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L’asteroide colpito dalla sonda DART ora ha un’enorme coda di 10mila km, come una cometa

Grazie al telescopio SOAR sito in Cile due astronomi hanno mostrato la lunga scia di polveri lasciata dall’asteroide Dimorphos, generata dopo l’impatto con DART.
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A cura di Andrea Centini
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La lunga scia di polveri dietro l'asteroide Dimorphos, colpito dalla sonda DART. Credit: SOAR / NFS / NOIRLab
La lunga scia di polveri dietro l'asteroide Dimorphos, colpito dalla sonda DART. Credit: SOAR / NFS / NOIRLab

Nella notte italiana tra lunedì 26 e mercoledì 27 settembre la sonda DART della NASA si è schiantata contro l'asteroide di 170 metri Dimorphos, per verificare se sia possibile deviare con un impatto cinetico l'orbita un oggetto pericoloso diretto verso la Terra. Mentre gli scienziati raccolgono dati e attendono di capire se la prima missione di difesa planetaria abbia avuto successo, il piccolo “sasso spaziale” è finito nel mirino di molteplici telescopi spaziali e terrestri, che ci hanno regalato immagini spettacolari della collisione avvenuta nello spazio profondo, a più di 10 milioni di chilometri dal nostro pianeta. Una delle più suggestive è appena arrivata dal Cile e mostra Dimorphos con una lunghissima coda di detriti alle sue spalle, simile a quelle delle comete. Gli scienziati hanno calcolato che è lunga ben 10mila chilometri.

La spettacolare immagine dell'asteroide con una “coda da cometa” è stata ottenuta dai due astronomi Teddy Kareta del Lowell Observatory e Matthew Knight della US Naval Academy, che hanno utilizzato il telescopio Southern Astrophysical Research (SOAR) dotato di uno specchio di 4,1 metri. Lo strumento è una delle punte di diamante dell'Inter-American Observatory dell'NSF NOIRLab sul Cerro Tololo, una montagna che svetta per 2.200 chilometri oltre il livello del mare. Diversi avanzatissimi osservatori sono stati costruiti in Cile – in particolar modo nel deserto di Atacama – poiché vi sono alcuni dei cieli più belli e bui del pianeta, dove l'inquinamento luminoso è praticamente assente. L'immagine di Dimorphos è stata catturata il 29 settembre, appena un paio di giorni dopo l'impatto, e mostra la lunghissima scia di polveri e detriti che si è formata dietro all'asteroide sotto la spinta della pressione della radiazione solare, “non diversamente dalla coda di una cometa”, spiega in un comunicato stampa l'NSF NOIRLab.

La lunghezza impressionante della coda, come una ferita provocata dallo schianto (avvenuto a circa 24mila chilometri orari), è stata calcolata grazie allo spettrografo Goodman High Throughput, risultando di 3,1 minuti d'arco. Ciò corrisponde a circa 10mila chilometri. “È incredibile come siamo stati in grado di catturare in modo chiaro la struttura e l'entità delle conseguenze nei giorni successivi all'impatto”, ha dichiarato il dottor Kareta. “Ora inizia la fase successiva del lavoro per il team DART, che deve analizzare i propri dati e quelli delle osservazioni del nostro team e di altri osservatori in tutto il mondo che hanno condiviso lo studio di questo entusiasmante evento”, gli ha fatto ecco il dottor Knight. “Abbiamo in programma di utilizzare SOAR per monitorare l'ejecta (la scia di polvere NDR) per i prossimi settimane e mesi. La combinazione di SOAR e AEON è proprio ciò di cui abbiamo bisogno per un follow-up efficiente di eventi in evoluzione come questo”, ha chiosato con entusiasmo lo scienziato. L'Astronomical Event Observatory Network (AEON) è una sorta di sofisticata rete di strumenti per studiare i fenomeni celesti.

Dalle analisi di queste immagini gli scienziati potranno capire le caratteristiche fisiche di Dimorphos, quanto e che tipo di materiale è stato “strappato” all'asteroide e se quest'ultimo è stato deviato dalla sua orbita attorno a Dydimos. Il sasso spaziale colpito, infatti, fa parte di un sistema binario ed è decisamente più piccolo dell'altro. Da tutte queste informazioni gli scienziati riusciranno a capire se un impatto cinetico possa davvero salvarci dall'armageddon. Secondo gli studiosi, del resto, l'impatto con un grande asteroide non è questione di se, ma di quando.

La Terra in passato è stata colpita più volte da oggetti enormi, in grado di scatenare estinzioni di massa come quella al termine del Cretaceo, 66 milioni di anni fa, che oltre ai dinosauri non aviani condannò all'estinzione il 75 percento delle specie viventi. Proprio in questi giorni un team di ricerca internazionale guidato da scienziati del Dipartimento di Fisica e Astronomia dell'Università di Rochester (Stato di New York) ha determinato che l'asteroide più grande che ha colpito la Terra, circa 2 miliardi di anni fa, era un colosso di ben 25 chilometri. Più del doppio di Chicxulub che sterminò i dinosauri. Per deviare simili “mostri”, comunque, servirebbe molto più di una sonda grande come un frigorifero fatta schiantare a tutta velocità.

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