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Cerchi NAZA su Google, trovi la propaganda di Israele: la nostra indagine sugli annunci a pagamento del governo

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Il governo israeliano sta sponsorizzando su Google il contro-documentario che imita NAZA e che ribalta il racconto sul genocidio a Gaza. Abbiamo ricostruito la campagna pubblicitaria destinata agli utenti italiani.

“Naza: guarda il vero film”. È questa la frase che compare in cima ai risultati di Google quando si cerca il documentario diretto da Yuval Abraham e Rachel Szor. Basta digitare il nome del film, premere invio e tra i risultati sponsorizzati compare un sito. L’estetica è la stessa del documentario: scritte gialle su sfondo nero, interviste anonime, riprese notturne sui tetti di Tel Aviv. Anche il tono è quello di un’inchiesta. Ma basta guardare meglio per accorgersi che qualcosa non torna. Il racconto è ribaltato. Il documentario originale ricostruisce i sistemi con cui l’esercito israeliano individua e seleziona i bersagli a Gaza, il contro-film NAZA: The Real Story presenta Israele come un Paese impegnato a difendersi da Hamas.

Ma come è possibile che questo contro-documentario in Italia compaia in cima alle ricerche? Abbiamo analizzato le sponsorizzazioni su Google e ricostruito una nuova campagna pubblicitaria del governo israeliano. Attraverso il portale Ads Transparency abbiamo individuato annunci che promuovono NAZA: The Real Story e un secondo video animato che attacca direttamente il documentario, accusando i suoi autori di aver manipolato le testimonianze e il racconto della guerra.

Gli annunci sono stati sponsorizzati dalla Israeli Government Advertising Agency, l’agenzia che cura la comunicazione pubblicitaria del governo israeliano.Non è la prima volta, da anni Israele utilizza Google per promuovere la propria versione dei fatti o per screditare organizzazioni e voci critiche. Il caso NAZA: The Real Story, però, mostra un ulteriore livello: sfruttare le sponsorizzazioni per intercettare chi cerca il documentario e portarlo davanti a una versione capovolta.

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GOOGLE ADS | La pagina sponsorizzata dalla Israeli Government Advertising Agency

Il caso NAZA: il contro-documentario che imita il film originale

Per capire cosa sta succedendo bisogna partire dall’originale: NAZA, prodotto dal Guardian e diretto da Abraham e Szor. Il documentario ricostruisce i sistemi utilizzati dall'esercito israeliano attraverso le testimonianze di 24 persone legate all'apparato militare e di intelligence israeliano.  Le interviste vengono girate di notte, sui tetti di Tel Aviv. Le fonti raccontano come l’esercito utilizza i sistemi di sorveglianza e l’intelligenza artificiale per individuare i bersagli a Gaza. Ma soprattutto descrivono il processo che porta a decidere chi colpire, anche quando si sa che nell’attacco potrebbero morire civili palestinesi, i danni collaterali, i cosiddetti Naza.

NAZA viene presentato alla Mostra del Cinema di Venezia a settembre 2026, dove riceve il premio speciale della giuria. La reazione delle autorità israeliane è durissima. Ma il governo non si limita a criticare, contrattacca. Poco dopo compare online un secondo film, intitolato NAZA: The Real Story.

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GOOGLE | I risultati di ricerca per Naza

Il progetto riprende l’estetica del documentario originale: interviste anonime, riprese notturne sui tetti di Tel Aviv, un tono da inchiesta. Ma il messaggio cambia. Israele, sostiene il film, sta solo difendendo il suo popolo da Hamas. Quando viene registrato, il 16 settembre, sono passati appena sei giorni dalla première di NAZA. Inizialmente, la pagina si presenta come se fosse il sito ufficiale del documentario originale. Attribuisce persino la regia ad Abraham e Szor. Non è una semplice contro-narrazione. È qualcosa che rischia di far credere al pubblico di trovarsi davanti al documentario originale.

Il Guardian, che ha prodotto NAZA, ha accusato il sito di aver tentato deliberatamente di ingannare gli spettatori. La pagina è stata poi modificata, ma continua a promuovere il contro documentario utilizzando la stessa estetica. E a questo punto compare un’altra anomalia: un contatore che dichiara oltre 42 milioni di visualizzazioni. Su YouTube, però, il video ne ha raccolte soltanto circa 30.000. Molto probabilmente la cifra è stata gonfiata da accessi automatici. Ma il caso non si chiude qui.

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La pagina sponsorizzata di NAZA: The Real Story

Google Ads: la nuova frontiera della battaglia per la narrazione

Il governo non si limita a confondere le acque, decide infatti di far partire anche una campana di sponsorizzazioni su Google. Google Ads permette a inserzionisti pubblici e privati di acquistare visibilità nei risultati di ricerca, facendo comparire determinati siti tra i primi risultati quando gli utenti cercano parole chiave specifiche. In pratica, il governo israeliano ha pagato per far comparire in alto nei risultati di ricerca non il documentario originale, ma NAZA: The The Real Story. 

Abbiamo ricostruito la campagna pubblicitaria attraverso l'analisi delle sponsorizzazioni su Google Ads. Consultando il portale Ads Transparency di Google, risulta che la Israeli Government Advertising Agency – agenzia che opera come gruppo di comunicazione per il governo di Benjamin Netanyahu – ha sponsorizzato la pagina per promuovere NAZA: The Real story per la prima volta il 15 ottobre, poi l'ha aggiornata il 20. Tra i paesi target della campagna pubblicitaria c'è anche l'Italia. Secondo i dati forniti da Google compare sotto la categoria: Arte e Intrattenimento.

Non è l’unico contenuto sponsorizzato emerso dalla nostra ricerca. Abbiamo individuato anche un secondo video, questa volta animato, che attacca direttamente il documentario NAZA. Lo spot accusa i registi di aver costruito interviste false e manipolato il racconto del genocidio per ottenere un riconoscimento internazionale. Anche in questo caso tra i paesi destinatari della campagna c'è l'Italia e compare sotto la categoria: Arte e Intrattenimento.

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GOOGLE ADS | La campagna di sponsorizzazioni contro Naza

Cosa compare sulla pagina sponsorizzata?

Abbiamo anche analizzato i contenuti della pagina sponsorizzata. Il sito NAZA: The Real Story non si limita a contestare le conclusioni del documentario originale: ne capovolge la prospettiva. Secondo il contro-film, realizzato da cittadini israeliani, tra cui un avvocato e riservista dell’esercito, le operazioni militari a Gaza vanno lette alla luce della guerra contro Hamas e del modo in cui il gruppo armato opera tra la popolazione civile.

Il film affida il racconto a comandanti e ufficiali dell’intelligence israeliana. Le loro testimonianze insistono sulla presenza di miliziani di Hamas tra i civili, sull’uso di abitazioni e infrastrutture civili e sulle difficoltà di condurre le operazioni militari a Gaza. Il contro-documentario sostiene inoltre che gli attacchi siano sottoposti a procedure di autorizzazione e controlli rigorosi, e presenta l’esercito israeliano come uno dei più morali al mondo. È una narrazione che sposta il centro del discorso: non più le testimonianze di chi racconta come vengono selezionati i bersagli e quanti civili possono morire negli attacchi, ma la versione dei militari sulle ragioni e sulle regole delle operazioni.

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NAZA: The Real Story | Le tesi del contro documentario

Non solo, sul sito viene sottolineato più volte che il governo israeliano non ha sponsorizzato il progetto. Si legge: "Tre privati cittadini hanno realizzato NAZA: The Real Story e ne hanno pagato la produzione di tasca propria. Non abbiamo ricevuto alcun finanziamento né supporto alla produzione dal governo, dall'esercito o da altre fonti esterne. Né il governo israeliano né l'IDF sapevano che stavamo realizzando il film finché non è stato completato."

Eppure il governo israeliano ha conferito ai registi un attestato di riconoscimento "per il loro contributo alla diplomazia pubblica israeliana", il documentario è stato ricondiviso dall'Ambasciata d'Israele negli Stati Uniti e – come abbiamo documentato – è stato sponsorizzato su Google dalla Israeli Government Advertising Agency.

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NAZA: The Real Story | I creatori del contro–documentario

Non è la prima volta

Il caso Naza si inserisce in una strategia di comunicazione più ampia che il governo israeliano porta avanti da anni, utilizzando la pubblicità online per promuovere la propria versione dei fatti e screditare voci critiche. La Israeli Government Advertising Agency è al centro di queste campagne, che sfruttano gli strumenti della comunicazione commerciale per orientare il dibattito pubblico.

Su Fanpage.it stiamo ricostruendo questa strategia in Italia attraverso l’analisi delle sponsorizzazioni su Google, per capire quali messaggi vengono promossi, chi li finanzia e come raggiungono gli utenti.

Uno dei primi casi risale al 2024, quando il governo israeliano ha pagato una campagna pubblicitaria acquistata su Google contro l'UNRWA, l'agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi. Gli annunci indirizzavano gli utenti verso pagine che accusavano l'organizzazione di collaborare con Hamas. La stessa strategia era stata utilizzata per screditare Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, Medici senza Frontiere e l’Onu. Il metodo è sempre lo stesso. Finanziare una massiccia campagna di sponsorizzazioni per far comparire in cima ai risultati di ricerca di Google la sua verità.

Non solo, nel corso del 2025 su Google abbiamo anche trovato video di telegiornali falsi che annunciano attacchi di Hamas che non sono mai avvenuti, ma anche filmati che sponsorizzano "una delle più importanti operazioni di assistenza umanitaria al mondo da parte di Israele". Le immagini mostrano bambini palestinesi che abbracciano scatoloni di cibo e la distribuzione di “milioni di pasti” al giorno nella striscia di Gaza grazie all’arrivo di “migliaia di camion”.

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GOOGLE ADS | Il video creato con l'IA degli aiuti umanitari a Gaz

La responsabilità di Google: chi paga per orientare l’informazione

Il caso NAZA solleva una questione che va oltre la propaganda: quale responsabilità hanno le piattaforme che la rendono visibile? Google non è l’autore di questi contenuti, ma attraverso il suo sistema pubblicitario permette a chi li finanzia di raggiungere un pubblico mirato.

Chi cerca un documentario può ritrovarsi davanti a un film che ne imita l’estetica e ne capovolge il racconto. Non parliamo solo di propaganda, ma di accesso all’informazione: chi paga può acquistare una posizione privilegiata nei risultati di ricerca e intercettare il pubblico prima ancora che questo possa orientarsi tra le fonti.

Per questo la questione non riguarda soltanto chi finanzia la propaganda, ma anche chi la rende visibile a pagamento. Chi controlla gli annunci prima di pubblicarli? E cosa succede quando un contenuto sponsorizzato può essere scambiato per un’inchiesta indipendente?

Google non è responsabile delle opinioni espresse dagli inserzionisti, ma lo è delle regole con cui ne ammette e distribuisce gli annunci. Gli obblighi di trasparenza previsti dalle norme europee sono un primo passo, ma non risolvono il problema: sapere chi paga non basta. 

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