
Blocchi navali, missioni umanitarie intercettate in acque internazionali, attivisti rapiti e incarcerati che rischiano la pena di morte: com'è possibile che Israele possa fare tutto questo e nessuno dice niente? Facciamo chiarezza, con Martina Comparelli di Global Sumud Flotilla.
Oggi rispondo alla domanda di Giovanni:
“Ma è legale che Israele attacchi una barca in acque internazionali e rapisca gli attivisti della Flotilla?”
Caro Giovanni. No, quel che ha fatto Israele con la prima e la seconda Flotilla non è in nessun modo legale. Però andiamo con ordine, perché forse è il caso di ripercorrere da capo tutta questa vicenda.
Cos’è la Global Sumud Flotilla, innanzitutto. Innanzitutto: è un’iniziativa umanitaria che ha come scopo quello di portare aiuti via mare alla popolazione di Gaza, rompendo il blocco navale che Israele ha imposto alla Striscia.
Tenete bene a mente queste parole: iniziativa umanitaria. Perché l’articolo 59 della Quarta Convenzione di Ginevra per la protezione delle persone civili in tempo di guerra impone di consentire azioni di soccorso umanitario verso le popolazioni occupate. Questa convenzione è stata ratificata da Israele. E la popolazione di Gaza è sotto occupazione.
Perché allora gli aiuti non possono entrare a Gaza? Perché Israele ha circondato con un muro la Striscia, via terra. E ha imposto un blocco navale, via mare. Sia il Muro, sia il blocco navale sono misure estremamente controverse, che buona parte della comunità internazionale e dei giuristi valutano come contrarie al diritto internazionale, in quanto confinano in un ghetto la popolazione di Gaza.
Concentriamoci soprattutto sul blocco navale, però. Perché c’è un’ulteriore problema. Le acque che bagnano la striscia di Gaza, secondo i trattati internazionali, sono di pertinenza palestinese. Israele tuttavia, in quanto potenza occupante, ha imposto un blocco navale che impedisce l'accesso ai pescatori locali e intercetta le navi che portano aiuti.
La motivazione di Israele – che si fa forte del diritto bellico – è che con questo blocco navale vuole impedire il contrabbando di armi verso Gaza. Tuttavia, è una motivazione che fa acqua da qualunque parte la si guardi: se Israele è potenza occupante deve far passare gli aiuti. Se non lo è, non può bloccare le navi che vogliono raggiungere Gaza.
C’è ancora di peggio, però. Perché il blocco navale israeliano è a 12 miglia nautiche dalla costa, in teoria, dove cominciano le acque territoriali di Gaza. Ma le navi che provano a portare aiuti a Gaza sono sovente intercettate molto prima dalla marina israeliana, in acque internazionali.
E no, intercettare le navi in acque internazionali, e ucciderne o catturarne l’equipaggio – equipaggio civile, non militare, peraltro – è un atto di pirateria. Il diritto internazionale del mare dice espressamente che nessuna nazione può imporre la propria autorità su navi con bandiera straniera, che un blocco navale non giustifica l’uso della forza sui civili e che, al più, l’intercettazione è lecita in alto mare solo per sospetta pirateria, tratta degli schiavi, trasmissioni abusive o traffico di stupefacenti. Non certo se si trasportano aiuti umanitari.
Eppure, questo è quel che Israele fa, dal 2010, quando intercettò la prima flotilla in acque internazionali, causando la morte di nove persone e decine di feriti.
Insomma, la Global Sumud Flotilla – Sumud vuol dire resistenza – è l’ultima di queste missioni umanitarie. E la sua forza, per l’appunto, sta nell’essere globale: tante bandiere, tante nazionalità, ben quarantaquattro, tanti Paesi coinvolti vuol dire maggior copertura istituzionale.
Anche qui, in teoria.
Perché la missione partita lo scorso settembre, dopo numerosi attacchi, è stata intercettata il 1 ottobre dalla marina israeliana, i suoi membri sono stati arrestati e condotti nelle prigioni israeliane. E il governo italiano, tanto per essere chiari, ha dichiarato per bocca della presidente del consiglio Giorgia Meloni, che la missione aveva lo scopo di indebolire il suo governo, mentre il ministro degli esteri Antonio Tajani che “il diritto internazionale valeva fino a un certo punto”. Per dire: non è stato nemmeno pagato il biglietto aereo di ritorno agli attivisti imprigionati, una volta rilasciati dal governo israeliano.
Qualche giorno fa, più precisamente il 26 aprile, è partita una nuova missione della Global Sumud Flotilla, e nonostante nel frattempo il clima nei confronti del governo israeliano da parte del nostro esecutivo sia in parte mutato – causa sondaggi non esattamente favorevoli – l’antifona è stata più o meno la stessa: “Non ho cambiato idea, mi sfugge l’utilità” ha dichiarato Giorgia Meloni parlando della Flotilla. E allo stesso modo il presidente del Senato Ignazio La Russa ha dichiarato che si tratta di “manifestazioni strumentali e propagandistiche a scarso rischio e a molto ritorno mediatico”. Mentre il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha parlato di un’iniziativa che ha “poco l'obiettivo di portare veramente aiuti, comunque irrisori rispetto a quelli che abbiamo dato come governo italiano”.
Partiamo da qui. Dagli aiuti che Piantedosi ha definito irrisori. E chiediamo a chi c’era, su quelle imbarcazioni, come l’attivista Martina Comparelli, cosa c’era su quelle barche e se gli aiuti fossero davvero così irrisori:
La Global Sumud Flotilla porta aiuti selezionati secondo le richieste della popolazione palestinese. Generi alimentari, forniture mediche, semi di colture non invasive che possono aiutare la ricostruzione. Per raccogliere questi beni ci sono stati aiuti della società civile, non solo dall’organizzazione. Ci sono tante persone che si sono messe in gioco, bambini, anziani. Dire che tutto ciò è irrilevante è malvagio e in cattiva fede, oppure semplicemente ignorante. Perché vogliamo ricordare che usare la fame come arma di guerra e sterminio è un crimine di guerra, crimine per cui Netanyahu è stato accusato dalla corte penale internazionale. Stupisce che la seconda carica dello Stato non se lo ricordi.
Irrisori o meno, quegli aiuti non sono mai arrivati a Gaza, e probabilmente mai ci arriveranno. Perché nella notte tra il 29 e il 30 aprile, in acque internazionali, più o meno all’altezza di Creta, a 600 miglia nautiche da Gaza, la marina israeliana ha intercettato ventidue delle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla, e ha catturato 175 attivisti. Che ha fatto sbarcare dalle proprie navi, abbandonandole in mare, e facendoli salire sulle navi degli aggressori. Ancora Comparelli:
Le forze israeliane hanno abbordato 22 delle barche della Global Sud Flotilla, una missione non violenta con civili a bordo a quasi 1000 km da Gaza. Hanno rapito circa 175 partecipanti e dopo averne rilasciati quasi tutti hanno portato due di loro, gli organizzatori Thiago Avila e Saif Abukeshek, in Israele dove sono in detenzione al momento senza accuse. È già illegale fare una cosa del genere nelle acque di Gaza, perché sono acque di Gaza non di Israele. Adesso però sono arrivati praticamente sotto casa nostra. Questo vuol dire solo una cosa: che l'impunità se lasciata fare non crea solo una ripetizione ma crea una vera e propria escalation e ci chiediamo dove altro si spingerà Israele se silenzio dei nostri governi continua.
Al 2 di maggio, 173 di quegli attivisti sono stati fatti sbarcare a Creta, dopo due giorni di violenze.
I partecipanti sono stati trasportati su quella che è letteralmente una prigione mobile e sono stati sottoposti a torture sia psicologiche che fisiche con pesaggi, spari con proiettili di gomma a distanza ravvicinata e abbiamo ricevuto anche notifica di casi di violenza sessuale. Questa situazione continua per gli organizzatori Thiago Avila e Saif Abukeshek che al momento sono anche sottoposti a torture di altro tipo come la violazione psicologica, la deprivazione del sonno e negli ultimi video riportano segni in viso di botte, pestaggi, come anche abbiamo visto nei partecipanti che sono stati rilasciati che riportavano tagli, ematomi e altri segni. Ricordiamo che questa pratica non è nuova per Israele, anzi abbiamo saputo di molto molto peggio dai prigionieri palestinesi, torture che durano ore, violenze sessuali ripetute, tutto ciò nell'impunità internazionale. Chiediamo quindi la liberazione sì di Thiago e Saif, ma anche di tutti gli ostaggi palestinesi che al momento sono quasi 10.000 e più di 350 di essi sono bambini.
Come racconta Martina Comparelli, due di loro invece sono stati trattenuti e deportati in carcere in Israele, nel centro di detenzione di Shikma, con l’accusa – pesantissima – di “affiliazione a un’organizzazione terroristica”.
Si tratta del brasiliano Thiago Ávila e del palestinese, con cittadinanza spagnola e svedese, Saif Abukeshek. Questi due attivisti sono membri del direttivo di Global Sumud Flotilla, di cui sono anche portavoce. L’organizzazione terroristica cui sarebbero affiliati è, ovviamente, Hamas. Ma mentre parliamo nessuna accusa, sostenuta da argomentazioni fattuali, è stata formalizzata da Israele. Di fatto, i due attivisti sono detenuti senza accuse a loro carico. Ma i capi di imputazione che pendono sul capo di Abukeshek, in quanto cittadino palestinese, rischiano di condurlo al patibolo. In virtù della nuova legge voluta dall’estrema destra israeliana e approvata dalla Knesset a fine marzo scorso, legge per la quale chi “intenzionalmente causa la morte di una persona con l’intento di negare l’esistenza dello stato di Israele” può essere condannato a morte.
Non solo: anche su di loro, soprattutto su di loro, è stata usata molta violenza. Stando a quel che racconta Adalah, il team legale per i diritti delle minoranze arabe in Israele, Avila e Abukeshek sono stati “ammanettati, bendati e costretti a mantenere posizioni che, secondo gli standard internazionali, possono essere qualificate come trattamento inumano e degradante. A questo si aggiunge il diniego dell’accesso immediato alla tutela legale e della possibilità di contattare i propri familiari. Tutto questo, ovviamente, oltre alle tumefazioni e ai segni evidenti delle percosse e delle violenze subite durante la detenzione in Israele.
Due membri dello steering committee della Global Sud Flotilla, ovvero Thiago Ávila e Saif Abukeshek, sono stati trasportati illegalmente in Israele e sono al momento in prigione senza accuse fondate e in detenzione ingiustamente per il semplice fatto che sono stati rapiti a 1000 km da Israele e quindi in teoria la legge israeliana non si dovrebbe applicare al loro caso. Peraltro portavano beni umanitari e non partecipavano a un'organizzazione terroristica, come invece dicono le accuse. Nel momento in cui sono stati rilasciati gli attivisti rapiti, non hanno avuto la possibilità di accedere ad alcun telefono o modo di avvisare né le autorità, né l'organizzazione della flottiglia di quello che stava succedendo a Saif e Thiago e nel momento in cui ciò è stato possibile, erano già ben lontani.
Nell’udienza dello scorso 2 di maggio, il fermo per Avila e Abukeshek, che si sono presentati in aula in sciopero della fame, e con i ceppi alle caviglie, è stato prolungato per sei giorni. Nel frattempo, la madre di Avila è morta.
E se pensate che noi, in quanto Italia, non possiamo farci nulla, che è un caso che riguarda il Brasile, o la Spagna, o la Svezia, sappiate che non è così. Avila e Abukeshek sono stati catturati mentre erano a bordo della Eros 1, una nave battente bandiera italiana. Tecnicamente, insomma, erano su suolo italiano. E le autorità italiane, a quanto dicono i legali dei due attivisti, era stata avvisata tempestivamente di quanto stava avvenendo “ma non è stata adottata alcuna misura effettiva di protezione”. Allo stesso modo, ad abbordaggio e deportazione avvenuta, è stata inviata una seconda comunicazione alle autorità italiane, chiedendo che venissero adottati tutti gli strumenti per proteggere gli attivisti, compresi quelli stranieri catturati su barche con bandiera italiana. In entrambi i casi, l’Italia non ha risposto.
Il silenzio, a volte seguito dalle parole di scherno, considerato il caso La Russa, del governo italiano rispetto a quello che è successo la notte del 29 aprile alla Global Sumud Flotilla è allucinante. Soprattutto perché alcuni nostri partecipanti sono stati rapiti su barche battenti bandiera italiana. Questo significa che le forze israeliane sono entrate in suolo italiano e hanno rapito delle persone. Tra queste c'era Saif Abukeshek che è ancora prigioniero, è ancora ostaggio. Per questo i nostri legali hanno hanno depositato un esposto alla procura della Repubblica. Da un certo punto di vista non mi stupisce perché dopo tutti questi anni di silenzio, anzi di complicità con invio di forniture militari e accordi con Israele non ancora rotti dopo tutta l'inazione di fronte al genocidio del popolo palestinese forse il silenzio che di fronte a quello che è successo a noi, è semplicemente parte di quello che ha fatto il governo italiano in tutti questi anni.
Ricapitoliamo, quindi.
Israele sta violando i diritti umani della popolazione civile che sta occupando.
Ha posto in essere un blocco navale illegale, respingendo barche che portavano aiuti umanitari.
Ha intercettato imbarcazioni fuori dalle proprie acque territoriali.
Ha rapito 175 persone in barche battenti bandiere straniere, quindi in Paesi stranieri.
Ha violato i diritti umani delle persone che ha rapito.
E il nostro Paese non ha fatto nulla, né detto praticamente nulla, per evitare che tutto questo accadesse, né per salvaguardare l’incolumità e il rispetto dei diritti di due attivisti rapiti sul nostro suolo.
Il punto è tutto qua: se Israele è riuscita a fare tutto questo, e continua a fare cose del genere, da anni, è semplicemente perché nessuno gli ha mai impedito di farlo. Men che meno oggi.