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Le microplastiche disperse nell’ambiente si trasformano in sostanze tossiche per il cervello

Lo rivela una serie di esperimenti di un team scientifico internazionale che per la prima volta ha valutato i rischi associati alla decomposizione delle microplastiche: “Possono fungere da sostanze neurotossiche, portando a un aumento dell’infiammazione e della morte cellulare”.
A cura di Valeria Aiello
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Con l’aumento della produzione di plastica, è cresciuta anche la quantità i rifiuti derivati da questo materiale che, non essendo eliminati correttamente, finiscono nell’ambiente dove si frammentano in particelle microscopiche, chiamate microplastiche. Del loro impatto sappiamo ancora poco, anche se un crescente numero di studi ha dimostrato che sono in grado di attraversare la barriera emato-encefalica dei mammiferi e invadere il cervello.

Una nuova serie di esperimenti ha rivelato il potenziale impatto di queste microparticelle nel cervello, scoprendo che sono ancora più pericolose quando degradate dalle condizioni ambientali. Esposte a pioggia, vento e luce solare, questi minuscole particelle cambiano struttura, trasformandosi in quelle che in gergo sono chiamate microplastiche secondarie che, stando ai risultati del nuovo studio, possono indurre una risposta infiammatoria ancora più grave nel cervello.

Per arrivare a questa conclusione, i ricercatori, hanno esaminato gli effetti delle microplastiche secondarie nelle cellule immunitarie del nostro cervello, la microglia, utilizzando una linea microgliale umana (HMC-3) per studiarne l’impatto. Queste cellule svolgono un ruolo vitale nella regolazione delle risposte infiammatorie cervello, rappresentando la prima e principale difesa immunitaria attiva nel sistema nervoso centrale. I risultati degli esperimenti hanno dimostrato che queste micr0plastiche secondarie innescano risposte infiammatorie stimolando la microglia.

Questa scoperta – spiega il team di ricerca in un articolo pubblicato sulla rivista Environmental Researchsuggerisce fortemente che le microplastiche secondarie hanno il potenziale per agire come sostanze neurotossiche nel cervello.

Il responsabile della ricerca, il dottor Choi Sungkyun, direttore del Core Protein Resource Center dell’Istituto di Scienza e Tecnologia Daegu Gyeongbuk (DGIST), in Corea del Sud, ha sottolineato l’importanza della scoperta, affermando:

“Attraverso l'analisi basata sulla proteomica, abbiamo, per la prima volta, identificato che la plastica dispersa nell'ambiente subisce un processo di invecchiamento accelerato, trasformandosi in microplastiche secondarie che possono fungere da sostanze neurotossiche, portando ad un aumento dell'infiammazione e della morte cellulare nel cervello”.

Le implicazioni della nocività delle microplastiche sono particolarmente allarmanti, poiché le microplastiche secondarie esposte in ambienti naturali inducono una risposta infiammatoria più grave nel cervello”.

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