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Pagare per torturare: ho passato il mio weekend a guardare Fishtank, il reality show più estremo di sempre

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Sei mesi in una casa sorvegliata 24 ore su 24, mentre il pubblico paga per provocare, insultare e spingere i concorrenti oltre il limite. Fishtank è il reality più estremo che c’è in circolazione e potrebbe essere il futuro di questo format.

Sono seduta alla mia scrivania e sto guardando un uomo incatenato dentro una cuccia per cani. Clicco cambio stanza, e c'è un ragazzo con la faccia dipinta di bianco e un collare fatto di luci di Natale, dall'altoparlante arrivano insulti con voce metallica. Funziona così Fishtank, è la nuova frontiera dei reality show, una strana fusione tra Grande Fratello e The Sims.  Il concetto è semplice, un gruppo di concorrenti, chiamati pesci, viene chiuso dentro una casa intelligente completamente monitorata per sei mesi. Tutto viene trasmesso in live 24 ore su 24. Devono affrontare sfide estreme, umiliazioni e pressioni psicologiche. L'ultimo rimasto vince. Ma attenzione, se pensate che sia un semplice reality show sbagliate. C'è una differenza fondamentale. Il pubblico non è soltanto lì per guardare, può intervenire. Pagano per inviare insulti per far combattere i concorrenti tra loro, per convincerli a fare azioni estreme. Un voyeurismo interattivo dove un gruppo di persone si sfida per la supremazia, spesso perdendo la dignità con comportamenti rischiosi. 

Si versano addosso tazze di urina, urlano insulti e si prendono a pugni. Vivono in una casa colorata e sporchissima, fumano crack o metanfetamina, si spalmano le feci addosso. Sembra di assistere a una specie di involuzione primordiale.  E poi ci sono i produttori, la regia, che sta nel seminterrato, a volte qualcuno indossa i guantoni da boxe e sale al piano di sopra per picchiare i concorrenti. Gli spettatori guardano e incitano.

Ho passato la mia ultima settimana a guardare Fishtank e credo che dovremmo davvero cominciare a capire di che si tratta. Perché forse Fishtank è soltanto il reality show più estremo mai prodotto. Oppure è qualcosa di più. Forse è uno dei primi esempi di un nuovo tipo di intrattenimento. E dobbiamo smontarlo pezzo per pezzo. Perché Innanzitutto perché sta attirando soldi, sponsor e aziende che investono nel progetto, secondo la produzione fishtank varrebbe 30 milioni di dollari.  E poi perché non ha effetti solo su chi sta dentro l'acquario, ma anche su chi credere di essere un semplice spettatore. Tanto che alcuni lo stanno paragonando a un esperimento carcerario del 1971 definito come uno dei più immorali mai condotti.

File 01 | I video di Fishtank

Apri la piattaforma, non c'è un video, ce ne sono decine. Una camera mostra una cucina, un'altra una camera da letto, un'altra un soggiorno. Le persone dentro la casa dormono, mangiano, discutono, litigano. La sorveglianza è il punto centrale, lo stesso sito è programmato per farti sentire una specie di addetto alla sicurezza o forse più una guardia carceraria che spia 24 ore su 24.  Nessun montaggio. Nessuna voce narrante. Nessun produttore televisivo che decide cosa farvi vedere. Scegli tu. Potete seguire una persona mentre attraversa la casa, cambiare stanza, ascoltare una conversazione privata, aspettare che succeda qualcosa, e poi, se volete, potete intervenire. La prima stagione è andata in onda nel 2023, ha messo otto concorrenti dentro una casa monitorata continuamente, per circa sei settimane.  A prima vista sembra semplicemente un'altra versione di un programma come il Grande fratello. Però qui qui il pubblico può fare qualcosa. Ed è questa differenza che rende Fishtank interessante, perché dobbiamo guardarlo come un esperimento sul rapporto tra persone, tecnologia e potere.

Le stagioni sono piene di prove costruite per rendere la vita nella casa sempre più assurda: resistenza fisica, limitazioni imposte ai concorrenti, situazioni umilianti, regole che cambiano improvvisamente e sfide pensate per portare le persone al limite della pazienza. C’è un concorrente che si ritrova con una mano legata per ore, uno che viene picchiato in continuazione, buttano urina per terra, sui letti, gettano i vestiti nel water, strisciano per terra, si appiccicano insetti addosso. Le prove sono volutamente demenziali, a volte i concorrenti devono sopportare condizioni fisicamente scomode o esporsi davanti alle telecamere in modi sempre più imbarazzanti. E infatti ci sono concorrenti che sono crollati psicologicamente, molti lasciano il programma prima ancora di essere eliminati perché non reggono la pressione. L’ultimo che resta vince un premio di 50.000 dollari, se ci pensate nemmeno tantissimo per tutto quello che devono subire. Ma c’è un motivo per restare lì dentro e capiremo tra poco il perché.

File 02 | Gli spettatori

Per decenni il telecomando ha rappresentato il massimo potere dello spettatore. Non ti piace il programma? Cambi canale. Fishtank parte da un'idea diversa. Non cambiare canale, cambia quello che succede. La televisione tradizionale prende una persona reale e la trasforma in contenuto, Fishtank fa un passo ulteriore: trasforma il pubblico in una parte del meccanismo di produzione del contenuto. Gli spettatori possono inviare messaggi che vengono riprodotti attraverso gli altoparlanti della casa, votare in alcune dinamiche e acquistare interazioni. Pagare per costringere le persone a fare qualcosa dall’altra parte dello schermo. Spesso, come dicevo, azioni umilianti. Chiaramente Fishtank non ha inventato l'umiliazione, la televisione lo fa da decenni. Reality show, talent, programmi di scherzi. Però in questo caso non c'è più una separazione netta tra chi produce lo spettacolo e chi lo consuma: tutti partecipano allo stesso sistema. I concorrenti, sono come personaggi non giocanti (NPC) come in un videogioco.

È una logica che abbiamo visto svilupparsi nello streaming, su Twich, Kick, dove la barriera tra pubblico e performer si è assottigliata. Pensiamo per esempio alle sleep stream. Uno streamer va a dormire, accende la telecamera e lascia che migliaia di persone lo guardino mentre dorme. Ma il punto non è soltanto guardare. Attraverso donazioni e interazioni a pagamento, il pubblico può spesso provocare una reazione: far partire un suono, accendere qualcosa, disturbare lo streamer o semplicemente attirare la sua attenzione.

File 03 | Il premio

Guardando Fishthank diventano evidenti due tendenze. La prima: il programma prende il modello economico e partecipativo della livestreaming economy e lo applica a un reality show. Usa abbonamenti, messaggi, regali virtuali, merchandising e altre forme di interazione. Già nel materiale depositato presso la SEC, la società dietro il progetto dichiarava per la prima stagione oltre 1,25 milioni di dollari di ricavi in sei settimane, più di 600.000 utenti unici e oltre 70.000 clienti paganti. Sono numeri forniti dalla stessa società, quindi vanno letti come dati dichiarati dall'azienda e non come risultati certificati da un audit indipendente.

Il principio, però, è chiarissimo. Se una persona può spendere denaro per far arrivare un messaggio dentro una casa sorvegliata 24 ore su 24, il commento smette di essere soltanto un commento, diventa una micro-transazione di potere. E qui arriviamo al secondo elemento: il mercato dell’umiliazione. Lo avevamo già visto con pump.fun, un sito dove la gente può pagare chiunque per fare qualsiasi cosa, ne avevo già parlato in una puntata di Abisso. 

Siamo di fronte a un ecosistema digitale in crescita in cui umiliazione, partecipazione, anonimato, provocazione e monetizzazione si sovrappongono.  Se una reazione estrema produce più attenzione, più clip, più discussioni, più spettatori e più transazioni, allora il sistema ha un incentivo a cercare quella reazione. Non necessariamente perché qualcuno, dietro le quinte, abbia deciso: “Dobbiamo umiliare questa persona", ma perché il mercato impara rapidamente una cosa: l'estremo funziona. E ciò che funziona tende a essere ripetuto.

File 04 | L’esperimento di Stanford

Per capire perché Fishtank è così particolare, vale la pena tornare indietro di cinquant'anni. Nel 1971, all'Università di Stanford, un gruppo di studenti venne diviso tra “guardie” e “prigionieri” all'interno di una prigione simulata. L'esperimento avrebbe dovuto durare due settimane, ma venne interrotto dopo sei giorni, quando la situazione iniziò a degenerare. Per molto tempo, lo Stanford Prison Experiment è stato utilizzato per raccontare una storia semplice: date alle persone un ruolo, mettetele dentro un determinato ambiente e quel ruolo può finire per condizionare il loro comportamento. Oggi quella storia è molto più controversa. Studi successivi hanno messo in discussione diversi aspetti dell'esperimento, dalla metodologia alle istruzioni impartite ai partecipanti. L'esperimento però ha un set molto simile a quello di Fishtank. Anche qui abbiamo persone inserite in un ambiente artificiale, con regole, autorità e ruoli precisi.  E quindi mi chiedo: Se un ambiente può influenzare il comportamento di chi ci vive dentro, che cosa succede a chi osserva quell'ambiente dall'esterno quando gli dai anche il potere di modificarlo?

Basta guardare Fishtank per capirlo. Il programma rende ancora più semplice essere crudeli. Basta un pulsante. Non conosci la persona. Non devi affrontarla. Non devi nemmeno ammettere a te stesso che stai facendo qualcosa a un essere umano. Puoi essere seduto da solo davanti a un computer. E mandare un messaggio, oppure pagare per un'interazione, oppure votare, poi guardare lo schermo e aspettare la reazione. Questa distanza è importante, è quella che ha creato tutto il sistema digitale mettendo un schermo tra noi e gli altri. E Fishtank trasforma proprio quella distanza in un prodotto commerciale.

È facile guardare Fishtank e chiedersi perché i concorrenti restino. Perché non se ne vanno? Perché sopportano gli insulti? Lo sporco, il dolore fisico.  La risposta più semplice è il premio, ma non è necessariamente l'unica. Ci sono fama, comunità, attenzione, curiosità, desiderio di diventare qualcuno online. E poi c'è qualcosa che tutti i reality show conoscono molto bene: una volta che sei dentro, uscire non significa necessariamente tornare al punto di partenza. Per alcuni concorrenti, Fishtank diventa un trampolino verso una nuova identità online. Ma non solo, in generale – e qui arriviamo a noi – stiamo abbassando la nostra soglia della sopportazione. Siamo esposti a contenuti sempre più estremi.  Non è necessario che tutti gli spettatori diventino sadici. È sufficiente che l'umiliazione diventi familiare. Che smetta di essere un limite e inizi a essere semplicemente un format.

È così che un reality in cui ci si può arrivare a versare addosso dell'urina può sembrare, dopo un po', non più assurdo, schifoso o sbagliato, ma semplicemente Fishtank. Il problema, quindi, non è che stiamo diventando persone peggiori, ma che stiamo imparando a guardare cose sempre più estreme senza necessariamente percepirle come tali. E anche viverle, per chi sta dentro la casa, può diventare tutto sommato accettabile, perché l’hai già visto, altre persone l’hanno già vissuto e il limite senza che ce ne siamo accorti si è spinto ancora un po’ più in là. 

File 05 | Il futuro dei reality

Fishtank sta diventando sempre meno marginale. Nelle ultime stagioni, secondo WIRED, lo show ha superato i 500.000 spettatori abituali. I produttori sostengono che oggi valga più di 30 milioni di dollari, a fronte di un budget inferiore al milione. Sono arrivati anche sponsor aziendali, come Sticker Mule e Backyard Butchers. L'ultima stagione è stata condotta da Bam Margera, una delle figure simbolo di Jackass, e anche Joe Rogan ha commentato Fishtank nel suo podcast. Nel 2026 Fishtank non è più soltanto il progetto improvvisato nato nel sottobosco di internet. È diventato un ecosistema più grande, con stagioni, sponsor, una comunità- Fishtank non rappresenta la fine del reality show, potrebbe rappresentare, piuttosto, la direzione verso cui il genere sta andando. Più interattivo. Più estremo. Più diretto. Con meno distanza tra spettatore e spettacolo.

Ha preso una delle idee più vecchie della televisione – guardare degli sconosciuti vivere insieme – e l'ha combinata con una delle caratteristiche più importanti di Internet: la possibilità di intervenire direttamente nell'intrattenimento. E nel momento in cui lo spettatore smette semplicemente di guardare e comincia ad agire, il reality show cambia natura. Non stiamo più guardando il gioco. Siamo diventati parte del gioco. E a quel punto resta soltanto una domanda: chi sta controllando chi?

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