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L’accumulo di proteina Spike nel cervello potrebbe essere implicato nel Long Covid

Lo suggeriscono i risultati di una nuova ricerca anticipata in pre-print BioRxiv, che ha rilevato la presenza di proteine Spike di Sars-Cov-2 nell’asse cranio-meningi-cervello.
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A cura di Valeria Aiello
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Sono tanti i casi persone che, dopo essere guarite dal Covid, hanno continuato ad avere problemi di salute di vario genere, anche a distanza di tempo. Questi postumi, che prendono il nome di sintomi di Long Covid o sindrome post-Covid, a volte possono essere così severi da impedire di tornare a condurre una vita normale, ad esempio perché dovuti a danni diretti agli organi provocati dal virus o dalla malattia, oppure possono manifestarsi in una serie di sintomi neurologici, come la “nebbia mentale”, una condizione caratterizzata da problemi di memoria e concentrazione. Sulla causa dei sintomi neurologici ha voluto fare luce un team di ricerca guidato dal Centro Helmholtz Monaco di Neuherberg, in Germania, che ha studiato la presenza e la distribuzione della proteina Spike di Sars-Cov-2 in modelli murini e tessuti post-mortem umani.

I risultati dello studio, anticipati in pre-print su BioRxiv e non ancora sottoposti a revisione paritaria, hanno rivelato che la proteina Spike può accumularsi nel midollo del cranio, nelle meningi cerebrali e nel parenchima cerebrale con potenziali effetti diretti sul tessuto cerebrale. “Abbiamo osservato la presenza della proteina Spike molto tempo dopo l’infezione, suggerendo che la persistenza del picco può contribuire a sintomi neurologici a lungo termine – spiegano gli autori della ricerca – . Nel complesso, il traffico di proteine Spike di Sars-Cov.2 dai confini del sistema nervoso centrale al parenchima cerebrale e i percorsi regolati in modo differenziato possono presentare approfondimenti sui meccanismi alla base delle conseguenze immediate e a lungo termine di Sars-Cov-2”.

In particolare, ha precisato il professor Ali Ertuk dell’Istituto per l’ingegneria tissutale e la medicina rigenerativa (iTERM) del Centro Helmholtz Monaco e autore senior della ricerca, più della metà delle persone che hanno avuto il Covid potrebbe aver sperimentato sintomi neurologici in relazione alla persistenza della proteina Spike nei tessuti cerebrali. “Il nostro nuovo studio – scrive su Twitterrivela l’accumulo di Spike di Sars-Cov-2 nell’asse cranio meningi-cervello e le sue implicazioni nel Long Covid. Circa il 60% potrebbe averle nella propria testa”.

Le conclusioni degli studiosi forniscono nuovi indizi sui meccanismi alla base sintomi neurologici di Long Covid, confermando quanto emerso in ricerche precedenti, che hanno chiaramente indicato che il virus può effettivamente invadere il cervello. La comprensione di tali meccanismi, evidenziano i ricercatori, potrà fornire indicazioni utili in termini di diagnostica e nello sviluppo di nuove possibilità terapeutiche, in considerazione del significativo impatto delle neuropatologie che, in alcuni casi, possono avere effetti molto simili alla malattia di Alzheimer.

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