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24 Dicembre 2020
13:10

Valigie dell’orrore, Elona non agì da sola: ci sono altri due indagati

Elona non ha fatto tutto da sola. Mentre la 36enne ex nuora delle vittime si avvale della facoltà di non rispondere di fronte al Gip, la Procura iscrive nel registro degli indagati per omicidio e occultamento di cadavere altri due nomi. L’ipotesi e che abbiano agito in concorso con la 36enne per uccidere Shpetim e Teuta Pasho.
A cura di Angela Marino
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Elona Kalesha non ha fatto tutto da sola. Mentre la 36enne ex nuora delle vittime si avvale della facoltà di non rispondere di fronte al Gip, la Procura iscrive nel registro degli indagati per omicidio e occultamento di cadavere altri due nomi. L'ipotesi e che abbiano agito in concorso con la 36enne per uccidere Shpetim e Teuta Pasho i due coniugi i sui cui corpi smembrati sono stati ritrovati giorni fa all'interno di quattro valigie abbandonate nei campi intorno al carcere di Sollicciano. La donna, ex compagna del figlio della coppia, Taulant, detenuto in Svizzera, si trova attualmente in carcere.

Il duplice omicidio della coppia risalirebbe ai primi di novembre del 2015, quando affittarono un appartamento nel Fiorentino per poter stare vicini al figlio che già allora era in carcere per reati di droga. Elona fu l’ultima persona a vedere i coniugi in vita. Marito e moglie avevano lasciato la casa della figlia il 31 e da Castelfiorentino si erano spostati a Firenze, in via Felice Fontana, nell'appartamento posto sotto sequestro ieri.

Fu Elona, la mattina del giorno della scomparsa, a rispondere al telefono al posto di Teuta, dicendo alla sorella della donna che la suocera non poteva rispondere perché impegnata a cucinare per il figlio Taulant che sarebbe uscito di carcere l'indomani. E fu ancora Elona a non consegnare, all'epoca delle indagini per la scomparsa, le ricevute degli affittacamere di via Fontana, a Firenze, dove secondo le ipotesi investigative ci fu il duplice omicidio e lo smembramento dei cadaveri. Non si esclude che alla base del delitto possa esserci la sparizione della somma di 40mila euro all'epoca in possesso delle vittime.

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