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Opinioni

Con l’educazione sessuale nelle scuole Phica non avrebbe tutte queste visualizzazioni

Dopo il gruppo “Mia moglie”, il sito Phica.net è stato chiuso grazie a una massiccia mobilitazione sul web. Finalmente anche la politica si è accorta del fenomeno della condivisione non consensuale in rete, ma la solidarietà non basta. Servono fondi e l’educazione sessuale nelle scuole.
A cura di Maria Cafagna
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Sono passate due settimane da quando la scrittrice Carolina Capria ha denunciato sui suoi canali social l’esistenza del gruppo “Mia moglie” e da quel momento le segnalazioni non si sono mai fermate. Dopo che la notizia è arrivata – con enorme ritardo – anche all’attenzione dell’opinione pubblica, diverse donne si sono fatte avanti per denunciare l’esistenza di Phica.net, un forum dove venivano condivise immagini di persone comuni ma anche di donne note tra cui molte esponenti politiche. La prima a parlarne è stata l’attrice Anna Madaro che, grazie alla sua denuncia, ha attirato l’attenzione generale sul sito. A sollevare il caso ha contribuito anche l’attrice Nicole Rossi, già concorrente di Pechino Express e de Il Collegio.

Quello che molte vittime hanno tenuto a sottolineare è che in molti casi si erano già rivolte alla polizia postale senza ottenere alcun risultato. Rossi ha raccontato a Fanpage che la prima segnalazione sull’esistenza del sito le arrivò anni fa: “Quando andai a sporgere denuncia, mi dissero che i commenti non erano abbastanza espliciti per essere classificati come molestie", ha raccontato l’attrice.

"Erano frasi borderline, che rimanevano tecnicamente legali. Mi spiegarono che potevo procedere solo per violazione di copyright, perché quelle immagini, anche se pubblicate online, rimanevano di mia proprietà. Ma a me non sembrava sufficiente, non era solo una questione di diritti d’autore, era qualcosa di molto più grave. Cercai di far chiudere il forum, ma loro usano un trucco: ti scrivono “se non vuoi starci, ti togliamo”, come se il consenso potesse arrivare dopo che ti hanno già esposta e commentata”.

Quello che infatti fa rabbrividire non è solo la diffusione non consensuale di foto (di personagge famose ma anche di mogli, compagne o addirittura figlie) ma il tenore dei commenti spesso violenti e che in alcuni casi inneggiavano allo stupro.

Le parole di Giorgia Meloni e il punto sull'educazione sessuale

Tra le donne che hanno trovato le proprie immagini su Phica.net ci sono state molte giornaliste del TG1 e alcune esponenti politiche come l’eurodeputata PD Alessandra Moretti. Tra le immagini presenti sul forum c’erano anche quelle di Elly Schlein e del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni che ha dichiarato: “Sono disgustata da ciò che è accaduto, e voglio rivolgere la mia solidarietà e vicinanza a tutte le donne che sono state offese, insultate, violate nell’intimità dai gestori di questo forum e dai suoi “utenti” – ha detto la premier al Corriere della Sera – È avvilente constatare che nel 2025 ci sia ancora chi consideri normale e legittimo calpestare la dignità di una donna e farne oggetto di insulti sessisti e volgari, nascondendosi per di più dietro l’anonimato o una tastiera”.

Infine Meloni ha lanciato un appello: “La responsabilità personale, l’educazione digitale e l’uso consapevole della rete e degli strumenti digitali, la segnalazione immediata alla Polizia postale e al Garante della privacy —sono le migliori difese a disposizione per tutelare noi stessi e chi abbiamo intorno a noi”. Nelle dichiarazioni affidate alla giornalista Paola Di Caro, Giorgia Meloni parla di educazione digitale ma non di educazione sessuale e affettiva. Lo fa perché il suo partito e i suoi alleati si sono da sempre schierati contro ogni forma di questo tipo di insegnamento nelle scuole di ogni ordine e grado.

L’anno scorso il ministro dell’istruzione e del merito Giuseppe Valditara, dichiarava davanti a un attonito Gino Cecchettin che “la visione ideologica vorrebbe risolvere la questione femminile lottando contro il patriarcato. Ma come fenomeno giuridico è finito con la riforma del diritto di famiglia del 1975, che ha sostituito alla famiglia fondata sulla gerarchia la famiglia fondata sulla eguaglianza”. Come se il patriarcato fosse un cavillo giuridico e non un sistema pensato e plasmato sulle esigenze dei maschi eterosessuali cisgender a scapito delle donne e delle comunità marginalizzate.

È chiaro dunque che leggendo le dichiarazioni di Meloni – tardive, se pensiamo che il caso del gruppo “Mia moglie” è scoppiato due settimane fa – siamo d’avanti all’ennesimo elenco di buone intenzioni e niente di più. Se all’indignazione non seguono i fatti allora tutto suona un po’ ipocrita. Servono più risorse alle forze dell’ordine e ai centri anti-violenza, ma serve anche una ferma presa di posizione politica che tolga ai maschi quel senso di impunità che consente loro di compiere azioni aberranti come quelle di cui stiamo parlando in questi giorni.

Forse l’educazione sentimentale e affettiva da sola non sarà risolutiva, anche perché è sotto gli occhi di tutti che intanto che mentre educhiamo i ragazzi, i loro genitori rimangono volutamente nell’ignoranza e nel pregiudizio. Ma di certo sarebbe una presa di posizione necessaria da parte di tutta la classe politica. La sensazione però è che tutto finirà in un nulla di fatto. Speriamo con tutto il cuore di essere smentite.

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Maria Cafagna è nata in Argentina ed è cresciuta in Puglia. È stata redattrice per il Grande Fratello, FuoriRoma di Concita De Gregorio, Che ci faccio qui di Domenico Iannacone ed è stata analista di TvTalk su Rai Tre. Collabora con diverse testate, ha una newsletter in cui si occupa di tematiche di genere, lavora come consulente politica e autrice televisiva. -- Maria Cafagna   Skype maria_cafagna
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