22 CONDIVISIONI
Conflitto Israelo-Palestinese

Perché Israele si sta preparando per una lunga guerra a Gaza secondo il generale Battisti

Israele nella Striscia di Gaza ha già distribuito l’equipaggiamento invernale ai soldati e si prepara a una lunga guerra. L’analisi del generale Giorgio Battisti: “Israele deve recuperare la reputazione di deterrenza che aveva fino all’attacco di Hamas del 7 ottobre”.
Entra nel nuovo canale WhatsApp di Fanpage.it
Intervista a Generale Giorgio Battisti
Ex comandante del Corpo d'Armata di Reazione Rapida della NATO in Italia
A cura di Antonio Palma
22 CONDIVISIONI
Immagine
Attiva le notifiche per ricevere gli aggiornamenti su
Conflitto Israelo-Palestinese

Questa guerra tra Israele ed Hamas a Gaza “è completamente diversa da tutti gli altri conflitti recenti per due motivi principali: il primo è che Israele deve recuperare la reputazione di deterrenza che aveva fino all’attacco terroristico del 7 ottobre, la seconda è che combatte per la sopravvivenza”, lo ha spiegato a Fanpage.it il generale Giorgio Battisti, analista militare ed ex comandante del Corpo d’Armata di Reazione Rapida della NATO in Italia.

Generale, Israele prosegue l’operazione di terra a Gaza e oggi ha preso di mira anche l’ospedale Al-Shifa, sostenendo che all'interno si nascondano dei leader di Hamas.

Certi eccessi di questo conflitto che vengono riportati dalla stampa, se sono veri, possono dipendere dal fatto che questa guerra è completamente diversa da tutti gli altri conflitti degli ultimi anni per una serie di motivi. Il primo è che Israele deve recuperare la reputazione di deterrenza che aveva prima. Israele deve essere credibile nella propria risposta perché essendo circondata da nemici come Hezbollah o le formazioni siriane deve recuperare la propria reputazione ai loro occhi. Dopo il tragico attacco terroristico del 7 ottobre che ha dimostrano una elevata vulnerabilità del proprio sistema difensivo, Israele deve recuperare la reputazione che aveva fino ad allora, una deterrenza che serve per fare in modo che i potenziali avversari temano la sua reazione. Il secondo aspetto è che combatte per la propria esistenza. Neanche in Ucraina è così perché Hamas nel suo statuto parla di distruzione totale di Israele e non certo di sconfitta. Per questo, con queste due esigenze, Israele ha affermato più volte che intende proseguire fino alla completa neutralizzazione di Hamas nella Striscia di Gaza e ha già distribuito l’equipaggiamento invernale ai soldati. Avendo richiamato circa 360mila riservisti, penso che intendano procedere con questo scontro fino a quando non avranno sradicato Hamas dalla Striscia.

Generale Giorgio Battisti
Generale Giorgio Battisti

Secondo lei come procederà l’operazione dell’esercito israeliano? I militari si spingeranno ancora dentro la Striscia di Gaza?

Israele sta procedendo con sistematicità per rastrellare casa per casa la Striscia, concentrandosi sulla parte nord dove sarebbero concentrate le maggiori infrastrutture operative e logistiche di Hamas, soprattutto questi oltre 500 km di rete di tunnel nel sottosuolo. Qui sarebbero nascosti centri operativi e di comando e controllo e sedi logistiche per assemblare le armi e dove può darsi che ci siano anche parte degli ostaggi. Israele dice che il sottosuolo di questi ospedali come Al-Shifa sia utilizzata da Hamas e da altre formazioni come zone operative e ha mostrato immagini di altre strutture civili usate chiaramente dai miliziani. Nel caso del complesso ospedaliero di Al-Shifa, molte fonti media locali come Al Jazeera confermano che ci sono stati combattimenti all’ingresso, questo conferma che quanto meno Hamas utilizza queste infrastrutture pubbliche. Io penso che gli israeliani proseguiranno in modo sistematico almeno per il nord della Striscia di Gaza, anche se qualcuno a livello di vertice sta pensando di proseguire anche a sud. La presenza di tunnel rende la situazione difficile. Infatti Israele non parla di entrare in questa rete dove Hamas probabilmente ha preparato trappole e ordigni, ma sta procedendo a distruggere i pozzi di ingresso. Finora ne hanno chiusi circa cinquecento per fare in modo che i miliziani non possano muoversi. Uno dei tanti rischi infatti è che i militanti di Hamas, tramite i tunnel, riescano a prendere alle spalle le truppe israeliane che avanzano.

Attaccare ospedali o altre infrastrutture civili comporta un alto rischio di perdite tra civili innocenti

Ovviamente i luoghi civili non devono essere obiettivi militari ma quando vengono utilizzati a fini militari perdono questo status. Israele però ha forze armate a cui si insegna a operare in base ai principi del diritto internazionale che sono quelli di distinzione degli obiettivi e di proporzionalità. Anche nel caso dell’ospedale di Al-Shifa non c’è stato un attacco generale ma l’intervento di forze speciali che, forse grazie a informazioni di intelligence, hanno effettuato interventi mirati. In queste operazioni di targeting c’è un intero processo dietro. Oltre alla componente operativa, ci sono anche gli ufficiali cosiddetti legal che danno il loro parere in base a questi principi del diritto umanitario internazionale. Ovviamente all’atto pratico purtroppo i cosiddetti danni collaterali ci sono sempre in qualsiasi conflitto e ancora di più se si combatte in zone altamente abitate.

Quanto Israele potrà sostenere questa situazione e una perdita sempre maggior di truppe nell’operazione?

Gli israeliani sono convinti di combattere per la loro sopravvivenza. Ogni nazione ha dei limiti di accettazione dei caduti in combattimento e anche per questo procedono molto lentamente in modo sistematico facendosi accompagnare da aviazione elicotteri e droni. Ma quando si combatte nei centri abitati le vittime sia civili che militari aumentano, a volte anche in termini esponenziali. C’è un fatto però da tener conto e cioè quanto l’economia israeliana potrà resistere. Di questi 360mila riservisti su una popolazione di circa 8 milioni di abitanti sono tutta forza lavoro di cui si priva l’economia israeliana. Bisogna capire quanto è negativo l'impatto di queste persone che non lavorano più e questo sarà un aspetto che a medio e lungo termine potrebbe dare qualche problema. Bisogna vedere inoltre se ad un certo punto la comunità internazionale e soprattutto gli Usa, come avvenuto nei precedenti confitti come la guerra dei sei giorni o la guerra del Kippur, intervengono sul governo israeliano e hanno la forza di bloccare l’offensiva a Gaza. Ci sono tanti esempi, però, di come Israele ha proseguito le sue azioni senza tenere conto di quello che gli veniva chiesto dai suoi principali alleati. Bisogna capire infine anche cosa farà Hezbollah nei prossimi mesi anche se per ora, oltre al lancio di missili, non sembra voler intervenire direttamente.

22 CONDIVISIONI
601 contenuti su questa storia
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni