Altro che piani per il futuro, l’IA sta già tagliando posti di lavoro: o almeno viene usata come scusa

La sveglia è arrivata nell’autunno del 2022. Prima che ChatGPT si presentasse sul mercato, l’intelligenza artificiale era ancora qualcosa per addetti ai lavori. C’erano state le prime applicazioni certo. Già nel 2018 Huawei aveva lanciato il suo Mate 20 Pro, uno smartphone che usava l’IA per riconoscere i soggetti delle immagini. C’era anche una funzione per individuare le calorie dei cibi. Quasi nulla in confronto a quello che stiamo vedendo adesso.
Uno dei format più ricorrenti in giornali che si occupano di tecnologia è diventato “Gli X lavori che verranno sostituiti dall’IA”. La X non indica solo un numero generico ma anche il fatto che quella lista è in continuo aggiornamento. In ogni nuovo report c’è sempre qualche lavoro che si aggiunge. I tempi sono sempre al futuro. Spesso negli stessi report che contengono la lista di lavori perduti si parla anche delle strategie per ricollocare che ci passa attraverso. Eppure guardando i dati degli ultimi mesi l’uso di quel futuro sembra troppo prudente. L’intelligenza artificiale ha già cambiato il mercato del lavoro.
I dati sui licenziamenti nel 2025: il problema dei posti mai creati
Secondo una stima riportata dalla società Challenger, Gray & Christmas solo negli Stati Uniti nel 2025 ci sono stati 48.414 annunci di licenziamenti in cui è stata menzionata l’intelligenza artificiale. Di questi oltre 30.000 solo nell’ultimo anno. Abbastanza per chiarire che il problema non è legato esattamente a un futuro vicino. E dove non arrivano i licenziamenti, si possono anche cominciare a contare i posti di lavoro che semplicemente non verranno più creati. Il 21 ottobre il New York Times ha pubblicato un’analisi sul futuro di Amazon. Qui viene spiegata la strategia di crescita dell’azienda: puntare sull’automazione per alzare il volume delle vendite senza assumere nuovo personale.
Risultato? Amazon punta a raddoppiare il volume di prodotti venduti entro il 2033. Con questa strategia risparmierebbe 600.000 posti di lavoro. L’impatto, a lungo termine, non è basso. Amazon negli Stati Uniti è la seconda azienda per numero di dipendenti. Al momento ne ha circa 1,56 milioni. Al primo posto c’è Walmart con 2,1 milioni.
La scusa dell’intelligenza artificiale
In tutto questo gira una storia, legata proprio a licenziamenti e innovazione. L’ha ricordata anche Elon Musk in un’intervista da Joe Rogan pubblicata il 31 ottobre. È un aneddoto attribuito a Milton Friedman, premio Nobel per l’economia 1976. Passando da un cantiere Friedman nota che nessuno sta usando delle ruspe. Tutti hanno in mano una pala. Chiede al capocantiere perché. Lui risponde: “Così possiamo dare più lavoro alla comunità”. Friedman: “Allora al posto delle pale usa dei cucchiai!”.
La risposta a tutti i posti di lavoro tagliati con l’intelligenza artificiale però potrebbe essere più complessa di questa. È un tema che ha sollevato Bloomberg in un articolo pubblicato il 19 novembre e firmato da Agnee Ghosh. Qui viene fatto notare che in molti tagli si parla effettivamente di intelligenza artificiale ma non se ne capisce bene la causa.
I dazi, l’inflazione, le guerre commerciali e quelle sul campo stanno ridisegnando il mondo che conosciamo. Non solo. Molti di questi tagli riguardano aziende tech che nel boom della pandemia hanno pensato di essere entrate in una nuova era in cui avremmo passato le nostre vite in quarantena davanti a un pc. O almeno lo avremmo fatto molto più tempo di adesso. Spiega George Denlinger, presidente dell’agenzia di collocamento Robert Half: “Le aziende dicono che useranno l’intelligenza artificiale per sostituire i lavori che stanno tagliando. Possiamo chiamarlo AI Washing. Danno la colpa all’IA anche se non è l’unica ragione per cui tagliano posti di lavoro”.