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Long Covid

La carenza di vitamina D può aumentare il rischio di Long Covid

Lo suggeriscono i risultati di una ricerca italiana presentata al XXV Congresso europeo di endocrinologia a Istanbul, in Turchia.
A cura di Valeria Aiello
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Bassi livelli di vitamina D possono essere un fattore di rischio per lo sviluppo del Long Covid. Lo suggeriscono i risultati di una ricerca italiana condotta presso l’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano che ha valutato lo stato vitaminico di due gruppi di pazienti, affetti e non dalla sindrome post-Covid, a sei mesi dalla dimissione ospedaliera. Per l’analisi, in particolare, sono stati esaminati 100 pazienti di età compresa tra 51 e 70 anni che avevamo sperimentato una forma acuta di Covid della stessa severità, di cui la metà ha manifestato i sintomi della sindrome post-Covid.

Livelli di vitamina D e Long Covid

Il lavoro, coordinato da Andrea Giustina, primario dell’Unità di Endocrinologia dell’IRCCS Ospedale San Raffaele e professore ordinario di Endocrinologia e Malattie del Metabolismo all’Università Vita-Salute San Raffaele, ha evidenziato che i pazienti con Long Covid hanno livelli ematici di vitamina D inferiori a quelli dei pazienti senza Long Covid. Questa differenza è risultata più evidente nei pazienti che hanno manifestato la cosiddetta “nebbia mentale”, una condizione neurologica caratterizzata da sintomi come difficoltà di concentrazione, confusione e deficit dell’attenzione.

I risultati dello studio, recentemente pubblicati sul Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism e presentati al XXV Congresso europeo di endocrinologia (ECE 2023) a Istanbul, in Turchia, mostrano dunque che “i pazienti con bassi livelli di vitamina D hanno maggiori probabilità di sviluppare Long Covid” ha affermato il professor Giustina, evidenziando l’importanza di studi più ampi per confermare l’associazione tra carenza di vitamina D e Long Covid.

La natura altamente controllata del nostro studio” dice l’esperto, in riferimento all’approccio utilizzato dal team di ricerca per ridurre al minimo l’influenza di possibili fattori clinici interferenti – abbinando i partecipanti allo studio in modo da confrontare pazienti con malattie croniche preesistenti e caratteristiche demografiche simili – “ ci aiuta a comprendere meglio il ruolo della carenza di vitamina D nel Long Covid e a stabilire che probabilmente esiste un legame tra carenza di vitamina D e Long Covid”.

Insieme al suo team, il professor Giustina ha ora concentrato il suo lavoro sulla valutazione del ruolo dell’integrazione di vitamina D nel ridurre il rischio di Long Covid. “Non è ancora noto se gli integratori di vitamina D possano migliorare o ridurre del tutto questo rischio – precisa Giustina – . Il ruolo dell’integrazione come strategia preventiva delle sequele del Covid va testato in studi randomizzati controllati”.

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