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Ma cosa c’è dietro al caso di Delmastro e del ristorante con il prestanome di un boss di camorra?

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Oggi rispondo alla domanda di Francesca:

Ma il caso Delmastro e della bisteccheria con un mafioso è chiuso, ora che si è dimesso?

No, nemmeno un po’.
Perché è un caso talmente grave e con talmente tanti punti oscuri che forse potremmo dire che si sia aperto definitivamente ora.

Andiamo con ordine, però. E partiamo proprio da lui, da Andrea Delmastro Delle Vedove. Piemontese, cinquant’anni da compiere, avvocato penalista e figlio d’arte – suo padre è stato deputato per dieci anni di Alleanza Nazionale – Andrea Delmastro è in politica da quando era ragazzino.  Come Giorgia Meloni e Giovanni Donzelli, per intenderci: prima Fronte della Gioventù, poi Azione Giovani, poi il partito dei grandi.  Rispetto a Meloni e Donzelli è sempre stato pure più radicale. Fecero discutere, quando fu nominato sottosegretario, le foto sul suo profilo Facebook con la maglietta dei Gesta Bellica, gruppo nazi-rock che dedicò una canzone ad Erich Priebke, il boia nazista delle Fosse Ardeatine. Nel 2004, poi, è stato rinviato a giudizio per un'aggressione ai danni di due senza tetto avvenuta a Biella, venendo poi assolto in primo e secondo grado. È uno strenuo sostenitore delle forze dell’ordine e dei suoi metodi duri, Demastro, tanto da aver proposto un premio per i poliziotti della penitenziaria che hanno represso nel sangue la rivolta nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, in epoca Covid.

Sebbene penda un po’ più a destra di loro, Delmastro è comunque molto amico di Meloni e Donzelli, i due politici a cui è più legato. Donzelli è l’amico della vita, nonché coinquilino a Roma. Con Meloni i rapporti sono talmente stretti che Delmastro per anni ne è stato anche l’avvocato penalista di riferimento, soprattutto quando si trattava di querelare i giornalisti. Tanto che quando formerà il suo primo governo, Meloni lo vorrà come sottosegretario alla giustizia, con delega al sistema carcerario, per contenere il ministro Carlo Nordio, considerato allora troppo indipendente dai voleri della presidente del Consiglio.

Quindi: non parliamo di un politico di Fratelli d’Italia come tutti gli altri. Delmastro è nel cerchio strettissimo di Giorgia Meloni.

E allora perché Giorgia Meloni l’ha spinto a dimettersi da sottosegretario, per una vicenda apparentemente piccola come quella di alcune quote in una bisteccheria romana, vicenda per la quale Delmastro non è nemmeno indagato?

Ecco, e qui arriviamo al dunque: perché questa vicenda non è per nulla piccola. E perché ha un mare di punti apparentemente inspiegabili, che possono aprire a scenari molto inquietanti.

Facciamo qualche passo indietro

È il 16 dicembre del 2024 e siamo a Biella, in Piemonte. Quel giorno in uno studio notarile viene costituita una società. Si chiama “Le 5 Forchette Srl”, ma i soci sono sei. C’è Andrea Delmastro col 25%. C’è l’allora vicepresidente della Regione Piemonte Elena Chiorino, sempre di Fratelli d’Italia, col 5%. C’è il consigliere regionale, sempre Fratelli d’Italia, Eugenio Zappalà, e l’assessore al Comune di Biella Cristiano Franceschini, anche loro col 5%. E poi c’è una signora di nome Donatella Pelle col 10%, moglie di un avvocato cassazionista molto vicino a Fratelli d’Italia e a Delmastro. Ma soprattutto c’è la sesta socia, col 50%. Si chiama Miriam Caroccia e ha appena compiuto 18 anni. E già questo è strano. Ancora più strano è il fatto che è la figlia di Mauro Caroccia, anche lui presente alla firma dell’atto notarile, pur non comparendo in nessun modo nella società.

Come racconta Alberto Nerazzini, l’autore dell’inchiesta pubblicata dal Fatto Quotidiano, che ha fatto esplodere lo scandalo,

"Mauro Caroccia è un cinquantenne romano che appartiene a una famiglia di ristoratori. È figlio di Nicola Caroccia e Rosetta Palmieri, una coppia sbarcata nella capitale da Felitto, un paesotto in provincia di Salerno che apre un ristorante a metà degli anni 90 in Via dei Fulvi al numero 8, nemmeno 50 m da Via Tuscolana. Siamo in un rione che ha una densità mafiosa tra le più alte al mondo. Il locale si chiama Da Baffo, che rapidamente diventa il classico ristorante che puoi vedere in un film, Il ritrovo prediletto dei malavitosi e dei mafiosi, all'interno del quale si consumano le riunioni, gli scambi, ma anche gli svacchi, dove ci si prende, insomma, una pausa dai tanti impicci. Nella gestione del ristorante da baffo entrano presto in gioco i figli, Mauro, appunto, e Daniele, un anno più giovane. Chi come me studia da tempo il ventre mafioso di Roma, sa bene come per svariati anni, svariati gruppi di polizia giudiziaria sganciati fra loro perché per indagini differenti lavorano sulla frenetica criminalità organizzata romana, sempre a un certo punto finiscano tutti da baffo e tutti devono ascoltare i fratelli Caroccia nelle intercettazioni, perché i Caroccia parlano assai. Questo vale davvero per numerose attività non solo dell'antimafia, degli ultimi 15 anni, nelle quali si intrecciano interessi, quartieri e soprattutto uomini, tutti i nomi stranoti della criminalità. quasi sempre organizzata della capitale. Nomi conosciuti da tutti, quindi anche i non addetti ai lavori conoscono i fratelli Caroccia e per i pochi che non sanno basta una semplicissima ricerca su internet. Nel 2020 la DIA di Roma chiude l'inchiesta Affari di famiglia sulla variegata struttura economica dell'impero di Michele Senese, il capo del clan mafioso sicuramente più importante di Roma, tra i più potenti in Italia. Affari di famiglia svela il riciclaggio, l'usura, le intestazioni fittizie con cui i senesi riproducono i guadagni immensi della droga. Mauro e Daniele Caroccia sono tra gli arrestati. A inizio 2022 arriva la sentenza di primo grado. Mauro è condannato a 4 anni, invece Daniele è assolto. Sono sequestrati i ristoranti e le società legate a Daniele Caroccia che nel frattempo si erano moltiplicati, non solo da Baffo, ma anche Baffo 2 Fish per esempio, e Baffolona Burger Srl. Poi ci sarà un processo di appello che assolve, la Cassazione che ordina un nuovo appello che rinnova la condanna a 4 anni per intestazione fittizia con l'aggravante di mafia, poi confermata dalla Cassazione nel febbraio del 2026. Mauro Caroccia oggi è in carcere perché è un prestanome dei Senese”.

E ok, il 16 dicembre 2024, era caduta l’aggravante mafiosa tra i suoi capi d’imputazione – che poi sarà confermata nel processo d’appello bis – e Caroccia era ancora un uomo a piede libero. Ma cosa ci faceva a Biella con Delmastro e gli altri di Fratelli d’Italia? E ancora: che c’entra sua figlia Miriam, appena diciottenne?

Affari di famiglia, per l’appunto. Perché il ristorante che l’allegra combriccola delle 5 forchette vuole aprire a Roma, su via Tuscolana, si chiama Bisteccheria d’Italia, e se notate una leggerissima assonanza con il nome di un noto partito di governo, beh, non siete i soli. E la socia di maggioranza è proprio Miriam, con ogni probabilità prestanome del padre, visto che lei Delmastro non l’ha mai visto in vita sua. E che nei video promozionali del nuovo ristorante serve ai tavoli mentre il padre parla in camera come se fosse tutta roba sua.

Mauro Caroccia, invece, Delmastro lo conosce benissimo. Ci sono foto dell’ottobre 2023 che li ritraggono assieme, abbracciati, nel ristorante “Da Baffo”, prima del sequestro dell’antimafia. E ci sono altre foto che ritraggono Delmastro a pranzo alla Bisteccheria d’Italia con Giusi Bartolozzi, la potentissima pure lei ormai ex capa di gabinetto al ministero della giustizia. Che da via della Tuscolana 452 dista circa 7 km di traffico intenso.  Soprattutto, però, tutti conoscono Caroccia: i suoi rapporti con il boss Senese sono noti. Basta una breve ricerca su Google per appurare che Caroccia ne è il prestanome. E del resto lo dice pure suo fratello Davide: “Chi sia Mauro lo sanno anche i muri”. Possibile non lo sapesse il sottosegretario alla giustizia, con delega al sistema penitenziario? "No, non è possibile, non credo sia possibile perché non credo che l'onorevole del mastro delle vedove ex sottosegretario alla giustizia sia uno sprovveduto o un totale incapace", racconta ancora Nerazzini.

A questo punto, però tocca passare a Michele Senese, O Pazzo.

Qui tocca scomodare le parole di Nico Falco di Fanpage, nell’incipit del suo articolo che ne racconta le gesta:

“Pazzo, completamente. Incapace di intendere e di volere e, quindi, nemmeno responsabile delle sue azioni. O, almeno, questo dicono le perizie. Eppure Michele Senese, che all'anagrafe di camorra è noto proprio come "‘o pazzo", in quarant'anni ha scalato le gerarchie della malavita, "enfant prodige" alla corte dell'allora potentissimo clan Moccia di Afragola che si è lanciato negli anni ottanta alla conquista di Roma, arrivando a dettare legge su Cinecittà, alleato con personaggi del calibro di Giuseppe Fasciani, Massimo Carminati e Giuseppe Casamonica”.

Questo invece è quel che dice Nerazzini, di Senese:

"Michele Senese è il capo assoluto della mafia romana ed è uno dei mafiosi più spietati e potenti in Italia, quindi nel mondo, visto che la mafia è una specialità molto italiana. Michele Senese è nato a da Fragola, Napoli, nel 1957. Arriva a Roma alla fine degli anni 70 perché appartiene al gruppo di camorristi selezionatissimi che il clan Morcia spedisce nella capitale per stanare i cutoliani. cani in fuga. Nel gruppo ci sono appunto Michele Senese, suo fratello Gennaro, Domenico Pagnozzi e Antonio Gaglione. Michele Senese entra subito in contatto e in affari con la banda della Magliana, che vuole dire anche Massimo Carminati, il cecato. L'intreccio con la destra anche versiva è quasi inevitabile. Michele è di base un killer affidabile che poi fa il salto da grande capo di un clan camorristico che prende le forme di un clan autoctono. È un clan che subisce un momento di crisi nel 2009 con l'esecuzione dell'operazione Orchidea. In abbreviato, però, Michele Senese è assolto dall'accusa di 416 bis. Ha una vecchia condanna per droga a Milano, un cosiddetto 74 e un ergastolo per un omicidio del 2001. Fece uccidere il mafioso Carlino per vendicare la morte di suo fratello Gennaro, sgozzato nel 1997. Poi è arrivata la condanna in affari di famiglia con l'aggravante mafiosa e si attende il processo ai mandanti dell'omicidio di Piscitelli, detto Diabolik, l'ex capo degli ultras della Lazio, ucciso nell'agosto del 2019, legatissimo a Gennaro e cresciuto criminalmente sotto l'ala della famiglia senese. Michele Senese non è al 41 bis, è in carcere a Catanzaro in regime di alta sicurezza. AS 1 per l'esattezza quello che contiene i detenuti più pericolosi o quelli che escono dal circuito del 41 bis per motivi vari, tra cui una soluzione".

Dal suo sbarco nella capitale, avvenuto a metà degli anni ‘80, Michele Senese e il suo clan diventano una realtà consolidata e fortissima nel traffico di droga romano. Dopo aver evitato condanne su condanne a causa di perizie compiacenti che certificassero la sua pazzia, Senese finisce definitivamente in galera, all’ergastolo per due omicidi, nel novembre del 2014. Ma da lì, dicono, continua a comandare sul suo clan e su Roma. Anche grazie a prestanome compiacenti come, appunto, Mauro Caroccia.

Piccola curiosità. In una puntata di Report del 2024 si fa riferimento a Michele Senese come l’uomo per cui lavorava Franco Meloni, papà di Giorgia, che fu arrestato per traffico di droga a Minorca, nel 1995,  in possesso di ben 1.500 kg di hashish su una barca a vela. Ad affermarlo è il pentito di camorra Nunzio Perrella, secondo cui fu proprio Senese a parlagli di Franco Meloni. Pura e semplice curiosità, visto che la premier, sua sorella Arianna e sua madre, con Franco Meloni, hanno interrotto ogni rapporto dal 1988.

Anche qui, sentiamo cosa dice Nerazzini in proposito.

"Ricordo benissimo la puntata di Report che era una puntata decisamente importante e anche qualche articolo sulla vicenda che è un'altra vicenda incredibile, quella del padre della premier Franco Meloni. In realtà il primo a tirarla fuori è stato Andrea Palladino, che è il collega con cui in questi mesi sto lavorando a questo libro e che mi ha portato, diciamo, anche alla storia di Delmastro. Palladino nell'aprile del 2023, pubblica il libro "Meloni segreta" con parecchie notizie inedite interessanti, tra cui quella appunto di Francesco Meloni, il padre di Giorgia e Arianna Meloni che dopo essersi rifatto una vita alla Gomera, un'isola delle Baleari, è arrestato a metà sempre degli anni 90 perché a bordo della sua barca vela sono trovati 1500 kg di di hashish, una tonnellata e mezzo di hashish. Il pentito intervistato dall'ottimo collega di Report dice che quel viaggio, quel viaggio di droga era per i Senese ed era diretto era diretto verso il litorale laziale. È importante pensare ai Senese anche fuori da Roma, perché i Senese sono a Milano, importante il processo Hydra, perché il clan Senese è uno dei clan fondatori dell'associazione mafiosa milanese ed è riconosciuto al pari di sodalizi di grandissimo livello e poi i soldi dei Senese sembrano apparire anche ,come stanno raccontando alcuni colleghi in queste ore nella nell'intricatissima vicenda della Santanchè, l'altra ministra che si è dimessa".

Comunque: dobbiamo fare un salto in avanti di qualche mese. A quando Caroccia viene condannato con la sentenza dell’appello bis e finisce in prigione per quattro anni. È un evento che convince Delmastro e i suoi colleghi di Fratelli d’Italia a disfarsi delle quote di "5 forchette". Anche qui è tutto un po’ strano, però. Delmastro ad esempio fa transitare quelle quote su una società immobiliare a lui legata, poi le cede a Donatella Pelle, che a sua volta le cede a Miriam Caroccia. Il tutto dietro al pagamento della modica somma di 5mila euro. In contanti.  Quando la vicenda diventa pubblica, proprio grazie ad Alberto Nerazzini e alla sua inchiesta, Delmastro parla di una leggerezza e anche Meloni parla di un ministro leggero. E Delmastro per ora non risulta essere indagato.

Ma poi arrivano le dimissioni, pesanti.

E rimangono le domande pesanti.

Perché Delmastro conosceva Caroccia?
Davvero non sapeva nulla di quel che sapevano anche i muri?
Perché coinvolge altri esponenti di Fratelli d’Italia nell’apertura di una bisteccheria a Roma?
Perché l’atto notarile viene redatto a Biella?
Perché non comunica questa partecipazione societaria nella dichiarazione dei redditi che consegna alla Camera dei Deputati?
Perché cede la sua quota alla figlia di un prestanome della camorra?
Perché gli viene pagata in contanti?
E perché quella quota passa da diverse mani prima di arrivare in quelle di Miriam Caroccia?

Per dire: non è che siccome non è più ministro, queste domande non valgono più. E noi siamo qui, pazienti, ad aspettare le risposte.

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