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Conflitto Israelo-Palestinese

Gaza, si tratta per la tregua ma Israele non rinuncia all’assalto a Rafah: “Vittoria sarà più vicina”

A Doha, in Qatar, sono ripresi i negoziati sugli ostaggi israeliani e la tregua a Gaza ma il Premier israeliano ha chiarito che un eventuale accordo con Hamas su ostaggi e tregua non interferirà con i piani dell’operazione a Rafah.
A cura di Antonio Palma
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Il premier Netanyahu
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Le trattative per una prossima tregua a Gaza tra Israele e Hamas vanno avanti ma intanto nella Striscia di Gaza si continua a morire e Netanyahu annuncia l'imminente assalto a Rafah. Secondo il Premier israeliano, infatti, un eventuale accordo su ostaggi e tregua non interferirà con i piani dell'operazione a Rafah. "Se avremo un accordo sarà ritardata, ma ci sarà. Se non ci sarà un accordo la faremo in ogni caso", ha dichiarato Netanyahu, spiegando che l’assalto metterà Israele a poche settimane dalla "vittoria totale".

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Parole che ovviamente minano le stesse possibilità di una tregua nonostante gli sforzi dei mediatori. "Le parole di Netanyahu dimostrano che non è preoccupato dal raggiungere un accordo" ha detto a Reuters un funzionario di Hamas, Sami Abu Zuhri, accusando il Premier israeliano di voler "proseguire le trattative sotto i bombardamenti e il bagno di sangue" dei palestinesi.

A Gaza intanto si continua a morire sotto i bombardamenti israeliani ed è probabile che il bilancio delle vittime a Gaza superi la triste soglia delle 30mila vittime questa settimana. Numeri che potrebbero crescere esponenzialmente in caso di un attacco su grossa scala a Rafah visto che nella città al confine meridionale hanno cercato rifugio circa 1,5 milioni di palestinesi sfollati durante la guerra.

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Le autorità di Gaza accusano Israele di 19 diversi tipi di crimini di guerra come Uccisioni deliberate di civili, Tortura, sfollamento forzato, uso della fame come arma di guerra, bombardamenti su case, luoghi di culto e scuole e attacchi in centri medici e ospedali. Abu Mazen invece ha "avvertito che l'intenzione di Israele di imporre restrizioni all'ingresso di fedeli alla Moschea di Al-Aqsa durante il Ramadan, il conflitto può espandersi", e ha sottolineato "la necessità di impegnarsi a preservare lo status storico e giuridico dei luoghi santi". Il presidente Anp infine ha ribadito che "la Striscia di Gaza è parte integrante dello stato palestinese".

A Doha, in Qatar, invece sono ripresi i negoziati sugli ostaggi. Lo riferisce l'emittente televisiva statale egiziana al-Qahira al-Ihbariya citando proprie fonti e spiegando che ai negoziati partecipano "esperti provenienti da Egitto, Qatar, Stati Uniti e Israele", nonché rappresentanti di Hamas. Una volta completata questa prima fase di negoziati, i delegati si recheranno al Cairo per continuare i colloqui. Colloqui che partono da una intesa di massima già raggiunta a Parigi. "I rappresentanti di Israele, Stati Uniti, Egitto e Qatar si sono incontrati a Parigi e hanno raggiunto un'intesa tra loro quattro su quali sarebbero i contorni fondamentali di un accordo per il rilascio degli ostaggi e per un cessate il fuoco temporaneo", ha dichiarato infatti il consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca Jake Sullivan. "Si lavora e speriamo che nei prossimi giorni si possa arrivare al punto di un accordo finale", ha concluso Sullivan.

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