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La fusione nucleare cambierà il mondo: prodotta più energia di quella spesa per generarla

L’annuncio ufficiale del Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti che oggi ha confermato l’importante traguardo scientifico raggiunto dai ricercatori del Lawrence Livermore National Laboratory della California.
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A cura di Valeria Aiello
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Il National Ignition Facility del Lawrence Livermore National Laboratory della California / DOE
Il National Ignition Facility del Lawrence Livermore National Laboratory della California / DOE

Quello che da decenni è indicato come il futuro della scienza che promette di liberarci dalla dipendenza energetica da fonti sporche e limitate è realtà: a confermarlo ufficialmente è il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti che oggi ha annunciato l’importante traguardo scientifico raggiunto dai ricercatori del Lawrence Livermore National Laboratory della California: per la prima volta, l’energia prodotta con la fusione nucleare è stata maggiore di quella spesa per indurre la reazione, con un guadagno netto che è stato possibile grazie all’utilizzo dell’idrogeno in forma di plasma, il quarto stato della materia dopo i tre che ben conosciamo: solido, liquido e gassoso.

Il successo dell’esperimento, condotto sul National Ignition Facility, il dispositivo di ricerca sulla cosiddetta “fusione a confinamento inerziale” basato su laser, rappresenta una pietra miliare verso l’obiettivo più ambizioso di produrre energia pulita, senza limiti, e con un costo economico sostenibile. La notizia della svolta, anticipata ieri dalle indiscrezioni degli scienziati al Financial Times, è stata data dalla segretaria all’Energia degli Stati Uniti, Jennifer M. Granholm, e dalla sottosegretaria per la Sicurezza nucleare e amministratrice federale per la sicurezza nucleare (NNSA) Jill Hruby, nel corso di una conferenza stampa trasmessa in diretta streaming, cui hanno partecipato anche la direttrice delle politiche scientifiche e tecnologiche della Casa Bianca, la dott.ssa Arati Prabhakar, il vice amministratore dell’NNSA per i programmi di difesa, il dott. Marvin Adams, e la direttrice del Lawrence Livermore National Laboratory, la dott.ssa Kim Budil.

Il “guadagno netto” di energia dalla fusione nucleare

Per innescare la reazione di fusione sono stati usati 2,05 megajoule di energia per produrne 3,15 megajoule. Si tratta di meno di 1 kWh di energia generata, quindi di una quantità ancora irrisoria ma con cui i ricercatori stabiliscono comunque il primo record di “guadagno netto di energia” da una reazione di fusione nucleare. La stessa reazione che genera l’energia delle stelle e del Sole, e che da tempo abbiamo imparato a riprodurre anche sulla Terra, anche se questa volta con un vantaggio energetico che, una volta superati i non pochi scogli tecnologici che dal laboratorio porteranno alla costruzione di una vera centrale nucleare, potrebbe permetterci di alimentare una produzione di energia stabile, illimitata e senza emissioni di carbonio.

Il “net gain”, ovvero il guadagno netto di energia è stato del 154%, ottenuto grazie al National Ignition Facility che gestisce quasi 200 laser sparati direttamente su un bersaglio di pochi centimetri, dove due atomi di idrogeno si sono fusi rilasciando energia in una reazione termonucleare controllata. Il laser della National Ignition Facility ha generato circa 180 milioni di gradi Fahrenheit e una pressione di quasi 100 miliardi di atmosfere terrestri.

La sfida ora sarà quella di ottimizzare il processo e farlo uscire dal laboratorio per portarlo all’uso civile, in un periodo di tempo che potrebbe non essere molto distante. I più prudenti guardano al 2050, i più ottimisti parlano di 10 anni, un termine che ad ogni modo non spegne l’entusiasmo della scienza per questo importante traguardo.

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