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Antibiotico “dimenticato” uccide i batteri resistenti ai farmaci: cosa sappiamo e quanto è efficace

Si chiama nourseotricina ed è una miscela di streptotricina F e streptotricina D prodotta naturalmente da alcuni batteri del suolo: nei test di laboratorio ha mostrato un “effetto sostanziale” contro i ceppi resistenti a tutti gli antibiotici.
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A cura di Valeria Aiello
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Escherichia coli / Credit: Pixabay
Escherichia coli / Credit: Pixabay

Un vecchio antibiotico, scoperto circa 80 anni fa ma poi abbandonato, potrebbe offrire una nuova e interessante soluzione al problema della resistenza dei batteri ai farmaci (antibiotico-resistenza). Si chiama nourseotricina ed è una miscela di streptotricina F e streptotricina D prodotta naturalmente da alcuni batteri del suolo.

Quando venne isolata, agli inizi degli Anni 40, la nourseotricina suscitò un forte interesse per la sua eccellente attività antibatterica ma, in uno studio iniziale, venne ritenuta troppo tossica per la salute dei reni umani, finendo nel dimenticatoio. Quest’anno, nell’ambito della ricerca volta a trovare nuove soluzioni all’antibiotico-resistenza, il patologo James Kirby dell’Università di Harvard e i suoi colleghi hanno deciso di rivalutare la miscela, esplorando il potenziale della nourseotricina e delle sue due componenti prese singolarmente.

Le analisi, dettagliate in un articolo pubblicato su Plos Biology, hanno confermato la tossicità della nourseotricina e della streptotricina D in laboratorio, ma hanno anche dimostrato che questo non è il caso della streptotricina F, risultata molto efficace nell’uccidere i batteri multi-resistenti in concentrazioni non tossiche.

In particolare, in uno studio su modelli murini, la streptotricina F è riuscita effettivamente a combattere alcuni ceppi altamente resistenti, con risultati eccellenti nei confronti di Gram-negativi, come Escherichia coli resistente ai carbapenemi e Acinetobacter baumannii multiresistente, emblema dell’antibiotico-resistenza.

Un “effetto sostanziale” della streptotricina F, spiegano i ricercatori, è stato osservato contro il ceppo Klebsiella pneumoniae Nevada panresistente, un batterio Gram-negativo in grado di sopravvivere a tutti gli antibiotici disponibili, inclusa la colistina, l’antibiotico di ultima istanza.

Sulla base di un’attività unica e promettente – hanno concluso gli studiosi – suggeriamo un’ulteriore esplorazione preclinica della streptotricina con l’obiettivo finale di identificare analoghi con potenziale di sviluppo terapeutico”. Ciò potrebbe portare alla valutazione di altre streptotricine naturali e a una classe completamente nuova di medicinali contro i batteri altamente resistenti.

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