Cosa dice il saggio virale sull’IA: “In meno di cinque anni tutti vivranno quello che io ho già vissuto”

"Something Big Is Happening", ovvero "Qualcosa di grande sta accadendo". Così si intitola il saggio andato virale negli ultimi giorni sul cambiamento epocale che presto l'intelligenza artificiale (IA) imprimerà in ogni settore e ambito. La cosa più sorprendente e, per un certo senso, inquietante di questo testo è che l'autore non è un nemico dello sviluppo tecnologico, ma un imprenditore del settore tech che lavora con l'IA da anni. Si chiama Matt Shumer ed è il CEO di Hyperwriter, un assistente alla scrittura basato proprio sull'intelligenza artificiale.
Shumer ha pubblicato il suo saggio su X il 10 febbraio e in soli due giorni le sue parole sono state lette da 80 milioni di persone in tutto il mondo. La viralità di questo testo è paradossalmente la prova più solida a sostegno della sua tesi. Rispondendo al commento di un utente, Shumer ha infatti ammesso senza troppi giri di parole di aver utilizzato "ovviamente" l'intelligenza artificiale nella scrittura del testo. Allo stesso tempo, però, ha precisato, rispondendo a un altro utente che aveva definito la sua scelta "poco seria", che quelli esposti nel suo saggio sono al 100% i suoi pensieri. "L'intelligenza artificiale mi ha aiutato a organizzarli e a migliorare la mia scrittura. Non è necessario far fare tutto all'intelligenza artificiale per trarne valore", ha poi aggiunto con tanto di emoji sorridente in chiusura.
Cosa dice il saggio andato virale
Il saggio inizia con un paragone molto efficace. Shumer paragona il recente sviluppo esponenziale dell'IA a uno degli eventi più traumatici degli ultimi decenni: la pandemia. Nello specifico descrive quel clima dei primi mesi in cui, sebbene iniziassero a circolare le notizie di un virus molto pericoloso, la maggior parte delle persone respingeva l'idea che la situazione fosse davvero così allarmante.
"Ripensate a febbraio 2020 – scrive Shumer – se fossi stato molto attento, avresti notato che alcune persone parlavano di un virus che si stava diffondendo all'estero. Ma la maggior parte di noi non ci ha fatto caso. Se qualcuno ti avesse detto che stava facendo scorta di carta igienica, avresti pensato che stesse passando troppo tempo in qualche posto strano del web".
Nel suo saggio, Shumer sostiene che stiamo rivivendo una situazione molto simile a quell'ormai lontano febbraio 2020, con la differenza che forse il cambiamento che stiamo affrontando adesso con l'IA potrebbe essere perfino più radicale di quello causato dalla pandemia: "Penso che siamo nella fase ‘tutto questo sembra esagerato' di qualcosa di molto, molto più grande del Covid".
"Tutti vivranno quello che ho vissuto io"
"Le persone a cui tengo meritano di sapere cosa sta per succedere, anche se sembra folle", aggiunge Shumer. Ma cosa esattamente sta per succedere? Secondo il CEO di Hyperwriter, l'IA e le poche centinaia di persone che oggi lavorano sui principali modelli linguistici di grandi dimensioni – quindi aziende come OpenAI, Google DeepMind o Anthropic – hanno il potere di stravolgere in pochi mesi la traiettoria dello sviluppo tecnologico.
Si tratta di cambiamenti che interessano il mondo intero, ma di cui ora chi come lui lavora nel settore tech può percepire la portata più da vicino rispetto a chi opera in altri settori. È una consapevolezza che Shumer dice di aver maturato negli ultimi mesi, osservando come l'IA diventasse di giorno in giorno sempre più capace di svolgere in pochi minuti quello che fino a qualche anno fa gli avrebbe richiesto ore, se non giorni, di lavoro.
L'avvertimento di Shumer
Ma il vero colpo di grazia, la cosiddetta gocciolina che fa traboccare il vaso, Shumer l'ha avuto proprio in questi giorni, dopo aver testato GPT-5.3 Codex, l'ultimo modello di OpenAI, nonché il primo in grado di programmare in tempo reale. "Non si limitava a eseguire le mie istruzioni. Prendeva decisioni intelligenti. Aveva qualcosa che, per la prima volta, assomigliava al giudizio. Al gusto. Quell'inspiegabile senso di sapere qual è la decisione giusta, che la gente ha sempre detto che l'IA non avrebbe mai avuto. Questo modello ce l'ha, o comunque qualcosa di molto simile, e la distinzione sta iniziando a non avere importanza".
Secondo Shumer, è questo passaggio a segnare il punto di non ritorno, il momento di svolta per cui l'IA smette di essere una preoccupazione solo per chi lavora nel settore tech e riguarderà chiunque, a prescindere dalla professione. Insomma, il suo messaggio è chiaro: quello che i professionisti del settore tech hanno vissuto negli ultimi mesi – avere la sensazione che l'IA non sia più soltanto uno strumento utile nel proprio lavoro, ma qualcosa che possa sostituirsi completamente alla propria figura – la sperimenteranno presto anche tutti gli altri professionisti. "Non in dieci anni – precisa – chi sviluppa questi sistemi parla di uno-cinque anni. Alcuni dicono di meno. E visto quello che ho visto solo negli ultimi due mesi, penso che ‘meno' sia più probabile".
In un successivo post su X Shumer ha poi chiarito che il suo intento non era spaventare, ma diffondere consapevolezza: "Penso solo che noi che lavoriamo nel settore dell'intelligenza artificiale abbiamo il dovere di condividere ciò che stiamo vedendo, in modo che le persone abbiano almeno un'idea di cosa potrebbe accadere".