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Vaiolo delle scimmie in Italia ed Europa

Come è possibile che un uomo abbia il Covid, il vaiolo delle scimmie e l’HIV contemporaneamente

Sta facendo discutere il caso di un giovane italiano che dopo un viaggio in Spagna è risultato positivo al Covid, al vaiolo delle scimmie e all’HIV.
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A cura di Valeria Aiello
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Vaiolo delle scimmie in Italia ed Europa

Una diagnosi di Covid non esclude la possibilità di una co-infezione da parte di altri patogeni e, nel caso specifico, di una co-infezione da virus del vaiolo delle scimmie (monkeypox) e da HIV (virus dell’immunodeficienza umana). Lo evidenzia la storia di un giovane italiano di 36 anni che, dopo un viaggio in Spagna, è risultato positivo al Covid, al vaiolo delle scimmie e all’HIV contemporaneamente. Il suo caso, il primo di co-infezione causata da questi tre virus che sia mai stato documentato in letteratura, sta facendo discutere perché i primi sintomi simil-influenzali e il successivo risultato positivo del tampone non dovrebbero portare a escludere il vaiolo delle scimmie quando si è soggetti ad alto rischio.

Co-infezione da Covid, vaiolo delle scimmie e HIV

Il caso del paziente, descritto nei dettagli in un articolo pubblicato sul Journal of Infection, mostra infatti come, in seguito alla comparsa di febbre (fino a 39°C), accompagnata da mal di gola, affaticamento, mal di testa e ingrossamento dei linfonodi inguinali nove giorni dopo il rientro dal viaggio in Spagna, l’uomo si sia inizialmente sottoposto al solo test Covid, salvo poi iniziare a manifestare altri sintomi di vaiolo delle scimmie, a partire da un’eruzione cutanea al braccio sinistro sviluppata nel pomeriggio dello stesso giorno dell’esito positivo del tampone.

Nonostante ciò, solo altri tre giorni dopo, a causa della progressiva diffusione delle vescicole, che hanno cominciato ad evolversi in pustole, l’uomo ha deciso di recarsi al pronto soccorso del Policlinico “G. Rodolico – San Marco” di Catania, da dove è stato trasferito al reparto di Malattie Infettive. E, al momento del ricovero, oltre alla sua storia clinica (era stato curato per la sifilide nel 2019 e soffriva di disturbo bipolare), ha riferito di aver avuto rapporti sessuali senza preservativo con altri uomini durante la sua permanenza in Spagna.

Visto l’alto sospetto di vaiolo delle scimmie, i medici hanno deciso di analizzare alcuni campioni, inviandoli al laboratorio regionale di riferimento, presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria “AOUPP Giaccone” di Palermo, che hanno confermato la positività al ceppo di vaiolo delle scimmie responsabile dell’epidemia in Spagna e alla sotto-variante BA.5.1 di Omicron. Contestualmente, il paziente è risultato positivo anche all’HIV, con una carica virale di 234.000 copie/mL ma una conta dei linfociti CD4 entro i valori normali, il che ha portato i medici a presumere che l’infezione fosse relativamente recente.

Timeline della storia clinica del 36enne italiano risultato positivo a Covid, vaiolo delle scimmie e HIV / Journal of Infection
Timeline della storia clinica del 36enne italiano risultato positivo a Covid, vaiolo delle scimmie e HIV / Journal of Infection

Come è possibile la co-infezione da tre virus

Come premesso, una diagnosi di Covid non esclude la co-infezione da parte di due o più agenti patogeni diversi da Sars-Cov-2, così come non esclude la possibilità di co-infezione da parte di altre varianti del coronavirus. Il nostro organismo è comunque suscettibile ad altre infezioni e, in alcuni casi, la presenza di un’infezione può addirittura aumentare la probabilità di contrarne delle altre.

Pertanto – evidenziano gli autori dell’articolo – i medici dovrebbero essere consapevoli della possibilità di coinfezione da Sars-CoV-2 e virus del vaiolo delle scimmie, in particolare nei soggetti con una storia recente di viaggi in aree con focolai” oltre a “incoraggiare i propri pazienti alle precauzioni appropriate”.

Data l’attuale pandemia di Covid e l’aumento quotidiano dei casi di vaiolo delle scimmie, i sistemi sanitari “devono essere consapevoli dell’eventualità di co-infezioni, promuovendo appropriati test diagnostici nei soggetti ad alto rischio, essenziali per il contenimento, in quanto non esistono cure o profilassi ampiamente disponibili”.

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