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Cuffie tossiche, la nuova indagine sulle sostanze nocive e il rischio dell’effetto “cocktail”

Un’analisi indipendente su 81 modelli presenti nel mercato europeo ha rivelato tracce di sostanze potenzialmente nocive, come bisfenoli e ftalati, nel 100% dei prodotti. Gli esperti chiedono norme più severe per limitare simili additivi nell’industria tech.
A cura di Niccolò De Rosa
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Ascoltare la musica sui mezzi pubblici o durante una passeggiata potrebbe esporci a sostanze potenzialmente nocive. Un'analisi indipendente condotta nell’ambito del progetto ToxFree LIFE for All ha rilevato la presenza diffusa di sostanze chimiche potenzialmente pericolose in numerosi modelli di cuffie e auricolari attualmente disponibili sul mercato. I ricercatori hanno acquistato 81 dispositivi tra modelli over-ear (le cuffie coprono completamente le orecchie), in-ear e da gaming reperibili nell'Unione Europea e su piattaforme di e-commerce, smontandoli in 180 componenti per analizzarne la composizione. Gli studiosi hanno individuato tracce di composti critici nel 100% dei prodotti testati.

La ricerca dall'evocativo titolo "Il suono della contaminazione" (The sound of contamination)è stata coordinata da Arnika, organizzazione non governativa che opera nella riduzione dell’inquinamento chimico e fa parte della International Pollutants Elimination Network (IPEN), rete impegnata dal 1998 nell'eliminazione degli inquinanti persistenti (Persistent Organic Pollutants, POPs), sostanze chimiche tossiche che non si degradano con facilità nell'ambiente. Pur non trattandosi di uno studio accademico, il progetto ha coinvolto specialisti in materiali e tossicologia e si inserisce in un programma co-finanziato dall'Unione Europea.

Quali sostanze sono state trovate nelle cuffie

Le analisi di laboratorio hanno identificato diverse classi di sostanze, tra cui bisfenoli, ftalati, paraffine clorurate e ritardanti di fiamma. Il bisfenolo A (BPA)è apparso nel 98% dei campioni, mentre il bisfenolo S (BPS) è stato rilevato in oltre tre quarti degli apparecchi presi in esame. Questi composti, utilizzati per rendere più resistenti o flessibili le plastiche, fanno parte dei cosiddetti interferenti endocrini, ossia sostanze che, stando alla definizione dell'Istituto Superiore di Sanità (ISS), "possono alterare il normale equilibrio ormonale accendendo, spegnendo oppure modificando i segnali inviati dagli ormoni, causando effetti avversi in un organismo, nella sua discendenza o in un sottogruppo di popolazione" .

Nelle cuffie analizzate sono stati individuati anche ftalati, additivi noti per i possibili effetti sulla fertilità e la salute cardiaca, oltre a paraffine clorurate (associate in alcuni studi a danni epatici e renali), e ritardanti di fiamma. Nella maggior parte dei casi, tuttavia, questi elementi sono state rilevati solo in quantità minime. Gli autori dell'indagine hanno segnalato inoltre che calore e sudorazione, due elementi molto frequenti soprattutto quando si utilizzano cuffie e cuffiette in estate, possono particolarmente favorire la migrazione di alcune molecole dalla plastica alla pelle.

Il livello di allerta anche per i grandi marchi

Il report, sottolineano gli stessi ricercatori, non punta a stilare una graduatoria di marchi "sicuri" o "pericolosi", ma ha valutato i singoli modelli con un sistema a semaforo: il verde indicava la conformità agli standard più severi, il giallo segnalava criticità moderate, mentre il rosso accompagnava quei dispositivi che destavano maggiore preoccupazione. Circa la metà dei prodotti ha ottenuto la valutazione peggiore, mentre poco più di un terzo è stato etichettato con un bollino verde. Tra i dispositivi analizzati figurano modelli di grandi marchi come Apple, Samsung e Sony, oltre a prodotti acquistati su marketplace online come Temu e Shein.

Sorprendentemente, i dati hanno rilevato come le cuffie vendute su siti notoriamente rinomati per la scarsa qualità della merce non risultassero necessariamente peggiori di alcuni modelli commercializzati dai brand più rinomati.

I rischi reali dell'uso delle cuffie: attenzione all'effetto cocktail

Gli autori hanno evidenziato come la presenza di una sostanza non equivalga automaticamente a un pericolo sanitario immediato per l'utilizzatore. In tossicologia, hanno spiegato, contano infatti le dosi, la durata e la frequenza dell'esposizione alla sostanza tossica. Tutti elementi che dipendono dall'esperienza individuale di ogni singolo consumatore. Lo studio inoltre non fornisce stime precise sulle dinamiche relative all'assorbimento cutaneo, ossia al modo in cui queste sostanze finiscono nel nostro organismo.

L'indagine ha tuttavia evidenziato un possibile "effetto cocktail". Anche quantità minime provenienti da fonti diverse possono sommarsi nel tempo, con potenziali conseguenze a lungo termine, soprattutto per adolescenti e i gruppi di persone più fragili.

La richiesta di stop alle sostanze pericolose

Per quanto la ricerca non porti prove scientifiche riguardo l'effettiva pericolosità dei singoli modelli di cuffie, la presenza di determinate sostanze può rappresentare un piccolo campanello d'allarme che sarebbe bene non sottovalutare. Per questo i promotori dell'indagine hanno impugnato i risultati ottenuti per chiedere la revisione di un quadro normativo europeo che a oggi presenta maglie ancora troppo larghe per l'immissione nel mercato di prodotti contenenti agenti potenzialmente tossici. Pur senza la presenza di indicazioni ufficiali delle autorità sanitarie che suggeriscano di smettere di usare cuffie o auricolari, il progetto ToxFree LIFE for All si è ufficialmente esposto per supportare "cambiamenti politici per la restrizione e l'eliminazione graduale delle sostanze chimiche preoccupanti, proteggendo così le persone e il pianeta".

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