Gli Uffizi smentiscono l’attacco informatico: “Nessun furto, le opere in banca per lavori di manutenzione”

"Non è stato rubato alcun oggetto né violato alcun sistema". Replica così il museo Galleria degli Uffizi alle notizie che si sono rincorse questa mattina riguardo un attacco hacker che avrebbe portato alla scomparsa di dati preziosi e alla sottrazione di password, planimetrie e piani di sicurezza di Palazzo Pitti e del Giardino di Boboli. In una nota lunga e dettagliata, la direzione del museo fiorentino ha respinto punto per punto la ricostruzione del Corriere della Sera, ridimensionando la portata del tentativo di intrusione e smentendo anche la presunta richiesta di riscatto da parte dei cyber-criminali. "Le telecamere, già in sostituzione da analogiche a digitali, funzionano regolarmente, i backup dei dati e delle fotografie sono completi, i telefoni dei dipendenti non sono stati compromessi, il tesoro mediceo è chiuso solo per lavori di ristrutturazione e le porte murate rispondono a norme antincendio e di sicurezza degli edifici storici", recita il comunicato.
Le ipotesi e la risposta piccata
Per capire quanto sta succedendo dobbiamo fare un passo indietro. Nella mattina di oggi, 3 aprile 2026, la notizia di un clamoroso attacco informatico agli Uffizi aveva fatto il giro del Paese (ne abbiamo parlato qui). Stando a quanto riportato, la scorsa estate alcuni malintenzionati avrebbero sfruttato una falla nella sicurezza per introdursi indisturbati nei sistemi del museo e razziare il prezioso archivio di dati comprendente le versioni digitalizzate delle opere d'arte e le procedure di sicurezza dell'intera infrastruttura. Il danno sarebbe stato così grave da spingere la direzione del museo a chiudere intere sezioni con la scusa di una manutenzione straordinaria e spedire il Tesoro dei Granduchi nei caveau della Banca d'Italia. Una versione che però gli Uffizi rispediscono al mittente bollando il tutto come una fake news. Nessuna intrusione approfondita nei sistemi, nessuna sottrazione di password, nessuna richiesta di riscatto.
La direzione ha affermato di essere stata contattata per chiarimenti solo la sera precedente alla pubblicazione, quando gli articoli erano già pronti per la stampa, senza la possibilità di fornire spiegazionicomplete.
Alle 20,44 di ieri sera la Direzione delle Gallerie degli Uffizi riceveva un'unica chiamata da un numero ignoto, non preceduta da un messaggio di presentazione. Un'ora dopo si scopriva che trattavasi di un giornalista di cui ben due articoli erano già impaginati e avviati alla stampa riguardante i presunti problemi di sicurezza seguiti all'attacco hacker del 1 febbraio scorso. Alla fine dell'articolo uscito oggi si legge che il direttore degli Uffizi, ‘contattato', avrebbe ‘preferito non commentare'. Il pezzo è pieno di imprecisioni, errori ed informazioni infondate che si sarebbero potute evitare, se al museo fossero state garantite per tempo le corrette condizioni e la possibilità di spiegare la situazione
Il "mistero" del Tesoro dei Granduchi
Il museo ha anche voluto rispondere circa la temporanea chiusura della sezione dedicata al Tesoro dei Granduchi. Secondo la versione giornalistica, la manutenzione straordinaria annunciata sul sito ufficiale sarebbe stata in realtà una copertura. Ora però la direzione ha voluto precisare pure questo aspetto,
"Per quanto riguarda il tesoro mediceo, esso è chiuso perché si è affidato il cantiere di rifacimento di tutto il museo la cui gara è stata lanciata a settembre, dunque i pezzi andavano sgombrati comunque in vista dell’inizio dei lavori. Le prime telefonate in merito sono avvenute tra Uffizi e Banca d'Italia in autunno". E le porte che sarebbero state murate in tutta fretta per impedire accessi indesiderati? "Si tratta in parte di presidi richiesti dal piano anti incendio, di cui è stata depositata non a caso la Scia ai vigili del fuoco nella giornata dell’altro ieri".