Il matrimonio strategico di Elon Musk: perché ha deciso di fondere SpaceX e xAI

Per Elon Musk la soluzione migliore è centralizzare il suo impero: razzi, intelligenza artificiale e potenza di calcolo allineati su un’unica strategia industriale. Il miliardario ha annunciato il 2 febbraio l'acquisizione di xAI da parte di SpaceX. L’operazione non è solo finanziaria: rappresenta un passaggio chiave nella visione di Musk di un’intelligenza artificiale alimentata da data center nello spazio, connessi tramite la costellazione di satelliti Starlink. È un circuito chiuso e autosufficiente: SpaceX è il mezzo di trasporto, Starlink fornisce la rete dati e xAI l'intelligenza artificiale.
Secondo Musk, infatti, i data center terrestri non sono sufficienti a sostenere la domanda energetica dell’IA. La soluzione? Trasferire parte di questa infrastruttura in orbita, sfruttando energia solare continua e riducendo i vincoli fisici dei sistemi tradizionali. La soluzione ce l'aveva in casa, e così, in una sola mossa, unisce capacità spaziali e intelligenza artificiale, con una valutazione complessiva stimata intorno ai 1.250 miliardi di dollari.
Perché Musk sta unendo SpaceX e xAI
Da un alto c'è XAI, fondata da Musk nel 2023 con l’obiettivo di competere con giganti come OpenAI e Google nel campo dell’intelligenza artificiale, dall' SpaceX, nata nel 2002 con la missione di rendere accessibile l’esplorazione spaziale. Le due realtà, ora integrate, puntano a creare un “motore di innovazione verticalmente integrato” che unisca IA, lanci spaziali, internet satellitare e piattaforme di comunicazione globale.
"Gli attuali progressi nell'intelligenza artificiale dipendono da grandi data center terrestri, che richiedono enormi quantità di energia e raffreddamento", ha spiegato Musk. "L'unica soluzione logica è quindi quella di trasportare questi sforzi ad alta intensità di risorse in un luogo con grande potenza e spazio".
L’obiettivo: centri dati orbitali
Al centro della nuova strategia di Musk c’è un’idea ambiziosa: superare i limiti dei data center terrestri spostando l’infrastruttura di calcolo direttamente in orbita attorno alla Terra. I data center tradizionali richiedono grandi quantità di energia e sistemi di raffreddamento che, se ampliati per sostenere i modelli di IA di nuova generazione, rischiano di mettere sotto stress le reti elettriche e l’ambiente.
Per questo SpaceX ha presentato una richiesta alla Federal Communications Commission (FCC) statunitense per lanciare una costellazione di un milione di satelliti destinati a operare come data center in orbita. Secondo i piani, questi sistemi – alimentati da energia solare – potrebbero offrire una grande capacità di calcolo con costi di manutenzione relativamente bassi rispetto alle strutture terrestri. Secondo Musk entro due o tre anni, la soluzione orbitale sarà il modo economicamente più vantaggioso per generare potenza di calcolo avanzata per l’IA.
Un ecosistema “Musk” sempre più vasto
Con l’integrazione di xAI, SpaceX ingloba anche la piattaforma di social media X (precedentemente Twitter) – acquisita da xAI nel 2025 – e il chatbot Grok, consolidando ulteriormente il controllo di Musk su tecnologie di comunicazione e informazione oltre che sullo spazio e sull’IA.
Nel frattempo, altre aziende del gruppo Musk, come Tesla, continuano a investire in tecnologie IA per robot e veicoli autonomi, segnando una convergenza di interessi tecnologici sotto un singolo impero industriale.
L’operazione solleva interrogativi. La gestione di una rete di data center orbitali richiederà autorizzazioni internazionali, coordinamento sullo spettro radio e nuove regole sulla sicurezza spaziale. Esistono anche rischi interni. SpaceX è un’azienda ingegneristica con processi rigidi e forti vincoli normativi. xAI nasce con una cultura più fluida, tipica delle startup dell’IA. Alcuni ex dipendenti hanno già parlato di possibili frizioni operative. Infine, c’è il tema della concentrazione di potere: un unico soggetto che controlla infrastruttura spaziale, intelligenza artificiale e piattaforme di comunicazione.