre attività essenziali e sostenere il sistema sanitario di Gaza, ormai decimato. Consentire l’aiuto umanitario non è un favore. È un obbligo previsto dal diritto internazionale. Oggi più che mai, i palestinesi hanno bisogno di più servizi, non di meno."
Un'ultima osservazione va a Google, che da mesi consente a Israele di portare avanti campagne diffamatorie. Secondo il Digital Service Act, le aziende tech devono rapidamente rimuovere contenuti come la propaganda terrorista o le fake news, altrimenti rischiano di pagare multe pari al 6% del fatturato annuo globale. Eppure Israele continua la sua campagna apparentemente senza alcun problema.
