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Cambiamenti climatici

Un cumulo di alberi caduti nell’Artico ha raggiunto le dimensioni di una città

Immagazzina 3,4 milioni di tonnellate di carbonio, pari alle emissioni di circa 2,5 milioni di auto in un anno, che rischiamo di liberare nell’ambiente a causa del cambiamento climatico.
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A cura di Valeria Aiello
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Il blocco di legno nel delta del fiume Mackensie, in Canada, considerato il più grande accumulo del mondo / Credit: Alicia Sendrowski
Il blocco di legno nel delta del fiume Mackensie, in Canada, considerato il più grande accumulo del mondo / Credit: Alicia Sendrowski
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Cambiamenti climatici

Le conseguenze del riscaldamento dell’Artico sembrano non avere confini. L’estinzione di molte specie animali e l’innalzamento del livello dei mari sono solo alcuni dei pericolosi effetti della rapida perdita dell’area coperta dai ghiacci, dove l’erosione del paesaggio può innescare fenomeni non ancora completamente compresi. Uno di questi si nasconde nel legno degli alberi caduti e che si fanno strada dalle foreste all’oceano attraverso i fiumi, arenandosi in grandi cumuli. Un nuovo studio, pubblicato su Geophysical Research Letters, ha mappato uno di questi depositi, chiamati in gergo logjam (letteralmente, tronchi che bloccano il fiume), che si è formato sul delta del fiume Mackensie, nel Nunavut, il territorio più esteso e più settentrionale del Canada, dove i depositi di legno di origine fluviale sono comuni. Questo grande blocco, ritenuto il più grande logjam del mondo, copre un’area di 51 chilometri quadrati e, secondo le stime degli studiosi, immagazzina circa 3,4 milioni di tonnellate di carbonio.

Per metterlo in prospettiva, si tratta di circa due milioni e mezzo di emissioni di automobili per un anno – dice Alicia Sendrowski che ha guidato lo studio mentre era ricercatrice alla Colorado State University. “È una quantità considerevole di carbonio” spiega l’esperta, precisando che si tratta di un pool di carbonio di cui non sappiamo molto. “Abbiamo una grande conoscenza del carbonio in altre forme, come il carbonio organico disciolto o particolato, ma non di quello che chiamiamo ‘grande carbonio’ o grande legno”. Che sta iniziando a cambiare.

Gli scienziati sanno da decenni che il legno “galleggiante” è trasportato dai fiumi dell’Artico, ma stanno appena iniziando a quantificarlo e a stimare quanto del suo stoccaggio di carbonio rischiamo di perdere a causa del cambiamento climatico. Le condizioni fredde, spesso secche o ghiacciate dell’Artico significano che gli alberi possono essere preservati per decine di migliaia di anni (“Un albero caduto mille anni fa potrebbe sembrare fresco come uno caduto lo scorso inverno” afferma Sendrowski) ma l’impatto dei cambiamenti climatici rappresenta una bomba a orologeria per questi depositi, alterandone il potenziale di stoccaggio.

Dettaglio del logjam nel delta del fiume Mackenzie / Credit: Alicia Sendrowski
Dettaglio del logjam nel delta del fiume Mackenzie / Credit: Alicia Sendrowski

Per ottenere un’istantanea della situazione, Sendrowski e i suoi colleghi hanno utilizzato immagini satellitari ad alta risoluzione e metodi di deep learning attraverso sistemi di intelligenza artificiale per mappare il deposito. Complessivamente, l’analisi ha indicato che è grande quasi quanto Manhattan ed è formato da 400.000 cumuli più piccoli, il più grande dei quali misura quasi 20 campi di football americano.

Gli alberi fungono da serbatoio di carbonio per il pianeta, catturando l’anidride carbonica dall’atmosfera e immagazzinandola nel loro legno. In quanto tali, hanno un impatto significativo sui livelli di gas serra nell’atmosfera e sui cambiamenti climatici. Tuttavia, i ricercatori affermano che logjam come quello del fiume Mackenzie vengono spesso ignorati quando si tratta del loro impatto sull’ambiente in generale.

C'è stato molto lavoro sui flussi di carbonio dall'acqua e dai sedimenti, ma fino a poco tempo fa non si è prestata attenzione al legno. Questo è un campo di ricerca molto giovane che si sta sviluppando abbastanza velocemente. Ed è importante studiare questo legno non solo per il ciclo del carbonio, ma in generale per la nostra comprensione di come funzionano questi sistemi fluviali naturali, come i fiumi mobilitano e distribuiscono il legno” ha dichiarato Virginia Ruiz-Villanueva, geomorfologa fluviale presso l’Università di Losanna, che non è stata coinvolta nello studio.

Come premesso, i ricercatori hanno calcolato che i tronchi che si sono accumulati nel delta del fiume Mackenzie immagazzinano circa 3,4 milioni di tonnellate di carbonio, una quantità significativa, anche su scala globale. Ma poiché l’indagine è stata in grado di misurare solo il legno visibile sulla superficie del logjam, la reale quantità di carbonio stoccato può essere ancora più alta tenendo conto del legno sepolto. Il logjam di Mackenzie, tra l’altro, riflette la situazione di un solo bacino nell’Artico, dove almeno una dozzina di delta più grandi di 500 chilometri quadrati punteggiano la regione. Pertanto, tutti insieme, l’impatto di questi grandi depositi legnosi potrebbe sommarsi ed essere un significativo bacino di stoccaggio del carbonio.

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