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Gli umani hanno messo piede in America molto prima di quanto pensiamo

Lo suggeriscono due nuovi approcci di datazione di 61 impronte umane fossilizzate, trovate nel Parco nazionale White Sands, in New Mexico.
A cura di Valeria Aiello
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Le impronte umane scoperte nel Parco nazionale di White Sands (New Mexico) nel 2021 / Credit: US National Park Service.
Le impronte umane scoperte nel Parco nazionale di White Sands (New Mexico) nel 2021 / Credit: US National Park Service.

Come e quando gli umani raggiunsero per la prima volta le Americhe sono oggetto di notevoli controversie. Alcune importanti questioni sulla migrazione, la tempistica e i luoghi di origine delle popolazioni che per prime misero piede nel “Nuovo Mondo” nascondono segreti millenari, su cui archeologi e antropologi si interrogano da decenni. A gettare più luce sull’argomento è però un nuovo studio pubblicato su Science che ribalta ciò che molti esperti pensavano di sapere.

Gli umani sono arrivati in America molto prima di quanto pensiamo

Secondo le ipotesi più accreditate, gli esseri umani avrebbero raggiunto le Americhe solo meno di 20.000 anni fa, probabilmente attraversando il ponte di terra dello stretto di Bering, che si era formato tra l’Alaska e l’estrema Siberia nordorientale a causa dell’abbassamento del livello del mare durante l’ultima era glaciale. Due nuovi approcci di datazione di 61 impronte umane fossilizzate, trovate nel 2021 Parco nazionale White Sands, in New Mexico, suggeriscono tuttavia che gli umani vivevano in America già circa 23.000 anni fa.

In pratica, la nuova ricerca supporta l’ipotesi che gli umani si trovassero in America ben prima che le condizioni climatiche avessero reso possibile raggiungere il continente, sostenendo che fossero lì già al culmine dell’ultima era glaciale. Ciò implica due diversi scenari, che riscrivono entrambi la preistoria americana, come spiegato da Matthew Robert Bennett, professore di scienze ambientali e geografiche dell’Università di Bournemouth e autore senior dello studio: “O il ghiaccio poneva poche barriere al loro passaggio, oppure gli esseri umani erano lì da molto più tempo. Forse avevano raggiunto il continente durante un precedente periodo di scioglimento”.

Per arrivare alla stima dell’età delle impronte – che erano state già valutate, con gli stessi risultati, subito la loro scoperta, mediante la datazione al radiocarbonio dei semi delle piante acquatiche presenti al loro interno – ricercatori indipendenti si sono concentrati sulla datazione al radiocarbonio del polline di conifere. Questo perché, rispetto ai semi delle piante acquatiche che possono aver assorbito carbonio antico dall’acqua, il polline delle conifere proviene da piante terrestri, il che evita potenziali problemi di questo tipo. Gli studiosi hanno quindi utilizzato procedure scrupolose per isolare circa 75.000 granelli di polline per ciascun campione datato.

È importante sottolineare che i campioni di polline sono stati raccolti esattamente dagli stessi strati dei semi originali, quindi è stato possibile effettuare un confronto diretto – hanno precisato gli studiosi – . In ogni caso, l’età del polline era statisticamente identica alla corrispondente età del seme”.

I campioni di polline hanno inoltre permesso di comprendere il contesto ambientale del momento in cui sono state lasciate le impronte. “Il polline nei campioni proveniva da piante tipicamente presenti in condizioni glaciali fredde e umide, in netto contrasto con il polline della moderna playa che riflette la vegetazione del deserto che si trova lì oggi” ha spiegato David Wahl, geografo ricercatore dell’US Geological Survey di Menlo Park, in California e coautore dello studio.

Per un’ulteriore conferma della datazione, il team ha utilizzato anche una diversa tecnica, chiamata luminescenza stimolata otticamente, che permette di risalire all’ultima volta che i grani di quarzo sepolti sono stati esposti alla luce solare. Questa analisi ha mostrato che i campioni di quarzo all’interno degli strati contenenti impronte avevano un’età minima di circa 21.500 anni, fornendo ulteriore supporto ai risultati del radiocarbonio.

I risultati – hanno concluso gli studiosi – mostrano che il quadro cronologico originariamente stabilito per le impronte di White Sands è solido e riaffermano che gli esseri umani erano presenti in Nord America durante l’Ultimo Massimo Glaciale”.

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