
Mettiamola così: se questo governo si fosse impegnato per risolvere i problemi dell’Italia quanto si è impegnato per occupare tutte le poltrone possibili nell’istituzioni italiane, probabilmente saremmo la Svizzera. Purtroppo, però, non siamo la Svizzera. Mentre le poltrone, quelle sì, sono tutte occupate. O quasi. Prendiamo il caso delle dimissioni di massa delle opposizioni dalla commissione di Vigilanza Rai, che è paradigmatico. E concentriamoci sulle motivazioni di questa scelta.
Di fatto la commissione non si riunisce dal 2024, perché i membri della destra la disertano. Il motivo? Se si riunisse, la Commissione boccerebbe la nomina di Simona Agnes a presidente Rai. Per ratificare quella nomina, infatti, servirebbero per legge i due terzi dei voti della Vigilanza, ma le opposizioni voterebbero contro. Perché il governo, rompendo una prassi consolidata, ha imposto il nome di Agnes alle opposizioni, senza cercare una figura di garanzia, che andasse bene a tutti.
È un caso isolato? No, è un metodo. E non è un caso, del resto, che il governo stia facendo muro sulla riforma della Rai che l’Europa ci chiede da almeno un anno, da quando è diventato legge il Media Freedom Act: che i partiti escano dalla televisione di Stato e che i vertici vengano decisi in modo trasparente e non in base a criteri politici. Cosa che ovviamente oggi non avviene.
E sapete qual è il bello? Che il governo, per rispondere al Media Freedom Act ed evitare la procedura d’infrazione, ha proposto una riforma della Rai che anziché diminuirlo, aumenta il controllo della politica sulla televisione di Stato. Dice infatti la riforma che sei membri su sette del Cda devono essere nominati dal parlamento. E che poi il Cda elegge presidente e direttore generale. Peccato che da decenni ormai i parlamentari di maggioranza si limitino da anni a obbedire agli ordini di chi governa. E quindi, con una riforma del genere, sarebbe ancora una volta il governo a decidere presidente e direttore generale della Rai, con la foglia di fico del parlamento in aggiunta. E con tanti. saluti all'indipendenza dell'informazione.
Perché no, non ce la fanno a non occupare poltrone. E d’altra parte è questo lo scopo di questa maggioranza di governo, in questa legislatura: cambiare i connotati della macchina statale italiana, mettendo i loro uomini ovunque, come mai nessun governo – di destra, di centro e di sinistra – aveva mai fatto prima d’ora. Non con questa deliberata ostinazione, perlomeno.
E in fondo, se ci pensate, è così che si spiega l’ossessione del Quirinale di Giorgia Meloni e dei suoi, che in questi giorni sembra quasi essere diventata il primo punto del programma della destra per le prossime elezioni. Occupare tutto, anche il Colle più alto, come un alpinista che pianta la bandierina sull’Everest. Con tanti ringraziamenti da parte di un’Italia che non cresce e che è sempre più povera. E che magari vorrebbe che il governo, anziché occupare poltrone, si occupasse pure un po’ di lei.