
Beata Meloni, che con Trump non si pente di nulla. Ma forse, un po’ di autocritica non guasterebbe, qualche volta. Perché se oggi Donald Trump fa quel che vuole, a casa sua e in giro per il mondo, è anche a causa dell’accondiscendenza di chi, per un paio d’anni, non solo gli ha lasciato fare quel che voleva, ma ha anche giustificato ogni sua scelta.
Ad esempio: quando Trump diceva di voler invadere la Groenlandia, Meloni non firmò la dichiarazione congiunta dei Paesi europei che stigmatizzavano l’aggressività americana nei confronti di un territorio dell’Unione Europea. Al contrario, disse che non avevamo capito Trump, che lui comunque era animato dalla volontà di proteggere l’Occidente da atti ostili di Russia e Cina.
Allo stesso modo, quando Trump voleva imporre dazi su tutte le esportazioni europee, fu lei a contrapporsi alla proposta di Macron di rispondere agli Usa con un “bazooka” commerciale, cioè coi contro-dazi, lasciando a Trump la possibilità di negoziare da una posizione di forza.
Ancora: quando Trump promuove gli accordi Sharm el Sheik su Gaza e il Board of Peace per trasformare la Striscia in una speculazione immobiliare per suo cognato, è lei l’unica leader occidentale ad appoggiare l’iniziativa, entrando nel Board of Peace, anche solo come osservatrice, e augurandosi che a Trump fosse assegnato il Nobel per la pace.
Andiamo avanti? È sempre Meloni che afferma in spregio al ridicolo che il rapimento e la destituzione di Maduro In Venezuela è “un’operazione legittima di natura difensiva”, legittimando quello che nei fatti è un abominio sul piano del diritto internazionale, indipendentemente da quel che si può pensare dell’ex dittatore di Caracas.
Ed è sempre lei che di fronte all’attacco di Usa e Israele in Iran, anch’esso motivato da nulla, se non dalla volontà americana e israeliana di imporre il proprio dominio sul Medio Oriente, a pronunciare il pilatesco “non condanno e non condivido”, che alla fine suona come una legittimazione a bombardare chi si vuole.
E poi ci sono i silenzi: sulla distruzione dell’Onu, sull’uscita dagli accordi di Parigi sul clima, sulle violenze domestiche dell’Ice, sulle defenestrazioni di massa dei funzionari non allineati, sulle parole violente contro le giornaliste,, sugli inchini a Vladimir Putin in Alaska, e potremmo continuare l’elenco per molte righe ancora.
La verità è che pur con tutte le buone intenzioni di unità dell’Occidente, Meloni è la leader europea che più di ogni altra ha legittimato ogni mossa di Trump, che lo ha aiutato a rendere accettabile l’inaccettabile, che gli ha spianato la strada contro ogni possibile ostacolo o barricata.
E il bello – o il brutto – è che non se ne pente nemmeno ora che in tutta risposta ha ottenuto solo insulti e schiaffi.
Più ser…pardon: “pontiera” di così si muore.