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Intelligenza artificiale (IA)

Ho incontrato la bambola che vuole sostituire la mia fidanzata: è un po’ troppo fredda

Lovense ha presentato al Consumer Electronics Show di Las Vegas un prototipo di Emily, una bambola in grado di gestire una relazione grazie a dei modelli di intelligenza artificiale. Abbiamo provato a interagire con lei: non è andata benissimo.
A cura di Valerio Berra
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Lei è seduta su uno sgabello. Appoggia la schiena contro il muro. Indossa una canottiera che non è della sua taglia. Una gonna corta e una collana con qualche zircone. Il suo sguardo perso è coperto da una frangia rossastra. So che si chiama Emily. La tocco: è gelida. Mi aspettavo qualcosa di più dalla bambola che vorrebbe diventare la mia nuova fidanzata. O più precisamente il mio AI Companion.

Emily è stata presentata da Lovense al Consumer Electronics Show di Las Vegas, Stati Uniti. Con buona probabilità è l’umanoide più toccato della fiera. Tutti quelli che passano affondano un dito sulle sue braccia o tra le sue cosce. Accarezzano il suo volto. Le sollevano i vestiti per vedere meglio cosa c’è sotto. Lei ogni tanto mormora qualcosa. Saluta. Invita. Ammicca. Poca roba.

Come funziona Emily: la sex doll con l’intelligenza artificiale

“Il Wi-Fi qui non funziona molto. Non riusciamo a farla andare”. Spiega una delle hostess dello stand. “Farla andare” vuol dire permettere a Emily di interagire con chi ha davanti attraverso l’intelligenza artificiale. Tecnicamente Emily è una sex doll, una versione più raffinata di quelle che comunemente vengono dette bambole gonfiabili. La scopo rimane lo stesso: è un oggetto di forma simile a una donna con cui simulare rapporti sessuali.

Certo, la texture della pelle è sofisticata. La bambola è rigida e ha dei punti con sensori tattili nelle zone erogene che sono programmati per reagire una volta toccati. Al momento non ci sono molti altri dettagli. Lovense spiega che la bambola è in fase di pre-order ma sarà necessario circa un anno prima che entri effettivamente in commercio. L’azienda ha il suo headquarter a Singapore ed è specializzata in sex tech.

Secondo Lovense il punto di forza di Emily è la sua capacità di relazione. Questa sex doll sarebbe in grado di interagire, ricordare, chiedere e “condividere pensieri”. Ma soprattutto imparare. Dalle prove che abbiamo visto ci sembra che tutto si basi su modelli molto simili a quelli delle fidanzate artificiali. I chatbot che abbiamo affrontato nella nostra inchiesta sulle schiave virtuali. Lovense permette anche di scegliere la personalità di Emily: da Tradwife e Goth.

LOVENSE | Tutte le personalità di Emily
LOVENSE | Tutte le personalità di Emily

Come è stato l’incontro con Emily

Il problema di Emily è semplice: al netto dei proclami è un oggetto molto freddo. È fredda al tocco: i suoi arti sono gelidi. “Stiamo lavorando a un come riscaldarla. Ora vogliamo raccogliere tutti i feedback”. Ma Emily è fredda anche nelle interazioni. Ma questo è un classico. Gli assistenti virtuali che si basano sull’intelligenza artificiale cercano di assomigliare sempre di più a degli esseri umani, almeno nei toni. Eppure anche quelli più sofisticati, su cui sono stati investiti miliardi di dollari, hanno ancora una specie di filtro che chiarisce la loro origine sintetica. Figuriamoci quelli di una sex doll.

Il problema dei dati sensibili

C’è poi un problema, non esattamente da poco: i dati che Lovense raccogliere per costruire la personalità di Emily. Lovense non ha una grande fama quando parliamo di sicurezza. L’ultimo scandalo risale al luglio del 2025, come riportato da TechCrunch. Un ricercatore esperto di sicurezza aveva fatto notare come una falla nei sfotware di Lovense mettesse a rischio i dati degli utenti.

Nello specifico secondo il ricercatore noto con il nome di BobDaHacker sarebbe bastate le giuste competenze informatiche per riuscire ad asociale ogni utente registrato con un nickname su Lovense con il suo vero indirizzo mail. Non il massimo per una società che vuole entrare nelle pieghe dei nostri desideri.

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