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15 Novembre 2022
11:10

Leonardo morto precipitando dall’ospedale, il papà: “Restò sul tetto 30 minuti, non si è suicidato”

Non si dà pace il papà di Davide Riberti, il 21enne paziente psichiatrico morto precipitando dall’ospedale Maggiore di Bologna lo scorso 21 giugno. Nei giorni scorsi è stata presentata una integrazione alla prima denuncia per chiedere che vengano sentiti i sanitari di turno la notte della tragedia: “Non si è suicidato e lo proveremo”.
A cura di Ida Artiaco
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"Mio figlio non si è suicidato e lo proveremo". Non si dà pace Davide Riberti, papà di Davide, il 21enne paziente psichiatrico morto lo scorso 21 giugno precipitando dal tetto dell'ospedale Maggiore di Bologna dove era ricoverato nel reparto di Otorinolaringoiatria, trasferito la sera precedente da Cona per essere operato d'urgenza. A cinque mesi da quel tragico evento, è tornato a parlare in una intervista rilasciata al Resto del Carlino per ribadire che quello del ragazzo non è stato per la famiglia un gesto volontario.

"Prima ci hanno detto che sarebbe rimasto 10 minuti sul tetto, ora emerge che invece vi restò mezz’ora. Trenta minuti. Sono tanti, una vita. Perché nessuno dei sanitari pensò di chiamarmi, di fargli sentire la mia voce?", si chiede Davide, che non si è mai fermato nel pretendere che la verità venga a galla su quanto capitato a Leonardo.

Mentre la Procura prosegue le indagini, in attesa che venga effettuata nei prossimi giorni l’autopsia dopo una richiesta di proroga del medico legale incaricato dal pm Luca Venturi, la famiglia Riberti ha depositato una serie di integrazioni alla prima denuncia risalente all’estate scorsa, riporta sempre il Resto del Carlino. L’ultima è di due giorni fa, con la quale si chiede al pubblico ministero di sentire infermieri e medici del reparto di Psichiatria di turno la notte tra il 20 e 21 giugno. I quali, scrive l’avvocato Fabio Anselmo che assiste la famiglia, avrebbero rigettato l’invito di essere sentiti in indagine difensiva.

"Tra l’una e le due di notte del 21 giugno – si legge nell'atto – Leonardo riusciva a eludere la normale sorveglianza e a raggiungere l’ingresso del Maggiore, poi intercettato dal personale di portineria e portato in Pronto soccorso". Una volta riaccompagnato in stanza, parlò con un medico il quale spiegò che Leonardo "aveva fatto un incubo". Quindi, aggiunse, "ho telefonato allo psichiatra di turno per chiedergli una consulenza di quanto accaduto. Mi ha risposto un infermiere che mi ha riferito che lo psichiatra era impegnato in altre consulenze urgenti presso il Ps generale". Episodi che la famiglia Riberti vuole accertare.

Sin dalla morte di Leonardo, i genitori, e in particolare il padre, si sono detti convinti che il giovane non si sia suicidato. Più probabile, secondo la famiglia, che il ragazzo abbia tentato la fuga e che sia caduto in modo accidentale.

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