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Rarissimo gabbiano di Sabine avvistato a Napoli: è senza una zampa, forse a causa di una lenza

Il fotografo naturalista Maurizio Ruggiero ha immortalato a Napoli un rarissimo gabbiano di Sabine, una specie accidentale in Italia. L’uccello è purtroppo privo di una zampa.
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A cura di Andrea Centini
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Un gabbiano di Sabine in abito. Credit: Ómar Runólfsson / wikipedia
Un gabbiano di Sabine in abito. Credit: Ómar Runólfsson / wikipedia

Giovedì 30 marzo un rarissimo esemplare di gabbiano di Sabine (Xema sabini) è stato avvistato a Napoli, nel quartiere di San Giovanni a Teduccio. Si tratta del primo avvistamento in assoluto di questa specie per la Campania. Il volatile, come raccontato dall'associazione ARDEA in un post su Facebook, è stato immortalato dal fotografo naturalista Maurizio Ruggiero, che si trovava in zona per carpire il passaggio delle specie impegnate nell'attuale migrazione primaverile. Mentre osservava gli animali si è subito accorto di un gabbiano “dal volo insolito e dalla livrea particolare”. Dopo averlo fotografato e filmato ha girato la documentazione via whatsapp al dottor Rosario Balestrieri, ornitologo presso la Stazione Zoologica “Anton Dohrn” di Napoli e Presidente dell’Associazione. L'esperto lo ha immediatamente identificato come un gabbiano di Sabine, “esultando di gioia” per la rarità della magnifica specie.

Il gabbiano di Sabine, del resto, nel nostro Paese è una specie accidentale, dato che nidifica nella zona circumpolare artica – nella tundra tra Canada, Alaska e Siberia – e in autunno migra al largo del Sud America e dell'Africa sudoccidentale a seconda delle popolazioni. Le migrazioni sono generalmente condotte sul Pacifico o sull'Atlantico, ma alcuni esemplari possono avventurarsi verso le masse continentali – magari in seguito a violente perturbazioni atmosferiche – ed essere avvistati lungo le coste e nell'entroterra di Paesi “insoliti”, come appunto l'Italia. Negli ultimi anni sono stati fatti avvistamenti a Livorno, Venezia e al Parco della Confluenza di Torino. Si ritiene che l'esemplare avvistato a Napoli provenga proprio dalle acque innanzi al Sudafrica, dopo aver compiuto un estenuante viaggio di migliaia di chilometri. Probabilmente si riposerà qualche giorno sulla costa tirrenica e poi proseguirà il suo emozionante viaggio verso il freddo nord, per perpetrare la sua specie.

Credit: Ómar Runólfsson / wikipedia
Credit: Ómar Runólfsson / wikipedia

Il gabbiano di Sabine, così chiamato perché descritto per la prima volta dal naturalista Joseph Sabine, è un gabbiano di piccole dimensioni, lungo una trentina di centimetri e con un'apertura alare che sfiora i 90 centimetri negli esemplari più grandi. L'adulto ha il dorso grigio chiaro, mentre le ali sono bianche, grigie e nere. Il becco è nero e giallo. In abito nuziale non c'è dimorfismo sessuale nel piumaggio tra maschi e femmine (in questa condizione, come avviene in altri gabbiani, la testa diventa nera).

L'entusiasmo per l'avvistamento a Napoli di una specie così affascinante è parzialmente rovinato dalle condizioni dell'animale, che purtroppo è privo di una zampa. Probabilmente l'ha perduta a causa di una lenza, vere e proprie trappole mortali per gli uccelli marini, le tartarughe marine, i pesci e altri abitanti del grande blu. Nonostante la menomazione, fortunatamente, il volatile sembra in buona forma e non ha problemi nel volo e nel foraggiamento. Pertanto ci sono ottime probabilità che possa proseguire il suo lungo viaggio – mancano ancora oltre 4.000 chilometri – senza troppi problemi.

Nel commento pubblicato su ARDEA, il dottor Balestrieri ha sottolineato la pericolosità rappresentata dalle lenze: “Negli uccelli è particolarmente difficile stimare l’impatto in quanto una parte cospicua degli uccelli feriti, debilitata, può continuare a spostarsi per poi morire lentamente in mare aperto, dove è quasi impossibile rilevarli. Le lenze poi non sono selettive, come sì è appurato da uno studio del 2015 (Kuhn et al.) tutte le specie di uccelli possono essere vittima delle lenze indipendentemente dalle dimensioni dell’animale o dal fatto che si tratti della specie più comune o di una sull’orlo dell’estinzione”. L'ornitologo ha infine invitato i pescatori a “custodire con cura” l'attrezzatura da pesca e a chiunque si trovi a fare una passeggiata al mare di raccogliere le lenze e gli ami e smaltirli come previsto.

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