Metaverso
3 Ottobre 2022
12:35

Cos’è il Darkverse: la parte oscura del Metaverso dove si stanno organizzando i cyber criminali

Ingegneria sociale, propaganda, frodi e furto di Nft, Trend Micro mette in luce con un’analisi tutti i rischi della nuova impresa di Meta.
A cura di Elisabetta Rosso
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I mostri ci saranno anche nel Metaverso. E potrebbero fare ancora più paura. Frode, riciclaggio di denaro, sfruttamento dei minori, disinformazione, attacchi informatici. Infilando le mani nella profondissima gola del darkweb si trova questo e altro. Un macabro magazzino sotterraneo dove proliferano mercati illegali e contenuti violenti. Il Darkverse è la sua evoluzione alla potenza. Più protetto, reale, inespugnabile e fisico. Più pericoloso.

L'allarme lanciato da Trend Micro

“Il Metaverso è una visione hi-tech multimiliardaria che definirà la prossima era di Internet. Sebbene non sappiamo esattamente come si svilupperà, dobbiamo iniziare a pensare ora a come verrà sfruttato dai cybercriminali”. Ha affermato Gastone Nencini, Country Manager di Trend Micro Italia. “Dati i costi elevati e le sfide giurisdizionali, le Forze dell’Ordine faranno in generale fatica a sorvegliare il Metaverso nei primi anni. Dobbiamo intervenire ora, altrimenti si rischia che un nuovo selvaggio West si sviluppi nel nostro mondo digitale”.

L’analisi di Trend Micro, un'azienda leader nel settore della cyber security, lancia l’allarme e mette a sistema i rischi del Darkverse. È per genetica più pericoloso del darkweb. Non è indicizzato dai motori di ricerca standard, gli utenti hanno una presenza “fisica”, ed è in grado di creare spazi protetti, rifugi inaccessibili alle forze dell'ordine. I criminali informatici saranno in grado di entrare virtualmente nei mercati illegali, crearne di nuovi e per la polizia sarebbe impossibile infiltrarsi senza i token di autenticazioni corretti. Un rifugio potrebbe anche essere in bella vista ma comunque inaccessibile.

Su cosa si basa la "Metacriminalità"

Il Darkverse potrebbe diventare la copertura adatta per lo sviluppo di molteplici minacce: frodi finanziarie, e-commerce, furto di Nft, o ransomware. La natura cyber-fisica del Metaverso aprirà nuove porte ai cybercriminali, che potrebbero cercare di compromettere gli spazi gestiti dagli operatori di infrastrutture critiche con l’obiettivo di compiere sabotaggi o estorsioni di sistemi industriali. Potranno anche pianificare e testare crimini che verranno poi replicati nel mondo reale.

Gli Nft, saranno, e in parte già sono, utilizzati per definire la proprietà all’interno del Metaverso. Questo vuol dire che saranno sempre più presi di mira da phishing, ransomware e frodi. Il problema è che se i file di dati venissero crittografati in un attacco ransomware, l’utente rimarrebbe il proprietario senza però poter accedere ai propri beni, a meno che non paghi un riscatto. Non solo, le opere d’arte potrebbero essere facilmente falsificate. Lo dimostra Moxie Marlinspike, esperto di cyber security, che è riuscito a modificare un Nft in base a chi lo stava osservando. Potrebbero quindi esistere diverse versioni, molto simili, di una stessa opera, che permettono di massimizzare i guadagni vendendole al prezzo dell’originale.

Il Metaverso poi sarà anche un terreno fertile per l’ingegneria sociale, la propaganda e le fake news. Tutto avrà più impatto in un mondo cyberfisico. Fatti di cronaca o narrazioni influenti saranno impiegati da criminali o altre entità per prendere di mira i gruppi sensibili a determinati argomenti. Sarà anche più semplice orientare l’opinione pubblica nelle classiche bolle d’eco che avranno una risonanza maggiore. Anche la privacy verrà ridefinita. La visibilità nel Metaverso sarà senza precedenti.

Un esempio pratico

Nel 2019 una rete transnazionale di traffico di esseri umani ha usato Facebook per la vendita e lo struttamento sessuale di 20 donne. Sono state adescate sui social e convinte a trasferirsi a Dubai per lavorare in un centro massaggi. In realtà una copertura per una casa di prostituzione. Sono stati utilizzati 100 account Facebook e Instagram falsi per reclutare le vittime.

Traslando tutto nel Metaverso. Sarebbe innanzitutto più difficile per la polizia infiltrarsi nelle chat per recuperare prove e identificare i criminali. Se anche le trovasse avrebbe bisogno dei token di autenticazione per accedervi. Non solo, le “schiave sessuali”, nel Metaverso potrebbero anche essere potenzialmente vendute di nascosto tramite avatar o profili falsi. Banalmente, l’iperrealismo che permea la piattaforma potrebbe rappresentare un vantaggio per i criminali che risulterebbero più credibili agli occhi delle vittime.

Il mondo virtuale di Zuckerberg, colorato, interattivo, zeppo di avatar che si muovo dentro quello che all’apparenza sembra un grande parco giochi, è solo l’altra faccia della medaglia. Meta sta investendo miliardi per creare quasi da zero un mondo nuovo dalle infinite possibilità. Un mondo che porta già in grembo tutti i peccati della rete.

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