10 Febbraio 2022
13:22

Le tigri non sono arancioni agli occhi degli altri animali: come si mimetizzano nella vegetazione

Le tigri sono efficienti predatori di imboscata nonostante la vistosa colorazione arancione. Il segreto è negli occhi delle sue prede.
A cura di Andrea Centini

La tigre (Panthera tigris) è il più possente dei grandi felini – la sottospecie siberiana può superare i 3 metri di lunghezza massima per oltre 300 chilogrammi di peso – ed è immediatamente riconoscibile per la sua iconica colorazione: arancione con striature nere verticali. È un animale bellissimo e maestoso, ma a intuito ci appare tutto fuorché mimetico (o meglio, criptico) nel suo habitat naturale. Immaginate una tigre che si sposta furtiva tra la vegetazione rigogliosa per tendere un agguato alla preda; i suoi colori non si sposano affatto col verde circostante delle piante. Dunque come fa a essere un efficientissimo predatore di imboscata, che caccia cervi, cinghiali e altri ungulati con estrema abilità?

La ragione risiede negli occhi. Non i suoi (che pure fanno un ottimo lavoro), ma quelli delle prede. Gli ungulati, così come la maggior parte dei mammiferi, hanno infatti una visione dicromatica, ovvero possiedono soltanto due tipi di recettori negli occhi per il riconoscimento del colore, di conseguenza hanno grande difficoltà a discernere tra le tonalità verdi e quelle rosse. In parole semplici, una tigre appostata nell'erba o dietro a qualche cespuglio non risulta facilmente distinguibile dall'ambiente per un cervo o un cinghiale che ha questo tipo di visione. Ciò permette al felino di mimetizzarsi perfettamente. Se aggiungiamo che le striature favoriscono la mimetizzazione tra piccole canne secche e l'erba alta, richiamando i giochi di luce e ombra che filtrano attraverso la vegetazione, la tigre diventa un animale molto più criptico di quel che si possa immaginare.

Come appare una tigre agli occhi di un animale con vista dicromatica e a uno con vista tricromatica. Credit: Journal of the Royal Society Interface
Come appare una tigre agli occhi di un animale con vista dicromatica e a uno con vista tricromatica. Credit: Journal of the Royal Society Interface

Questo, come detto, vale per gli animali con una vista dicromatica. L'essere umano e gli altri primati possiedono invece una vista tricromatica, con tre recettori dedicati al colore; ciò ci permette di distinguere perfettamente il rosso dal verde. Ai nostri occhi, dunque, le tigri appaiono arancioni e dunque risultano ben evidenti in una giungla rigogliosa. La capacità di camuffamento delle tigri rispetto alle prede è stata valutata nello studio “Optimizing colour for camouflage and visibility using deep learning: the effects of the environment and the observer's visual system” pubblicato sulla rivista scientifica Journal of the Royal Society Interface. Il team di ricerca coordinato da scienziati della Scuola di Scienze Psicologiche dell'Università di Bristol (Regno Unito) ha condotto varie simulazioni, giungendo alla conclusione che un animale con la vista dicromatica impiega molto più tempo per accorgersi di un predatore imboscato con i colori delle tigri.

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