Il Regno Unito si sta avvicinando alla seconda ondata dell'emergenza Coronavirus. A meno di una settimana dall'introduzione di nuove misure restrittive in tutto il Paese, dopo i primi lockdown locali, il numero dei contagi continua a salire ad un ritmo che non si era visto neppure a marzo scorso: nella sola giornata di ieri sono stati registrati 5.692 nuovi casi, che hanno portato il totale a quota 435.000, a cui si aggiungono 17 nuovi decessi, che a loro volta hanno portato il totale a 41.988. E le previsioni per le prossime settimane non sono delle migliori: uno dei consulenti scientifici del governo di Boris Johnson, Graham Medley, ha detto che entro la fine di ottobre si potrebbe vedere triplicata la cifra quotidiana di morti, fino a 100 al giorno. Ma cosa è andato storto nei mesi scorsi tanto da far ripiombare l'ombra della pandemia su Londra e dintorni? A questa domanda ha provato a rispondere sul quotidiano The Guardian William Hanage, professore di epidemiologia delle malattie infettive dell'Università di Harvard.

Secondo Hanage, la Gran Bretagna non ha purtroppo imparato nessuna lezione dai mesi in cui l'emergenza Covid-19 è scoppiata nel mondo. "Sin dai primi focolai individuati all'inizio dell'anno – ha sottolineato l'esperto -, scienziati e governi hanno imparato molto sul virus, soprattutto che il modo migliore per combatterlo è testare, rintracciare e isolare i positivi, con conseguenze gravissime se ciò non viene fatto. Ma il Regno Unito sembra aver ignorato la maggior parte di queste dure lezioni. Invece di una politica basata sull'evidenza scientifica, la sua risposta alla pandemia sembra più un'evidenza basata sulla politica e la sua fretta di riaprire subito tutto". Insomma, per Hanage, così come per altri scienziati, pur avendo diminuito i numeri dell'emergenza in estate, il governo non è riuscito a finire il lavoro e a ridurlo a un livello sufficientemente basso prima di allentare le restrizioni. "Ci siamo mossi troppo in fretta, troppo presto". Inoltre, Londra non ha puntato nelle ultime settimane a scovare gli asintomatici, soprattutto tra i giovani, che rappresentano al momento la maggior parte di coloro in grado di trasmettere il virus. "In Inghilterra i tamponi vengono ancora eseguiti su coloro che hanno almeno un sintomo. Inoltre, il sistema di tracciamento dei contatti, una parte fondamentale del controllo della diffusione dell'infezione tra coloro che possono essere portatori asintomatici, è stato ampiamente inefficace, oltre che lento".

Sotto la lente di ingrandimento di Hanage anche l'inizio dell'anno scolastico: gli studenti sono stati fatti tornare a scuola, ma le mascherine, sia per loro che per gli insegnanti, non sono obbligatorie, a meno che non si trovino in un territorio a rischio o con una considerevole incidenza di casi. "Affrontare con successo il Covid-19 durante i mesi autunnali e invernali significa prendere consapevolezza della gravità della situazione, cioè sapere cosa sta realmente accadendo, in modo da poter agire dove è necessario e guadagnare la fiducia delle persone. Sebbene i blocchi locali mirati siano un modo intelligente per tenere il virus sotto controllo, questi si basano su test adeguati per identificare dove e con quale velocità il virus si sta diffondendo, cosa che non sta succedendo adesso. Senza questo, il governo sta agendo con gli occhi chiusi. Nel caso delle scuole, che secondo i ministri inglesi erano luoghi sicuri, il sistema semplicemente non era pronto, non ci sono tamponi per tutti". Mercoledì scorso parlando alla Camera dei Comuni, il leader laburista Sir Keir Starmer ha sostenuto le nuove e rigide regole in vigore per i prossimi sei mesi ma ha dato la colpa della seconda ondata al governo, confermando la sua incapacità di impostare un sistema di test e tracciamento efficiente e reattivo a livello locale. "Quando agirà il primo ministro?", aveva chiesto Starmer. Una domanda, alla quale, in realtà, tutto il mondo aspetta una risposta esaustiva.