27 Ottobre 2022
17:34

Perché i cambiamenti climatici ci espongono a un maggior rischio di malattie infettive

Lo evidenziano i dati del rapporto globale 2022 di The Lancet che mostra come la probabilità di trasmissione di molte infezioni (comprese le malattie trasmesse da vettori come le zanzare) sia gravata dall’aumento globale delle temperature.
A cura di Valeria Aiello

l cambiamenti climatici dovuti all’aumento globale delle temperature stanno influenzando anche la diffusione di malattie infettive. Lo evidenziano i dati del VII rapporto globale pubblicato da The Lancet “Countdown on Health and Climate Change” che ha fornito prove evidenti dei molteplici impatti della crisi climatica sulla salute delle persone e del nostro pianeta, esacerbati dalle implicazioni sanitarie, sociali ed economiche della pandemia di Covid-19, del conflitto in Ucraina, della crisi energetica globale e del costo della vita. “Il cambiamento climatico continua a crescere senza sosta – avverte il rapporto – e la dipendenza dai combustibili fossili sta gravando gli impatti sulla salute di queste crisi.

Cambiamenti climatici e diffusione delle malattie infettive

Oltre ad aumentare la frequenza e l’intensità di ondate di caldo ed eventi meteorologici estremi, il clima che cambia sta “determinando variazioni nella gamma geografica delle malattie infettive sensibili al clima” sottolinea il report che, nella sezione relativa ai rischi per la salute, mette in risalto la pericolosa relazione tra diffusione delle malattie infettive (comprese quelle trasmesse da vettori di virus come le zanzare) e dati su temperature, precipitazioni e popolazione.

Le acque costiere stanno diventando più adatte alla trasmissione dei patogeni Vibrio; il numero di mesi adatti alla trasmissione della malaria è aumentato del 31,3% nelle aree montuose delle Americhe e del 13,8% nelle aree montuose dell’Africa dal 1951-60 al 2012–21 e la probabilità di trasmissione della dengue è aumentata del 12 % nello stesso periodo. La coesistenza di focolai di dengue con la pandemia di Covid-19 ha portato a una pressione aggravata sui sistemi sanitari, diagnosi errate e difficoltà nella gestione di entrambe le malattie in molte regioni del Sud America, dell'Asia e dell'Africa” premette la relazione.

Questi aumenti, precisano gli esperti, sono guidati dalla cosiddetta “idoneità climatica alla trasmissione delle malattie infettive”, ovvero dalla capacità delle nuove condizioni di facilitare la diffusione e la proliferazione di agenti patogeni e dei loro vettori anche in contesti ambientali dove in precedenza la crescita e la loro espansione non era favorita dal clima. “Gli arbovirus – ovvero tutti quei patogeni trasmessi dalle zanzare, ndr –  si sono diffusi rapidamente negli ultimi due decenni e metà della popolazione mondiale ora vive in Paesi in cui è presente la dengue”.

Cambiamento dell’idoneità climatica alle malattie infettive / The Lancet
Cambiamento dell’idoneità climatica alle malattie infettive / The Lancet

Il rapporto tiene traccia del numero di riproduzione di base (R0) di malattie infettive trasmesse dalle zanzare, come gli arbovirus dengue, Zika e chikungunya: in media, a livello globale, nel periodo 2012-21, l’R0 è aumentato dell’11,5% per la trasmissione della dengue da parte delle zanzare Aedes aegypti e del 12,0% da parte di Aedes albopictus; del 12,0% per la trasmissione di chikungunya da parte di A. albopictus e del 12,4% per la trasmissione di Zika da parte di A. aegypti, rispetto agli Anni 50. Ad aumentare è anche il numero di mesi durante i quali può avvenire la trasmissione di questi arbovirus, che dal 2012 al 2021 è cresciuto in media di circa il 6% rispetto agli Anni 50.

Riguardo invece ai batteri Vibrio non colera, che sopravvivono nelle acque salmastre e possono causare gastroenteriti se ingeriti in alimenti contaminati e infezioni delle ferite potenzialmente letali se si entra in contatto diretto con acqua contaminata, il rapporto evidenzia come l’area di costa che può favorire il proliferare di questi patogeni nel Baltico sia passata dal 47,5% del periodo 1982-89 all’86,3% nel periodo compreso tra il 2014 e il 2021; dal 30,0% al 57,1% nel nord-est degli Stati Uniti; e dall’1,2% al 5,7% nel Pacifico nord-occidentale.

Un ulteriore 4,3% delle acque costiere alle latitudini settentrionali (40–70°N) aveva temperature adatte a Vibrio nel 2014–21 rispetto al 1982–89, con il 2021 che si è dimostrato il secondo anno più adatto mai registrato (11,3% dell’area costiera idonea), rendendo le acque salmastre a queste latitudini sempre più idonee alla trasmissione del Vibrio”.

Le condizioni climatiche stanno inoltre favorendo anche la sopravvivenza del Vibrio cholerae nelle acque naturali, mantenendo un serbatoio ambientale e favorendone la diffusione. Il report stima che un ulteriore 3,5% delle acque costiere globali sia diventato idoneo alla trasmissione del colera dal 2003-2005.

In risposta a un riscaldamento globale medio di 1,1° C rispetto alla media preindustriale e, nello specifico, ai cambiamenti climatici che stanno modificando il modello di trasmissione delle malattie infettive, gli esperti chiedono con urgenza ai governi “un approccio unificato e coeso per creare soluzioni eque per tutti” nonché di “accelerare” la loro applicazione “per prevenire i devastanti effetti sulla salute di un mondo di riscaldamento”. Solo attraverso “misure di adattamento trasformative, proattive ed efficaci per gestire l’inevitabile riscaldamento globale, riducendo l’esposizione e le vulnerabilità e aumentando la resilienza” si potrà dunque offrire un futuro sano e più sicuro per tutti.

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