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“I predatori non agiscono da soli, hanno manuali per adescare i minori”: Save the Children sull’inchiesta di Abisso

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Dopo l’inchiesta Ciao Sweetie su Abisso, abbiamo parlato con Brunella Greco, esperta di abusi su minori di Save the Children, per ricostruire le strategie di manipolazione, le reti che diffondono immagini di abuso sessuale e le responsabilità delle piattaforme digitali nella protezione dei più giovani.

All’inizio può sembrare una conversazione come tante. Qualcuno ti scrive, mostra di avere i tuoi stessi interessi, ti ascolta, ti fa sentire speciale. Poi, poco alla volta, qualcosa cambia: la confidenza diventa una forma di controllo, il rapporto si trasforma in uno spazio da tenere segreto, la fiducia in uno strumento di manipolazione. È dentro questa zona grigia che sono partita. Il 12 ottobre abbiamo pubblicato su Abisso Ciao Sweetie, l’inchiesta sui predatori che cacciano i minori online – chi vuole vedere l'episodio completo lo trova QUI. 

Nella prima parte dell'inchiesta ho parlato con questi predatori entrando nella loro rete, per capire come conquistano la fiducia e quali dinamiche si nascondono dietro contatti che, almeno all’apparenza, possono sembrare innocui. Questa indagine mi ha portata a confrontarmi con una realtà in cui la violenza non ha sempre un volto riconoscibile e può consumarsi anche senza che ci sia mai un incontro fisico.

Ma cosa succede quando si esce dalle chat e si prova a guardare questo fenomeno nella sua dimensione più ampia? Quali strumenti abbiamo per riconoscerlo e, soprattutto, per fermarlo? Per rispondere a queste domande, ho contattato Brunella Greco, esperta di abusi su minori di Save the Children. Insieme abbiamo ricostruito i meccanismi dell’adescamento, le reti attraverso cui circolano immagini e video di abuso sessuale e le difficoltà che ancora ostacolano la rimozione dei contenuti illegali. Al centro, anche la responsabilità delle piattaforme e la necessità di costruire spazi digitali più sicuri.

Che cosa si intende per adescamento sessuale online e come si sviluppa?

L'adescamento sessuale è un processo attraverso il quale una persona adulta, ma anche un giovane o un minore più grande, cerca di instaurare una relazione di fiducia con un bambino o un adolescente, utilizzando gli ambienti e le tecnologie digitali, per arrivare ad abusare della vittima attraverso forme di manipolazione psicologica.

Non si tratta di un singolo evento, ma di un percorso che si sviluppa nel tempo. Possiamo individuare tre fasi principali: il primo contatto, la costruzione della fiducia e, infine, la creazione di un rapporto esclusivo. Quest'ultima è la fase più delicata, perché diventa più difficile accorgersi che qualcosa non va e intervenire per proteggere la vittima.

Come si articolano queste tre fasi?

La prima consiste nel creare un aggancio con un ragazzo o una ragazza attraverso un canale digitale: può essere una chat di un videogioco, un social network o un gruppo di messaggistica in cui si condividono interessi comuni.

Proprio la condivisione degli interessi è fondamentale. L'adescatore può utilizzare una tecnica chiamata mirroring, cioè il rispecchiamento: si presenta come una persona simile alla vittima, con gli stessi gusti e le stesse passioni, dimostrando di conoscere ciò che le piace e ciò che non le piace.

A partire da questa somiglianza costruisce una relazione di fiducia. Nella seconda fase cerca di diventare una persona di riferimento: ascolta, comprende i problemi, dà consigli, incoraggia e fa complimenti. In questo modo si aggancia ai bisogni relazionali e affettivi del minore, al suo desiderio di esplorazione sentimentale e sessuale, ma anche al semplice bisogno di essere ascoltato.

Quando questa fiducia è sufficientemente consolidata, si passa alla terza fase: quella dell'esclusività. La relazione viene presentata come speciale, diversa da tutte le altre. L'abusante può dire: «Non ne parlare con nessuno» oppure «Nessuno potrebbe capire quello che c'è tra noi».

Perché la fase dell'esclusività è così pericolosa?

Perché a quel punto il minore può aver sviluppato un legame affettivo molto forte con l'abusante. Può temere che raccontare ciò che sta accadendo significhi perdere quella relazione, oppure che i genitori intervengano e la interrompano. È per questo che diventa particolarmente difficile uscirne.

Quando il rapporto si è isolato dal resto delle relazioni, possono iniziare le richieste di natura sessuale. Talvolta il passaggio è graduale: si condividono inizialmente immagini pornografiche e, successivamente, vengono richieste altre immagini o comportamenti presentati come prove d'affetto o d'amore. Si può arrivare fino agli abusi in streaming. Non è necessariamente previsto un incontro fisico: la violenza può essere esercitata e consumata interamente attraverso gli strumenti digitali.

Qual è lo scopo di chi adesca? Gli obiettivi possono essere diversi, soprattutto quando si tratta di ottenere immagini che possono poi essere diffuse o vendute?

Dobbiamo considerare che spesso gli abusanti non agiscono da soli, ma sono riuniti in comunità nelle quali condividono informazioni e strategie. Possono circolare veri e propri manuali sulle tecniche di manipolazione, consigli su dove trovare più facilmente potenziali vittime e indicazioni sui contesti in cui è possibile incontrare ragazzi e ragazze in una fase di particolare esplorazione.

L'obiettivo può essere ottenere immagini e video di abuso sessuale sui minori, che alimentano circuiti di produzione e diffusione di materiale estremamente violento. Possiamo parlare di un mercato, anche se non sempre sono presenti transazioni economiche: esistono comunità e reti nelle quali questi contenuti vengono condivisi e fatti circolare.

Dietro questi fenomeni possono esserci singoli abusanti, ma anche forme di criminalità organizzata. Un esempio è il sextortion, cioè l'estorsione sessuale: attraverso la manipolazione o l'inganno si ottiene un'immagine intima di un ragazzo o di una ragazza e poi si utilizza quella stessa immagine per ricattare la vittima, chiedendo denaro oppure altro materiale, sotto la minaccia di diffonderla.

Quanto è esteso il fenomeno della circolazione di questi materiali?

Parliamo di centinaia di milioni di immagini a livello internazionale. Save the Children collabora anche attraverso la propria hotline, un servizio di segnalazione di materiale di abuso sessuale sui minori, e lavora insieme alla Polizia postale e a Interpol.

È importante considerare anche l'impatto dell'intelligenza artificiale, che sta aumentando le possibilità di produrre e far circolare questo tipo di materiale. Può bastare un'immagine  innocente che poi viene manipolata artificialmente con strumenti oggi molto più accessibili rispetto al passato. Questo rende necessario sviluppare competenze tecniche adeguate per riconoscere e contrastare le nuove forme di abuso, comprese le immagini generate o alterate artificialmente.

Avete dati sulla circolazione delle immagini e sugli ambienti digitali in cui avvengono gli adescamenti?

I dati di cui disponiamo hanno soprattutto una dimensione internazionale. Le grandi piattaforme digitali sono oggi maggiormente sottoposte a controlli e a richieste di trasparenza sulla presenza di questi contenuti. Tuttavia, il materiale può circolare anche attraverso ambienti più criptati o meno accessibili.

I server utilizzati non si trovano necessariamente in Italia. In molti casi sono collocati in Paesi con legislazioni differenti o in contesti in cui l'infrastruttura tecnologica consente una maggiore apertura di determinati spazi digitali. La dimensione del fenomeno è quindi enorme e difficile da monitorare nella sua interezza. In Italia, inoltre, la legge punisce anche la fruizione intenzionale di questo materiale, non soltanto la sua produzione o diffusione.

A livello europeo si sta affrontando il tema della responsabilizzazione delle piattaforme: non basta mettere a disposizione degli utenti strumenti per segnalare i contenuti. Bisogna anche impedire, per quanto possibile, che questi materiali vengano prodotti e fatti circolare, e limitare le funzionalità che possono esporre i minori a contatti con sconosciuti o a contenuti violenti.

 Ho segnalato questa piattaforma in cui mi sono infiltrata. So che anche altre persone hanno effettuato segnalazioni, eppure continua a essere accessibile. Come è possibile?

Esiste un problema concreto legato alla possibilità di intercettare tempestivamente i contenuti illegali e ottenerne la rimozione, attraverso procedure che vengono comunemente definite notice and takedown. Questi meccanismi esistono, ma non sempre funzionano con la rapidità necessaria. Possono esserci difficoltà legate alla raggiungibilità del server, alla legislazione applicabile o al luogo in cui il materiale è conservato. Ci sono poi ambienti digitali nei quali l'anonimato rende più semplice far circolare contenuti illeciti.

In Europa esiste anche un tema normativo relativo alla possibilità per le aziende tecnologiche di individuare automaticamente questo tipo di materiale. Alcune imprese possono ricorrere volontariamente a sistemi di rilevamento che utilizzano parole chiave o impronte digitali delle immagini, confrontandole con database di riferimento, per intercettare e rimuovere i contenuti senza che sia necessario un intervento umano su ogni singolo caso. Questa attività volontaria non è ancora un obbligo generale. È quindi un tema che riguarda sia il legislatore sia le piattaforme, che hanno la responsabilità di offrire ambienti più sicuri.

Che cosa dovrebbe cambiare, concretamente, per rendere obbligatori questi strumenti e impedire che gli ambienti digitali vengano utilizzati per abusare dei minori?

A livello internazionale si sta lavorando sulla regolamentazione europea e su altre iniziative, con l'obiettivo di rendere più efficace l'individuazione dei contenuti di abuso e di introdurre forme di safety by design: la sicurezza dovrebbe essere prevista fin dalla progettazione delle piattaforme, in modo che determinate funzioni o modalità di utilizzo non consentano la circolazione di questi materiali.

Non è un tema semplice. Quando la legge interviene sugli aspetti tecnici delle piattaforme, bisogna affrontare questioni complesse, comprese quelle relative al bilanciamento con il diritto alla privacy. Sono questioni controverse, ma è necessario trovare soluzioni efficaci.

Se una piattaforma continua a essere attiva nonostante le segnalazioni, significa necessariamente che non sta facendo abbastanza?

Non posso esprimermi sul caso specifico senza conoscerne gli elementi. Posso però dire che le attività investigative delle forze dell'ordine possono richiedere tempo. In alcuni casi, le indagini sotto copertura possono rendere necessario mantenere temporaneamente una determinata situazione per raccogliere informazioni utili.

Una priorità è individuare la vittima e riuscire a rintracciarla. Le conversazioni e le immagini possono contenere elementi utili per capire dove si trova il minore e intervenire. Inoltre, quando sono coinvolte comunità di abusanti o organizzazioni criminali, può essere necessario ricostruire una rete più ampia.

Quali sono, allora, le misure concrete che le piattaforme dovrebbero adottare per contrastare l'adescamento e la circolazione di materiale di abuso sessuale sui minori?

Innanzitutto, dovrebbero utilizzare, ove possibile, sistemi efficaci di rilevamento automatico dei materiali di abuso. Questi strumenti possono basarsi anche su impronte digitali delle immagini contenute in database riservati e aggiornati, come quelli utilizzati nei circuiti di cooperazione internazionale.

È importante poi che le piattaforme attivino canali di segnalazione realmente efficaci. Un utente può trovarsi in un gruppo in cui circolano immagini di abuso e avere bisogno di segnalarle in sicurezza, anche in forma anonima. Non basta consentire l'invio di una segnalazione: bisogna garantire che venga presa in carico tempestivamente e che sia possibile far emergere il caso.

Infine, è fondamentale una stretta collaborazione con le forze dell'ordine, che possono avviare le procedure necessarie per la rimozione dei contenuti o per impedire l'accesso a determinati indirizzi.

C'è un aspetto che ritiene importante sottolineare e che non abbiamo ancora approfondito?

Vorrei richiamare l'attenzione su un fenomeno più ampio. Materiali estremi, violenti e sessuali che in passato circolavano soprattutto in contesti molto circoscritti sono oggi accessibili attraverso un numero crescente di canali digitali.

È un fenomeno ancora da indagare, che ci interroga sul rapporto tra facilità di accesso, disponibilità di contenuti e domanda di materiale sempre più violento. E non riguarda soltanto la violenza sessuale, ma una cultura della violenza e dell'abuso più in generale. Quando parliamo di questi fenomeni, dobbiamo ricordare che non stiamo parlando di sessualità, ma di violenza e sopraffazione.

Esiste anche il rischio di pensare che questi comportamenti riguardino soltanto determinate situazioni o profili di persone. In realtà, il fenomeno è più diffuso di quanto si possa immaginare, e l'accessibilità dei contenuti può facilitare l'avvicinamento a materiali di questo tipo.

Per questo sono fondamentali l'educazione, lo sviluppo dello spirito critico e la responsabilità delle piattaforme. Dobbiamo trovare soluzioni tecnologicamente possibili che impediscano la circolazione di questi contenuti, nel rispetto del diritto alla privacy.

La protezione dei minori non può essere affidata soltanto alla capacità delle singole vittime di riconoscere il pericolo o di chiedere aiuto. È necessario costruire ambienti digitali in cui l'abuso sia più difficile da realizzare, individuare e diffondere.

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