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“JE, ti interessa sponsorizzare l'evento di quest'anno?". È il 5 giugno 2009. È passato poco meno di un anno da quando Jeffry Epstein è stato condannato a 18 mesi di reclusione per favoreggiamento della prostituzione e adescamento di minori. La mail è firmata John Brockman. L’evento in questione è della Edge Foundation. È una rete informale di scienziati, imprenditori e teorici della tecnologia. Un salotto globale dove “i ricchi, gli intelligenti e i potenti" si incontrano per rispondere alla stessa domanda ogni anno: “Qual è la tua idea che potrebbe cambiare tutto?”

L’editore John Brockman gestisce la rete organizzando conferenze esclusive e cene elegantissime, e scrive quella mail per un motivo preciso. Epstein, infatti, fa parte di quella rete e la finanzia da anni. Ha donato oltre 638.000 dollari tra il 2001 e il 2015, risultando il maggiore finanziatore della fondazione e, in alcuni anni, l'unico donatore. Anche dopo il primo procedimento giudiziario, come dimostra la mail.

Non partiamo a caso dalla Edge Foundation per raccontare questa storia. Dentro questo spazio si sono incrociati alcuni dei nomi più influenti dell’ecosistema tecnologico contemporaneo: una comunità che, proprio in quegli anni, iniziava a definire le basi dell’intelligenza artificiale generale.

Ed è in questa rete che compare anche Epstein. Non come scienziato, non come teorico, ma come finanziatore. D’altronde Epstein amava definirsi un “filantropo della scienza” e gli accademici amavano i suoi soldi. Ma è qui che il quadro si complica.

Perché attorno alla Edge Foundation non si muovono solo accademici o divulgatori. Si muovono idee radicali sul futuro: la possibilità che l’intelligenza artificiale superi l’uomo, che la biologia possa essere “ottimizzata” e teorie sulla gerarchia razziale. Ed è qui che vediamo emergere una mappa meno visibile: quella in cui il pensiero sul futuro dell’umanità si intreccia con capitali privati e circuiti d’élite.

È in questo ecosistema – a metà tra salotto intellettuale e laboratorio informale delle idee della Silicon Valley – che, come dimostrano i documenti e le mail consultate, Epstein entra in contatto con alcune figure chiave del pensiero sull'intelligenza artificiale.

E allora il punto non è solo ricostruire una rete. È capire cosa quella rete produceva e per conto di chi. Perché se è in quelle stanze che si è iniziato a immaginare il futuro dell’intelligenza artificiale, la domanda diventa inevitabile: chi era seduto al tavolo? E soprattutto: chi pagava il conto e perché.

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Il denaro che apre le porte

Già nei primi anni 2000 Epstein mostra interesse per l’intelligenza artificiale. Tanto da finanziare un vertice sull’IA a St. Thomas Island, a pochi chilometri dalla sua isola privata. Non è un episodio isolato. Prima ancora della condanna, Epstein inizia a inserirsi nei circuiti scientifici e filantropici legati a università come Harvard e al Massachusetts Institute of Technology (MIT). Relazioni che, come emerge dai documenti, non si interrompono con i procedimenti giudiziari. Si trasformano.

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I soldi passano attraverso fondazioni, eventi privati, reti informali come la Edge Foundation. Gli inviti diventano discreti, non ufficiali. Nelle mail degli Epstein Files compaiono decine di riferimenti a cene, seminari, workshop. In alcuni casi, Brockman garantisce che ci saranno solo giornalisti “amici” e che il nome di Epstein non verrà menzionato.

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Epstein resta dentro il circuito, ma fuori scena. C’è, ma non compare. Lo dimostra anche una galleria fotografica pubblicata dalla fondazione dopo un evento del 2012: ci sono tutti. Lui no. Eppure, sappiamo che aveva accettato l’invito.

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All’interno di questa rete, Epstein finanzia e sostiene nel tempo figure e istituzioni strategiche, contribuendo a creare un intreccio opaco tra capitale privato e ricerca teorica ad alto impatto.

E, come mostrano le email, il suo ruolo va oltre il denaro. Non si limita a scrivere assegni. Organizza incontri, mette in contatto persone, partecipa a cene esclusive. Interviene nelle conversazioni, suggerisce, commenta i progetti – a volte prima, a volte dopo aver finanziato. Non è solo un finanziatore. È parte della conversazione.

Il caso Joscha Bach e i finanziamenti di Epstein

Entriamo nel dettaglio. Le mail sono migliaia. I nomi, centinaia: scienziati, teorici, ricercatori che hanno avuto contatti con Epstein. Impossibile citarli tutti. L’obiettivo è un altro: far emergere uno schema.

Per farlo abbiamo seguito tre tracce – soldi, relazioni, influenza – concentrandoci su due casi emblematici. Il primo è quello di Joscha Bach.

Bach è un teorico dell’intelligenza artificiale. Il suo lavoro ruota attorno a una delle domande più ambiziose del settore: è possibile modellare la mente umana come sistema computazionale e, da lì, costruire una forma di coscienza artificiale?

Il suo percorso lo colloca al centro di questo dibattito. Ha lavorato al Programma per la Dinamica Evolutiva di Harvard e al MIT Media Lab – entrambi, come vedremo, hanno ricevuto finanziamenti da Epstein anche dopo la sua condanna. È stato anche vicepresidente della ricerca alla AI Foundation, dove si è occupato di sistemi capaci di interazioni sofisticate simili a quelle umane. Oggi Bach dirige il California Institute for Machine Consciousness – dove studia coscienza artificiale e modelli computazionali della mente – e i suoi post vengono ricondivisi da Elon Musk. Il curriculum di Bach non è un dettaglio biografico. Serve a capire il peso del profilo.

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Torniamo al rapporto con Epstein. Nei file abbiamo letto decine di email. Scambi su modelli cognitivi, architetture della mente, scenari futuri. In alcuni casi, le conversazioni toccano temi controversi: ingegneria genetica, gerarchie cognitive, anche affermazioni esplicitamente razziste. Giusto per dare un’idea: "I bambini neri negli Stati Uniti hanno uno sviluppo cognitivo più lento (e non recuperano mai)", scrive Epstein. Bach risponde che il fascismo è “il modo di governare più efficiente e razionalmente rigoroso, se qualcuno riuscisse a metterlo in pratica in modo sostenibile”. Poi aggiunge: "Trovo la tua ‘scorrettezza politica' molto affascinante... Penso che tu sia semplicemente del tutto libero da ogni vincolo nel tuo pensiero". Ricordiamoci che Epstein aveva in programma di sviluppare una razza umana superiore, dotata di capacità eccezionali, utilizzando l'ingegneria genetica e l'intelligenza artificiale.

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Siamo quindi di fronte a un'élite che parla fascismo, razzismo e controllo sociale e che al tempo stesso ha accesso a risorse, reti e strumenti per trasformare quelle idee in ricerca, tecnologia, infrastruttura.

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E infatti, il rapporto tra Bach e Epstein non si limita a teorie razziste scambiate via mail. Parliamo di soldi. Tra il 2013 al 2019 Bach riceve oltre un milione di dollari, secondo i calcoli di Der Spiegel. La domanda, a questo punto, è inevitabile: perché un finanziatore come Epstein investe così tanto su un singolo ricercatore?

Il legame tra i due inizia nel 2013, lo stesso anno in cui Bach avvia nuove collaborazioni accademiche. Nei mesi successivi, Epstein non si limita a sostenere la ricerca, copre spese di trasloco, l’affitto, i costi universitari e parte dello stipendio per il post-dottorato al MIT. Paga anche i voli necessari per partecipare a conferenze scientifiche.

Non è un finanziamento istituzionale. È un sostegno diretto, personale, continuativo. Parallelamente al MIT, Bach ottiene un incarico anche ad Harvard. Dal 2016 lavora nel programma di ricerca guidato dal professor Martin A. Nowak – un contatto che, secondo i documenti, gli viene presentato dallo stesso Epstein. Piccola nota. Anche Nowak aveva una stretta relazione personale e finanziaria con Epstein, tanto che nella prefazione del suo libro di testo del 2011, Evolutionary Dynamics: Exploring the Equations of Life, si conclude con: "Ringrazio Jeffrey Epstein per le numerose idee e per avermi permesso di partecipare alla sua appassionata ricerca della conoscenza in tutte le sue forme.”

Come dicevamo la rete è molto estesa. Ma torniamo a Bach e all’incarico ad Harvard. Il programma era stato finanziato anni prima con una donazione milionaria di Epstein. E Harvard chiarisce un punto cruciale: Bach non è pagato dall’università, né i fondi per la sua ricerca provengono da risorse interne. Ancora una volta, il denaro arriva da Epstein.

Nel caso di Bach, il sostegno va oltre la dimensione accademica. Un rapporto che si avvicina più a una sponsorizzazione personale che a una tradizionale forma di finanziamento scientifico. Secondo Bach si trattava però di “pura filantropia".

Il secondo asse: Bostrom e Goertzel

Per arrivare al secondo protagonista bisogna passare da Nick Bostrom. Filosofo, tra i più influenti nel dibattito sull’intelligenza artificiale, è noto per i suoi lavori sui rischi esistenziali e per aver contribuito a definire il concetto di longtermism: l’idea che il bene delle generazioni future debba diventare una priorità morale.

Il problema è: a che costo? Bostrom infatti parla di selezione genetica in utero per aumentare il QI della popolazione o di sorveglianza globale totale tramite intelligenza artificiale per prevenire l'estinzione umana. Non sorprende, quindi, che sia diventato un punto di riferimento per una parte dell’élite tecnologica.

Secondo i documenti, partecipa agli eventi della rete Edge e contribuisce ai dibattiti sul futuro della specie umana. La sua organizzazione, il Future of Humanity Institute, inizia a collaborare con Edge un anno dopo la condanna di Epstein, nel 2008. Nello stesso periodo, Bostrom co-fonda la World Transhumanist Association – oggi Humanity+ – un’organizzazione che promuove l’uso della tecnologia per modificare e migliorare la condizione umana.

Poco dopo arrivano anche i finanziamenti. Jeffrey Epstein dona circa 120.000 dollari all’organizzazione. Non solo per sostenere la ricerca, ma anche per coprire lo stipendio del vicepresidente. Il suo nome è Ben Goertzel, ed è il secondo protagonista di questa storia.

Informatico, tra i principali promotori dell’AGI, semplificando, un tipo di intelligenza artificiale che può simulare un essere umano. Oggi dirige SingularityNET, un progetto che punta a costruire una rete globale di intelligenze artificiali interconnesse.

È uno sviluppatore di spicco del framework OpenCog per l'intelligenza artificiale generale ed è stato a capo di Hanson Robotics, l'azienda che ha creato il robot Sophia. Goertzel rappresenta una linea di pensiero precisa: quella della Singularity. L’idea che l’intelligenza artificiale possa crescere in modo esponenziale fino a superare quella umana. Anche in questo caso il curriculum serve a comprendere il peso specifico nel panorama dell’IA di Goertzel.

Le mail mostrano un rapporto diretto, informale tra Goertzel ed Epstein. Si scambiano battute – anche sul suo aspetto da “hippy” e sul taglio di capelli – ma soprattutto parlano di progetti. Goertzel arriva a promettere, con il sostegno del finanziere, una sorta di Sputnik dell’intelligenza artificiale. Nelle mail Goertzel scrive: “Apprezzo moltissimo il tuo finanziamento al nostro attuale progetto OpenCog AGI su scala ridotta a Hong Kong, ma non posso fare a meno di desiderare che avessimo i fondi necessari per accelerare davvero il passo.”

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Epstein investe. E continua a farlo nel tempo. Secondo i documenti, tra il 2008 e il 2018 versa almeno 100.000 dollari, distribuiti in più tranche. La cifra reale potrebbe essere più alta: non è possibile ricostruire con precisione.

Sappiamo che Goertzel cerca attivamente quei fondi. In un messaggio del 2011 scrive: “Fammi sapere se sei disposto a donare gli ulteriori 10.000 dollari.”

È una trattativa continua. E, ancora una volta, Epstein non si limita a finanziare. Interviene. Suggerisce direzioni, propone criteri: per esempio, l’idea che i sistemi di IA debbano superare test di intelligenza “da bambini” per dimostrare progressi concreti. Il suo ruolo è dentro la conversazione.

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Nel 2014, Goertzel lo ringrazia anche apertamente in un libro sull’AGI, riconoscendo che il suo supporto è stato decisivo. "A Jeffrey Epstein, il cui lungimirante finanziamento della mia ricerca sull'AGI mi ha aiutato a superare diverse difficoltà nel corso degli anni. Al momento della stesura di questo testo, Jeffrey sta contribuendo a sostenere il progetto OpenCog Hong Kong". OpenCog è utilizzato da circa 50 aziende, tra cui Huawei, Cisco e la stessa SingularityNET di Goertzel.

La giustificazione di Goertzel, a posteriori, è semplice. Alla stampa ha spiegato che ottenere finanziamenti per la ricerca sull’intelligenza artificiale generale – soprattutto in quegli anni – era estremamente difficile e quando i fondi non ci sono, rifiutarli diventa più complicato. "Il motivo per cui qualsiasi scienziato avesse a che fare con Jeffrey Epstein era molto semplice: ottenere finanziamenti per la ricerca è difficile", dice.

È qui che il quadro si chiude. Non solo idee radicali sul futuro dell’intelligenza. Ma anche la dipendenza economica, da chi è disposto a finanziarle.

La mappa dell’influenza

Il quadro complessivo è chiaro. Non solo donazioni a istituzioni, ma interventi mirati su singoli ricercatori. Milioni di dollari investiti direttamente nella ricerca sull’intelligenza artificiale, distribuiti secondo una logica selettiva.

Bach e Goertzel sono due casi. Non eccezioni. Perché, come mostrano i documenti, anche dopo la condanna del 2008 Epstein continua a muoversi all’interno del calendario sociale e intellettuale della Silicon Valley. E dentro la rete Edge, il suo ruolo non è mai stato un segreto.

Un gruppo ristretto e influente mantiene i rapporti. I nomi sono quelli che oggi definiscono il potere tecnologico globale: Jeff Bezos, Sergey Brin, Larry Page, Elon Musk, Nathan Myhrvold, Bill Gates, Seth Lloyd, Lawrence Krauss, Joi Ito, Michael Wolff. Tutti compaiono, a più riprese, negli Epstein Files. Comparire nei documenti non implica l’essere colpevoli o coinvolti, lo sottolineiamo, i file raccontano però un rete di incontri, cene, influenze dove si decide da che parte deve andare il futuro dell’umanità. 

Sappiamo anche che Epstein ha partecipato indirettamente a operazioni finanziarie, come un seed round legato a fondi collegati al MIT Media Lab. Per anni è stato donatore segreto dell’istituto. Nelle mail che abbiamo letto il MIT scrive: “Jeffrey ci servono soldi ma devi rimanere anonimo”. Non solo, Epstein ha facilitato a sua volta donazioni di altri filantropi, tra cui Bill Gates e l'investitore Leon Black, per un totale stimato di circa 7 milioni di dollari.

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La rete è ampia. Stratificata. Difficile da tracciare nella sua interezza. Oggi abbiamo isolato una porzione, concentrandoci sull’intelligenza artificiale, un campo che inevitabilmente si intreccia con altri ambiti, dalla biologia alla filosofia. Ma al di là dei singoli nomi e dei singoli episodi, ciò che emerge è un modello che si ripete.

Finanziamenti personali. Mirati. Diretti a ricercatori selezionati. Un’influenza costante, esercitata nel tempo, su chi oggi contribuisce a definire la traiettoria dell’intelligenza artificiale.

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Il punto cieco

La ricostruzione dei documenti non restituisce un sistema lineare, né una rete compatta. Al contrario, mostra un intreccio di relazioni diverse: finanziamenti istituzionali, partecipazione a eventi intellettuali, scambi privati – email, conversazioni, contatti diretti. Piani distinti, che è fondamentale non confondere.

Le conversazioni tra Epstein e i ricercatori non rappresentano posizioni ufficiali della comunità scientifica. Allo stesso modo, ricevere finanziamenti non significa automaticamente condividere visioni o contribuire a teorie controverse.

Ma fermarsi qui sarebbe riduttivo. Perché ciò che emerge dai documenti è un dato strutturale: la permeabilità tra capitale privato, élite tecnologiche e produzione teorica ad alta influenza.

È questo il punto. Il finanziamento della rete ha garantito a Epstein qualcosa di più dell’accesso. Gli ha dato credibilità, fiducia, prossimità, potere. Perché dentro quella rete non circolavano solo idee astratte. Circolava una visione del mondo. Una visione in cui emergevano, più o meno apertamente, alcune costanti: l’idea di un’aristocrazia cognitiva, lo scetticismo verso i meccanismi democratici, l’ossessione per la selezione genetica, l’ottimizzazione, la gerarchia biologica, sociale, tecnologica.

Queste idee hanno circolato – e continuano a circolare – in ambienti che dispongono dei mezzi per renderle operative. Perché ci sono miliardari, come Epstein, pronti a selezionare gli scienziati e finanziarli per plasmare il mondo attraverso piattaforme, architetture di intelligenza artificiale, reti che oggi sono alla base del potere politico ed economico.

Il risultato è un ecosistema in cui idee radicali sul futuro convivono con capitali opachi, la ricerca di frontiera si intreccia con reti sociali estremamente selettive, e il confine tra speculazione teorica e progettazione concreta del futuro diventa sempre più sottile.

E quindi il punto non è più solo Epstein. Non è nemmeno la rete. È ciò che resta. Le idee che hanno trovato spazio, soldi e legittimità, e che oggi contribuiscono a definire gli equilibri di potere del mondo che stiamo già vivendo.

Questo contenuto è a cura di Elisabetta Rosso

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