SOLO PER ABBONATI PODCAST

Ma davvero Trump è una minaccia per la democrazia in America?

Immagine
Audio wave

Contenuto riservato agli abbonati

per riceverlo e accedere a tanti altri contenuti esclusivi.

Immagine

Oggi rispondo alla domanda di Martina:

“Ma davvero Trump è una minaccia per la democrazia in America?

Cara Martina, messa così è una domanda davvero complicata. Proviamo a rispondere un pezzettino alla volta.

Cominciamo col dire che Donald Trump e la sua presidenza stanno attraversando una fase non particolarmente felice. Dopo le disastrose spedizioni dell’ICE a Minneapolis e dopo la pubblicazione degli Epstein Files, col suo nome pronunciato dal finanziere pedofilo più volte di quanto JK Rowling abbia mai pronunciato il nome di Harry Potter nella saga a lui dedicata, c’erano già stati importanti smottamenti nell’indice di approvazione, già di per sé molto basso, del presidente americano.

Tuttavia, nelle ultime settimane un altro paio di eventi ne hanno ulteriormente minato la popolarità. Il primo è lo shutdown parziale degli Stati Uniti d’America che nel momento in cui raccontiamo questa storia dura ormai da quasi cinquanta giorni, ed è il più lungo di sempre.

Lo shutdown, per chi non lo sapesse è il blocco delle attività amministrative federali americane, che scatta quando il Congresso non approva in tempo la legge di bilancio. Per la cronaca, questo shutdown è dovuto al fatto che i democratici si rifiutano di votare la legge di bilancio fino a quando non saranno inseriti emendamenti che prevedano la responsabilità degli agenti dell’immigrazione e dei confini – quello che ormai abbiamo imparato a conoscere come ICE – condizione che per i repubblicani è inaccettabile.

Quando l’America va in shutdown i servizi governativi "non essenziali" si fermano, migliaia di dipendenti pubblici vengono messi in ferie forzate e smettono di funzionare un sacco di cose: musei, parchi nazionali, a questo giro persino gli aeroporti. Dove Trump ha mandato gli agenti dell’ICE, quelli che hanno ammazzato due attivisti a Minneapolis come Alex Pretti e Nicole Goods e usato bambini come esche per arrestare i genitori, a controllare i passaporti a chi doveva partire.

Il secondo problema per Trump è ovviamente la guerra in Iran, e soprattutto la chiusura dello stretto di Hormuz. Ricapitoliamo, pure qua: Trump e Netanyahu hanno attaccato l’Iran il 28 febbraio, con l’obiettivo di rovesciare il governo degli Ayatollah. Per ora, pure avendo ucciso la guida suprema Ali Khamenei e altri importanti membri del regime, non è riuscito nel suo intento. E il governo iraniano, nel frattempo, ha chiuso lo stretto di Hormuz, la lingua di mare tra il Golfo Persico e il mare d’Arabia, da cui transita il 15% del petrolio e il 20% del gas naturale consumato ogni giorno al mondo. Risultato? Mentre scriviamo, il Brent, il greggio del Mare del Nord con cui si calcola il prezzo del petrolio in Europa è aumentato in un mese del 59%, il più alto aumento su base mensile della Storia.

Trump ostenta sicurezza, dice che entro tre settimane la questione iraniana sarà chiusa, dice che quello del petrolio non era un problema americano, che in sostanza era tutto previsto? Secondo la giornalista e scrittrice Rula Jebreal, ospite di questa puntata di Direct, invece no, la situazione a Trump è sfuggita completamente di mano.

Trump non ha nessuna strategia per l'Iran, non l'ha mai avuta, è stato trascinato in questa guerra da Israele e purtroppo pagheremo tutte le conseguenze perché ci sarà una recessione mondiale e ci sarà una crisi energetica e crisi economica che non si è mai vista da da moltissimi anni.

C’è di più, però. Ed è ancora più preoccupante di così. In un lungo articolo del giornale americano Politico dello scorso 30 marzo, che cita un collaboratore della Casa Bianca, nella reazione di Trump a queste due crisi, "molte delle decisioni prese dall'amministrazione non sono di natura politica". Tradotto meglio e citando sempre la stessa fonte: "Per tutti coloro che si occupano di politica, come me e altri, che si chiedono ‘ok, ragazzi, ma che dire delle elezioni?', non sembra che stiano agendo o attuando le politiche dell'amministrazione pensando alle elezioni".

Le elezioni di cui parla l’articolo di Politico sono le cosiddette elezioni di mid term, di metà mandato, che si terranno il prossimo 3 novembre. Di fatto, una finestra elettorale in cui si eleggono diversi membri del senato e tutti i membri del congresso, oltre a 39 governatori. Se dovessero vincere i democratici e perdere Trump, il presidente rischierebbe di perdere il controllo – che ora ha – delle due camere.

Stando a un sondaggio Ipsos della scorsa settimana, nemmeno un americano su tre approva la gestione dell’economia americana di Trump, un dato che nonostante un’inflazione pesantissima Joe Biden non aveva mai raggiunto. Non solo: sempre secondo Ipsos l’approvazione di Trump, complessivamente, è pari al 39%. Dato appena poco migliore quello rilevato da Fox News – storico network conservatore – ad approvare l’operato sinora del presidente Trump è solo il 41% degli elettori americani. Si tratta del valore più basso mai registrato dall’inizio della sua presidenza. Molto più basso di quelli fatti registrare sia dal suo predecessore Joe Biden, sia da Trump stesso durante la sua prima presidenza.

Con questi sondaggi, di solito, la sconfitta alle mid term è assicurata. E infatti, per Rula Jebreal, la destra americana sta andando incontro a una sconfitta certa. Addirittura, parla di “catastrofe trumpiana”. Attenzione, però. Perché quelle voci dalla Casa Bianca raccontano qualcosa di diverso. E quando dicono che Trump e i suoi non stanno pensando alle elezioni, secondo Rula Jebreal, vuol dire che non stanno pensando a come vincerle. Ma a come reagire a una sconfitta. O a sabotarle. O peggio ancora a fare in modo che non abbiano luogo.

Trump perderà l'elezione del midterm, sarà una catastrofe per i repubblicani, per tutti quello che hanno sostenuto Trump e sarà anche una catastrofe non solo per il midterm, le amministrative a novembre, sarà anche una catastrofe per anche le presidenziali fra due anni per i repubblicani. I repubblicani perderanno per moltissimi anni sia le presidenziali che le amministrative. E il rischio vero che Trump scatenerà una violenza vera come quella che ha fatto nel 2020, quando ha scatenato il golpe contro Capital Hill. Quindi lui si sta già preparando dicendo che potrebbe sospendere l'elezione e poi potrebbe mandare gli agenti dell'Ice davanti ai seggi elettorali: sono tutti manovre per cercare di intimidire e soprattutto per cercare di scatenare violenza, perché sa molto bene che ormai è a a picco nei sondaggi.

Ti sembra assurdo possa accadere? Che gli Stati Uniti D’America, l’archetipo democratico occidentale possa collassare sotto i colpi di un Presidente, senza che nessuno faccia nulla? In realtà la questione è più complessa di così. Secondo Rula Jebreal, Trump ha alleati potentissimi. Non tanto il mondo Maga –  acronimo di make america great again -, la base iperconservatrice americana, che coltiva sogni isolazionisti, quanto  le lobby di finanziatori miliardari legata a Israele, che hanno donato al tycoon newyorchese centinaia di milioni di dollari come garanzia di sostegno alle mire espansionistiche di Benjamin Netanyahu e al sogno, coltivato dalle frange più estreme della destra israeliana, di una “Grande Israele” che da Gaza si espande fino ai confini dell’Iraq e dell’Arabia Saudita.

Una lobby, di fatto, che sempre secondo Jerebal è all’origine della scelta di Trump di attaccare l’Iran insieme a Netanyahu. Sconfessando la sua base, nel nome degli interessi di miliardari e oligarchi che l’hanno riempito di denaro.

Trump è stato comprato e venduto dai lobbisti filo israeliani, soprattutto dai miliardari filo israeliani con Miriam Adelson che ha dato a Trump 300 milioni di dollari in 10 anni per comprare la politica estera americana e farla sottomettere completamente a quella di Israele. In Italia si sottovaluta completamente il ruolo dei lobbisti di questi finanziatori miliardari della campagna elettorale di Trump e tanti di loro sono filo-israeliani come Larry Aden come Shaldon e Miriam Aden e tantissimi altri e sono tutti completamente piegati alla visione espansionistica, militarista e soprattutto alla visione della grande Israele, il progetto della grande Israele voluto tanto da Netanyahu che dice, in pratica, che i confini di Israele sono fra il il fiume il Nilo e il l'Eufrate che include pezzi della tutta la Palestina, circa tutta la Giordania, un pezzo della Siria, il Libano, un pezzo dell'Iraq ehm e quindi arriva fino a pezzi dell'Arabia Saudita. Quindi è una follia totale, cioè un paese di 9 milioni di abitanti domina una regione intera dove vivono 400 milioni di abitanti.

Dall’altra parte, ovviamente c’è un mondo democratico e più in generale un mondo in opposizione a Donald Trump che sta mostrando segni di grande vitalità dopo la disastrosa sconfitta alle presidenziali di novembre 2024 e il successivo periodo di sbandamento. Prova ne sono la rivolta di Minneapolis e le manifestazioni No Kings. Anche qua tuttavia per Rula Jebreal Israele gioca un ruolo chiave. Così come il sostegno democratico all’attacco a Gaza aveva fatto perdere le elezioni a Kamala Harris, così la guerra in Iran e il sostegno acritico di Trump alle campagne militari israeliane potrebbe essere fatale al presidente. In questo specifico contesto, quello legato alla guerra in Iran, l’indice di disapprovazione dell’opinione pubblica americana arriva a toccare infatti il 61%. Raramente una guerra è stata più impopolare.

Il campo democratico è fatto, soprattutto, da una base democratica molto attiva e molto partecipe, una base che era disposta e continua ad essere disposta a sacrificarsi letteralmente. L'abbiamo visto con Alex Pretti e Nicole Goods che sono stati uccisi ah dagli agenti dell'ICE mentre protestavano contro contro il regime fascista di Trump. E questa base democratica, però, ha cominciato a protestare molto prima della vittoria di Trump, perché hanno protestato contro le politiche di Biden, soprattutto quelle politiche legate ai finanziamenti e all'armamenti spediti a Israele mentre stava commettendo un genocidio. Il Partito Democratico ha perso le presidenziali nel 2024 per per il via per via del sostegno ad Israele. Paradossalmente nel 2026 sia il midterm, cioè le le elezioni amministrative che le elezioni presidenziali saranno perse dai repubblicani per colpa di Israele, di nuovo, questa volta per via della guerra contro l'Iran.

La mobilitazione contrapposta di questi due mondi potrebbe tuttavia essere l’innesco di una fase ulteriormente radicalizzata e violenta di questa legislatura. Un altro indizio di forte debolezza della democrazia americana. Una democrazia che più è debole, più potrebbe essere attaccabile, in vista di un appuntamento elettorale decisivo come quello delle prossime elezioni di metà mandato.

Ed è qui il punto dirimente, secondo Rula Jebreal: la democrazia americana è un malato molto più grave di quanto si pensi, vittima di un presidente che si è arricchito durante il suo mandato, che ha venduto tecnologie strategiche in cambio di denaro per sé a Paesi terzi, che ha costruito un’alleanza militare che sta portando il mondo nel caos in ragione dei soldi che ha ricevuto per la sua rielezione. Un Paese del genere, che ha lasciato che tutto questo accadesse, avrebbe la forza di reagire a un colpo di mano ordito dal suo presidente?

L'America di Donald Trump sta diventando un paese molto simile ai regimi autoritari, corrotti, violenti. Il presidente americano ha incitato all'odio e alla violenza contro i giornalisti americani che lui chiama il nemico del popolo. Ha fatto arrestare i giornalisti americani semplicemente perché hanno raccontato le dimostrazioni e le manifestazioni contro di lui, giornalisti guarda caso tutti di colore.  È il presidente che ha chiesto alla sua ministra della giustizia Pam Bondi di fare processare e arrestare suoi oppositori politici e soprattutto agenti dell'FBI, l'ex direttore dell'FBI James Comey semplicemente perché l'hanno indagato nel passato e hanno indagato la sua azienda. Un uomo come Trump che sta guadagnando che ha guadagnato 4 miliardi di dollari in un anno, corruzione pura, ha ricevuto un aereo che vale 400 milioni di dollari come regalo dalla famiglia reale del Qatar, ha ricevuto 2 miliardi dalle Emirati Arabi Uniti, che sono diventati i suoi partner nella sua criptovaluta e in cambio di vendita di tecnologia militare americana esclusiva. Sta vendendo segreti di Stato, ma soprattutto è chiaro che la sua politica è sempre motivata dal guadagno personale.

Trump è un presidente violento, un presidente corrotto, un presidente che guarda più e assomiglia più a un dittatore come Putin che a un qualsiasi altro presidente degli Stati Uniti.

api url views
Ascolta con una prova gratuita di 14 giorni
Prova l'abbonamento gratis per 14 giorni e ottieni l'accesso al podcast.
Offerta limitata
Gratis
per 14 giorni
  • ABBONAMENTO A FANPAGE.IT
  • Newsletter, serie e podcast esclusivi
  • Rassegna delle news più rilevanti del giorno
  • Sito web e app senza pubblicità
  • Sostieni il giornalismo libero e indipendente
Tra 14 giorni pagherai 7,50€ al mese in un pagamento unico di 90€