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Intelligenza artificiale (IA)

Intelligenza artificiale e video falsi: tutto quello che non torna nelle immagini social dell’arresto di Maduro

Dall’arresto di Nicolás Maduro emergono narrazioni parallele generate dall’intelligenza artificiale, che mescolano immagini false, video decontestualizzati e meme satirici.
A cura di Elisabetta Rosso
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Immagini di Maduro con la camicia sporca di sangue, trascinato su un aereo dai militari, filmati di missili e folle in delirio che ringraziano Donald Trump. Online sta prendendo forma una storia parallela raccontata da contenuti generati con l'intelligenza artificiale. Sono foto, video, clip false che sembrano vere.

Tutte partono da un elemento reale: l'arresto del presidente venezuelano Nicolás Maduro e della moglie Cilia Flores da parte di forze statunitensi avvenuto il 3 gennaio. Poi si va oltre, tra meme, vecchi video e contenuti artificiali prende forma una realtà alternativa. Il risultato è la proliferazione di narrazioni parallele che inquinano il dibattito pubblico, frammentano la comprensione degli eventi e mettono alla prova la capacità del pubblico di distinguere realtà da finzione. Ecco cosa è emerso dalla nostra analisi.

Il circolo virale delle immagini e dei video falsi

La prima immagine a diventare virale mostra Nicolás Maduro scortato da due uomini in uniforme, identificati nei post come agenti della Drug Enforcement Administration (DEA), con un piccolo aereo sullo sfondo. L’immagine è anche incorniciata da grafiche simili a quelle di un telegiornale.

Nel giro di poche ore la fotografia è stata ricondivisa migliaia di volte su X, Facebook, Instagram e TikTok seguita da altre immagini dell' arresto. Maduro mentre viene scortato lungo una pista d’atterraggio, fatto salire o scendere da un aereo, circondato da agenti armati. Come abbiamo potuto verificare sono tutte false, l'unica immagine reale dell'arresto è quella pubblicata su Truth social da Donald Trump.

Su TikTok abbiamo trovato anche decine di video che mostrano falsi bombardamenti o folle in delirio tra le strade di Caracas, persone che urlano alle telecamere e piangono ringraziando Trump. Anche questi sono dei falsi generati con IA.

@okrpnirr

Una multitud de venezolanos celebra con lágrimas y gritos de libertad. #guerra #venezuela #maduro #usa #trump

♬ original sound – Joan Evanich

Verifica digitale: riconoscere le immagini generate dall’IA

Alcune immagini sono palesemente false: proporzioni incoerenti, illuminazione irrealistica, scritte poco leggibili e dettagli che si fondono tra loro in modo innaturale, tutti segnali tipici di contenuti generati artificialmente. Altre, invece, appaiono molto più credibili a un primo sguardo.

Per la verifica più approfondita dei contenuti più realistici abbiamo utilizzato SynthID, uno strumento sviluppato da Google DeepMind, per il rilevamento di contenuti generati dall’IA. 

Dopo aver caricato le immagini, il chatbot Gemini ha confermato i sospetti, rispondendo:

"L’immagine che hai condiviso presenta diversi elementi che suggeriscono che non si tratti di una fotografia reale, piuttosto di un contenuto generato o manipolato tramite intelligenza artificiale".

GEMINI | L’analisi delle immagini
GEMINI | L’analisi delle immagini

Meme e ironia digitale: l’uso creativo dei falsi

Online sono comparsi anche filmati satirici, mostrano il presidente degli Stati Uniti con baffi neri e bandiera del Venezuela che recita lo slogan: "Make Venezuela grande again".

Sono chiaramente un falso a differenza degli altri non è stata necessaria alcuna verifica. Il loro scopo infatti non è ingannare ma sdrammatizzare, trasformare un attacco statunitense in un meme. Una pratica amata dall'entourage di Trump che ha spesso utilizzato l'intelligenza artificiale per realizzare immagini del presidente con tutine da Superman o mentre pilota jet scaricando escrementi sui manifestanti.

I video “dal campo”: vecchi filmati, nuovi contesti

Accanto alle immagini e ai video generati con l'intelligenza artificiale hanno cominciato a circolare altri contenuti sull’operazione militare statunitense in Venezuela. Alcuni mostrano attacchi missilistici su una grande città, altri l’atterraggio di unità speciali americane a Caracas.

I video sono veri in questo caso, non si tratta di contenuti generati con l'IA, ma sono filmati vecchi. Erano già stati pubblicati online mesi prima per documentare operazioni militari in Medio Oriente o esercitazioni dell’esercito statunitense. Il riciclo di vecchi filmati non è una pratica nuova nella disinformazione online, ora però si affiancano alla narrazione alternativa portata avanti dai contenuti generati dall'IA. E questa fusione tra video reali e manipolati rafforza la percezione di veridicità delle informazioni fuorvianti.

L’IA come acceleratore della disinformazione

L’episodio Maduro mostra con chiarezza come l’intelligenza artificiale stia cambiando il modo in cui nascono e si diffondono le fake news. Non si tratta solo di creare immagini false, ma di costruire ecosistemi narrativi in tempi rapidissimi.

Le immagini IA possono essere create e modificate con pochi click, sono realistiche ed è sempre più difficile distingurle da quelle reali. In un contesto di breaking news, dove l’attenzione è massima e il tempo per verificare è minimo, queste caratteristiche diventano un moltiplicatore di disinformazione.

A complicare il quadro ci sono poi le piattaforme social che hanno ridotto i sistemi di moderazione e fact-checking. I contenuti più sensazionalistici, soprattutto con immagini forti, vengono amplificati dagli algoritmi. Ed ecco servita la tempesta perfetta.

La realtà artificiale: quando le immagini ingannano

La diffusione di contenuti generati dall’intelligenza artificiale sta erodendo la fiducia nelle immagini autentiche e, allo stesso tempo, rafforzando narrazioni false che appaiono credibili perché visivamente convincenti. In questo scenario, la distinzione tra ciò che è documentato e ciò che è costruito diventa una competenza critica.

L’arresto di Nicolás Maduro è stato accompagnato da una seconda storia, parallela e artificiale: quella raccontata da immagini che non documentano i fatti, ma li simulano. È una dinamica destinata a ripetersi, sempre più spesso, in ogni crisi internazionale. E sarà sempre più difficile, senza strumenti adeguati e senza un’alfabetizzazione digitale, capire dove finiscono i fatti e dove comincia la realtà artificiale. 

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