Le immagini sono quelle del 15 marzo, quando una motovedetta libica si avvicina e accerchia le lance della ong Open Arms, dopo che quest’ultime avevano da poco soccorso donne, bambini e uomini in mare, fornendo loro giubbotti di salvataggio e facendoli salire sul gommone. Filmato – pubblicato da Ara.cat e realizzato dalla giornalista Cristina Mas e da Xavier Bertral – che inizia con la minaccia da parte dei libici nei confronti dell’imbarcazione della ong: “Avete tre minuti per darci i migranti o vi uccidiamo”, urla con un megafono un uomo dell’equipaggio libico.

Minaccia reiterata più volte nel giro di un minuto. Prima i libici ‘concedono’ tre minuti all’equipaggio, poi solo 30 secondi, con una richiesta minacciosa ripetuta più di una volta. “Avviciniamoci ma non troppo”, afferma un membro della ong dopo la prima richiesta dei libici che vorrebbero gli venissero consegnati i migranti. Alla seconda minaccia – con soli 30 secondi per consegnare i migranti – ci sono momenti concitati a bordo del gommone: “Abbiamo un problema, abbiamo dieci secondi per farli scendere”, dice uno dell’equipaggio. “Abbiamo meno di mezzo minuto”, afferma un altro. Poi si rivolgono ai libici: “Roma vi sta chiamando”, urlano verso la motovedetta.

Quei momenti vengono raccontati dalla stessa Cristina Mas: “Dopo un’ora da quando avevamo iniziato il recupero a 73 miglia dalla costa libica, in acque internazionali, siamo stati avvicinati da un pattugliatore libico a tutta velocità. Il comandante libico con un megafono, per tre volte, ci ha gridato ‘dateci i migranti oppure vi uccidiamo’. La prima volta ci ha concesso tre minuti, l’ultima trenta secondi”.

Per oltre un’ora – racconta ancora – la motovedetta libica ha girato attorno alle nostre due lance di salvataggio e al barcone con i migranti uomini che erano rimasti sul gommone. Sino a quando Roma non ha ordinato di consegnare i migranti ai libici. In quel momento gli uomini che avevano affrontato il mare e che stavano sul gommone, temendo che i libici li potessero catturare, si sono buttati in acqua preferendo morire annegati piuttosto che andare con loro. Seguendo l’ordine di Roma, un libico è salito sul gommone e ha provato a prendere con la forza i migranti che tentavano di respingerlo. Non potendo fare di più, ha desistito ed è ritorno sul pattugliatore consapevole che non avrebbe mai potuto prenderli tutti”.

Cristina Mas conclude il racconto di quanto successo in mare in quei momenti: “Roma ha ordinato a noi il salvataggio e per 24 ore non ci ha comunicato dove far sbarcare la gente. Bisogna tenere conto che la situazione era molto complicata: i migranti avevano freddo, fame e molti erano disidratati. Quel gommone avrebbe retto solo per qualche ora. Siamo partiti dal punto del soccorso e abbiamo navigato 24 ore senza sapere dove poter far sbarcare i migranti. Solo dopo Roma ci ha comunicato il porto di Pozzallo”. Dopo lo sbarco, la procura di Catania ha disposto il sequestro della nave della ong spagnola ProActiva Open Arms, ormeggiata nel porto di Pozzallo.