Agguato a Frediano Manzi: freddato ad un polpaccio da due ignoti

Agguato a Frediano Manzi: freddato ad un polpaccio da ignoti
Il fondatore di ‘Sos Racket e Usura’, Frediano Manzi, è stato freddato ad un polpaccio con due colpi di pistola. L’uomo, da sempre al fianco delle vittime degli usurai, aveva simulato diversi attentati “per attirare l’attenzione”.

Un agguato avvenuto qualche ora fa a Lozzano (Como). La vittima è Frediano Manzi, responsabile dell'associazione ‘Sos Racket e Usura'. L'uomo, che era appena sceso dalla sua automobile, è stato colpito da due colpi di pistola sparati da ignoti. E' stato Manzi stesso a chiamare la compagna avvisandole della sparatoria. Scesa in strada, la donna ha chiamato il 113, e Manzi è stato soccorso e trasportato all'ospedale Sant'Anna di Como. I carabinieri sono sulle tracce dei due malviventi responsabili dell'agguato, mentre si cerca di stabilire le cause. L'uomo è da sempre al fianco delle vittime del racket, per cui le ipotesi da seguire appaiono già spianate.

Lotta all'usura – Frediano Manzi è fondatore dell'associazione ‘Sos Racket e Usura', nata nel 1997. Con una presenza capillare in tutto il territorio del Nord Italia, la Sos Racket si pone come obiettivo primario la lotta alla mafia e assiste personalmente le vittime degli usurai. Numerose sono le inchieste portate a termine dal fondatore Manzi. Anni fa, l'uomo registrò le dichiarazioni della moglie di un boss che gestisce le case popolari del Bresso, ma si occupò anche della gestione dei rifiuti e dei tanti business su cui i clan impongono la propria egemonia. "Lo scopo dell’Associazione è, non solo quello di offrire aiuto alle vittime dell’usura e della criminalità organizzata in genere", si legge sul sito di ‘Sos Racket e Usura', "ma anche di creare le condizioni che facciano comprendere alle vittime la necessità e l’utilità di seguire la strada della denuncia all'autorità giudiziaria".

Manzi e gli attentati simulati – Eppure, lo scorso novembre emersero dettagli circa una serie di falsi attentati ideati dallo stesso Manzi. Una pagina buia per l'uomo che da sempre è schierato contro il racket. Frediano Manzi pagò qualche centinaio di euro ad un pregiudicato che, tra il 2009 e il 2010, appiccò due incendi ad altrettanti beni di sua proprietà: un chiosco di Nerviano e un furgone parcheggiato a Caronno Pertusella. Interrogato dai magistrati per gli attentati inscenati di sana pianta, Manzi si giustificò così: "Volevo dimostrare che le misure di sicurezza nei mie confronti erano insufficienti".

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