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Sulla Luna c’è un minerale mai visto prima: la scoperta nel campione raccolto da una missione cinese

Il nuovo minerale è stato chiamato Changesite-(Y), dal nome della missione lunare Chang’e-5 che lo ha portato sulla Terra: forma cristalli colonnari trasparenti e incolori.
A cura di Valeria Aiello
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Sulla Luna c’è un minerale che non era mai stato visto prima d’ora: trovato in uno dei campioni lunari portati sulla Terra dalla missione cinese Chang’e-5 , il nuovo minerale è stato chiamato Changesite-(Y) dai suoi scopritori, che lo hanno identificato esaminando i cosiddetti minerali ad alta pressione, cioè quelli che si formano come conseguenza degli impatti di asteroidi o comete. La Luna, come possiamo vedere anche a occhio nudo, ha una superficie ricca di crateri da impatto ma, nei campioni raccolti negli anni delle missioni Apollo della NASA e di quelle del programma Luna dell’ex Unione Sovietica, questo minerale era assente.

Cos’è il nuovo minerale Changesite-(Y) scoperto dalla missione cinese

Il nuovo minerale, chiamato Changesite-(Y) dal nome della missione lunare cinese Chang’e-5 (CE-5), ha formula chimica ideale (Ca8Y)□Fe2+(PO4)7 (dove □ denota un posto vacante) ed è il primo nuovo minerale lunare ad essere stato scoperto nei campioni di regolite lunare recuperati da CE-5. “Questo minerale del fosfato – spiega il team che lo ha identificato – ha la forma di cristalli colonnari ed è stato trovato in frammenti di basalto raccolti nella missione. Contiene alte concentrazioni di Y (ittrio, un elemento chimico del gruppo delle terre rare, ndr) e altri elementi del gruppo delle terre rare (REE)”.

Come suggerito nell’articolo appena pubblicato sulla rivista Matter and Radiation at Extremes, il nuovo minerale si sarebbe formato durante la fase di cristallizzazione dei basalti che sono stati trovati nella regione nord-orientale dell’Oceanus Procellarum, una vasta pianura vulcanica sul bordo occidentale del lato visibile della Luna, dove la missione cinese è atterrata nel 2020. In precedenza, le analisi di questi stessi campioni avevano confermato ancora una volta la presenza di acqua sulla Luna, mostrando inoltre tracce ruggine nelle rocce superficiali.

Il lander Chang'e-5 sulle pianure basaltiche dell'Oceanus Procellarum, in un'immagine scattata dal Lunar Reconnaissance Orbiter della NASA. Credit: NASA/GSFC/Università statale dell'Arizona
Il lander Chang'e-5 sulle pianure basaltiche dell'Oceanus Procellarum, in un'immagine scattata dal Lunar Reconnaissance Orbiter della NASA. Credit: NASA/GSFC/Università statale dell'Arizona

Oltre alla scoperta del Changesite-(Y), il team ha trovato altri due minerali noti ma comunque rari nei campioni lunari: la stishovite e la seifertite, due polimorfi della silice, che hanno la stessa composizione del quarzo ma una struttura cristallina radicalmente diversa a causa della loro formazione ad alte pressioni e temperature.

Sebbene la superficie lunare sia coperta da decine di migliaia di crateri da impatto, i minerali ad alta pressione sono rari – dice in un comunicato l’autrice corrispondente dello studio, la professoressa Wei Du dell’Accademia Cinese delle Scienze (CAS) – . Una delle possibili spiegazioni della loro rarità risiede nel fatto che la maggior parte dei minerali ad alta pressione è instabile alle alte temperature. Pertanto, i minerali che si formano durante un impatto possono aver subito un processo retrogrado”.

In particolare, un campione specifico ha fornito importanti spunti su questo processo, in quanto conteneva sia stishovite sia seifertite, la cui coesistenza è possibile solo a pressioni più elevate. Per questo motivo, il team ha suggerito che, molto probabilmente, questi due minerali cambino forma, trasformandosi in uno o nell’altro al variare delle condizioni, e che un terzo polimorfo della silice, chiamato α-cristobalite (anch’esso presente nel campione), sarebbe il composto originale da cui si formano entrambi i minerali.

In altre parole, la seifertite potrebbe formarsi dall'α-cristobalite durante il processo di compressione e parte del campione potrebbe trasformarsi in stishovite durante il successivo processo di aumento della temperatura” ha aggiunto la professoressa Du. Secondo la ricostruzione degli studiosi, questi campioni proverebbero dal cratere Aristarchus, che si trova non troppo lontano dall’Oceanus Procellarum, e sarebbero stati espulsi durante la collisione che ha formato il cratere.

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