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Hormuz, la nuova strategia dell’Iran: transito permesso solo a navi “amiche” e pagamenti in cripto

Stando a fonti giornalistiche, l’Iran avrebbe iniziato a istituire una nuova forma di pedaggio che calibra i pagamenti in base ai rapporti d’amicizia con i Paesi di provenienza delle navi che chiedono il passaggio attraverso lo stretto di Hormuz. Questi dazi devono essere pagati in yuan cinesi o criptovalute per rendere le operazioni difficilmente tracciabili.
A cura di Niccolò De Rosa
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Lo Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più strategici al mondo per il trasporto di petrolio, è diventato il teatro di una nuova forma di pressione geopolitica. Dopo settimane di attacchi, minacce e chiusure a singhiozzo, l'Iran avrebbe introdotto un sistema di pedaggi informali per consentire il transito delle petroliere straniere, trasformando una crisi militare in un'opportunità economica e strategica. I Pasdaran avrebbero infatti cominciato a utilizzare una specie di tariffario alternativo basato sui rapporti diplomatici: se la nave che vuole passare lo Stretto è amica dell'Iran pagherà una quota. Se invece è considerata ostile, la somma da versare sarà più sostanziosa. E secondo Bloomberg, questo dazio mascherato deve sempre essere pagato in criptovalute o, in alternativa, in yuan cinesi.

Il blocco selettivo che ridisegna i traffici

Dall'inizio del conflitto con gli Stati Uniti e Israele, Teheran ha imposto un blocco selettivo nello Stretto, riducendo il traffico fino al 90%. Prima della crisi, circa 130 navi attraversavano quotidianamente questo corridoio energetico. Oggi, invece, i numeri sono drasticamente inferiori e circa 2.000 imbarcazioni risultano bloccate nell'area. Solo circa 300 navi sono riuscite a transitare, spesso dopo negoziazioni dirette con le autorità iraniane. Questa strategia ha avuto effetti immediati sui mercati globali, contribuendo a un'impennata dei prezzi del petrolio e mettendo sotto pressione le catene di approvvigionamento energetico. Ora all'equazione si è aggiunta anche questa nuova mossa del pedaggio in cripto.

Stando alle indiscrezioni giornalistiche, l'Iran richiederebbe fino a 2 milioni di dollari per consentire il passaggio di una singola nave. Tuttavia, starebbe emergendo un sistema più strutturato, basato su una sorta di "rating politico" di amicizia con il regime di Teheran. Il meccanismo prevede dunque una fase di verifica per escludere le navi con legami con gli Stati Uniti, Israele o altri Paesi ostili. Una volta approvati, gli operatori negoziano le condizioni economiche e operative del transito.

Perché criptovalute e yuan

Uno degli aspetti più significativi di questo sistema risiede proprio nella modalità di pagamento. L'Iran privilegerebbe transazioni in yuan cinesi e in stablecoin, criptovalute ancorate a valute tradizionali come dollaro ed euro. Questa scelta non è casuale poiché tali valute di pagamento consentono di aggirare le sanzioni internazionali e il sistema finanziario occidentale, riducendo la tracciabilità delle operazioni. Considerando che una superpetroliera può trasportare fino a due milioni di barili, anche una tariffa relativamente bassa può tradursi in pagamenti milionari, rendendo il controllo dello Stretto una leva economica potentissima.

Rotte deviate e codici segreti

Le navi che accettano le condizioni ricevono istruzioni precise: una rotta alternativa, spesso a nord dell'isola di Larak, e un codice segreto da comunicare all'avvicinamento. Questo consente l'intervento di motovedette iraniane che scortano le imbarcazioni lungo il passaggio. In alcuni casi, viene richiesto anche di issare la bandiera di Paesi considerati "amici", come Cina o altri partner regionali. I dati sul traffico mostrano code di navi in attesa di autorizzazione e respingimenti frequenti, segno di un controllo capillare e discrezionale che, naturalmente solleva forti dubbi di legittimità.

Lo Stretto di Hormuz è infatti considerato una via navigabile internazionale, e limitarne l'accesso o imporre tariffe unilaterali rappresenta una potenziale violazione del diritto marittimo. Nel frattempo, l'Organizzazione marittima internazionale ha lanciato un appello urgente per sbloccare la situazione, sottolineando la presenza di circa 20.000 marittimi a bordo delle navi ferme nella regione.

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