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Dentro il mercato nero dei peptidi: inchiesta sulle sostanze testate sui ratti e vendute agli esseri umani

I peptidi sono molecole, brevi catene di aminoacidi. Vengono venduti online, con la promessa di migliorare qualsiasi tipo di prestazione del nostro corpo. Negli ultimi anni il mercato è esploso e ora non è difficile trovare creator che li sponsorizzano e li vendono sui social. Ho ordinato una fiala e l’ho fatta analizzare in laboratorio.
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Sulla mia scrivania c'è una fiala trasparente. L'ho acquistata senza controlli, senza prescrizione medica. È stato facile, è bastato selezionare l'ordine, fare un bonifico e cinque giorni dopo il pacco è stato consegnato. Il prodotto, una boccetta di BPC-157 appartiene a un mercato nero in rapida espansione: quello dei peptidi sintetici venduti su internet e utilizzati al di fuori dei canali medici, spesso con l’obiettivo dichiarato di migliorare aspetto fisico, performance e recupero muscolare. Il problema? Questi peptidi non sono mai stati testati sugli esseri umani. Solo sui topi. In altre parole la cavia sei tu.

Eppure sempre più persone li stanno comprando. Perché un esercito di influencer, guru del benessere, personal trainer, medici, promettono che con un piccolo aiuto chimico anche tu puoi ottenere il fisico perfetto. C’è chi se li inietta da solo, in bagno, davanti allo specchio. Siringa, pelle, pochi secondi. C’è chi tiene le fiale in frigo, accanto al latte e alle uova. E poi c’è chi, settimane dopo, si ritrova con la pelle che cambia. Che si infiamma. Che inizia a deteriorarsi.

Ho passato settimane dentro i forum nascosti dedicati ai peptidi, mi sono infiltrata nel mercato illegale, parlato con chi li assume, chi li consiglia, con chi organizza “rave chimici”. Ho comprato queste sostanze online, senza prescrizioni, senza controlli. E poi le ho portate in laboratorio, le ho fatte analizzare, scoprendo cosa c’è davvero dentro alle fiale miracolose.

File 01 | Il mercato dei peptidi

Ma partiamo dall'inizio. Sono su TikTok, mi compare un Reel, mi fermo, è un ragazzo, apre uno scrigno trasparente, dentro ci sono fiale colorate, in mano ha una siringa, la carica, sorride se la inietta sul fianco. Sotto c’è un hashtag: peptides. Clicco, compaiono altri video, altri corpi, altre fiale e influencer che parlano di chimica. La promessa è sempre la stessa: meno grasso, più muscoli, più capelli, pelle nuova. Una versione migliore di te, in poche settimane. Per ogni “problema” del corpo, c’è una molecola pronta a risolverlo. Gli influencer si riprendono prima, pancia, pelle segnata, capelli radi. Poi dopo quattro settimane: muscoli definiti, pelle liscia, il corpo trasformato. Il loro segreto? I peptidi.

FANPAGE.IT | I peptidi a disposizione in un market online
FANPAGE.IT | I peptidi a disposizione in un market online

Voglio capire se c’è una pagina italiana, basta cercare per parole chiave, la trovo. Sfondo nero, una fila ordinata di fiale e una frase: “Immagina di non poter raggiungere il tuo potenziale fisico e mentale per paura di qualche punturina.” Sotto, nei commenti leggo: “Dove si comprano?” “Dosaggi?” “Quante volte al giorno?” Poi un link. “Per tutte le info clicca qui.” Finisce su Telegram. Una chat. Poi un secondo accesso. Un livello nascosto. Dentro, il vero gruppo. Quello che ti racconta tutto sui peptidi, come usarli, dosarli, quali scegliere.

File 02 | Lo stack Wolverine

Prima fermiamoci un attimo. Cosa sono davvero questi “succhi magici”? Così li chiamano nel gruppo.  I peptidi sono molecole. Brevi catene di amminoacidi. Gli stessi mattoni che formano le proteine. Il tuo corpo li produce già. Servono a tutto: regolano gli ormoni, trasmettono segnali nel cervello, aiutano i tessuti a ripararsi. La medicina li usa da anni. Oggi esistono più di 100 farmaci a base di peptidi approvati. Tra questi l'insulina e i più recenti GLP-1 come Ozempic. Il problema è che negli ultimi anni è esploso un nuovo mercato: peptidi creati in laboratorio, non testati, non regolamentati, venduti online. Su social leggo: “Vuoi recuperare più in fretta dopo un infortunio? devi usare BPC-157 o TB-500 ". "Vuoi una pelle più giovane, senza cicatrici, e capelli più folti? Iniettati GHK-Cu e KPV. Per dimagrire peptide-1 simile al glucagone (GLP-1) come Ozempic e Wegovy.” Decido di andare più a fondo, seguire i link, entrare nei forum.

Entro nel primo gruppo, scrivo un messaggio, dico che sono nuova, che voglio iniziare. Dopo pochi minuti qualcuno mi risponde. Si chiama Dani. 35 anni. Italiano. Prende peptidi da un anno. Pensa che io sia una di loro. Mi spiega subito come funziona: "Puoi prenderli singolarmente. Oppure in stack”. Gli stack sono combinazioni di più peptidi insieme per potenziare gli effetti. Lui usa uno stack preciso. Lo chiamano Wolverine. Il nome non è casuale, fa riferimento al personaggio dei fumetti Marvel. Un mutante che ha come potere, tra gli altri, quello della rigenerazione dei tessuti. La promessa del Wolverine stack infatti è accelerare il recupero da lesioni muscolari, tendinee e legamentose. Dani mi dice: "Ti fa diventare più forte, rinforza il muscolo e velocizza la guarigione, è una figata tra l’altro vedi subito gli effetti".

Dentro ci sono due sostanze: BPC-157 e TB-500. Versioni sintetiche di molecole coinvolte nella riparazione dei tessuti. La promessa? Recuperare più in fretta. Diventare più forti. Guarire meglio. Gli chiedo se funziona. Gli chiedo cosa serve davvero. La risposta arriva come una lista della spesa: “Aghi per insulina (io uso quelli da 8 mm / 30 g / 1 ml). Tamponi imbevuti di alcol. Acqua batteriostatica.  Porta-peptidi (facoltativo)”. Tutto facilmente acquistabile online. Nessun medico. Nessun controllo.  Le fiale arrivano a casa, gli utenti le agitano e poi iniettano, da soli, con siringhe comprate online. Per il dosaggio seguono le istruzioni di uno sconosciuto su un forum, e poi spingono la sostanza nel corpo, la maggior parte delle volte senza sapere davvero cosa stanno prendendo. Parlando nel gruppo mi rendo conto che lo stack Wolverine è uno dei cocktail di peptidi più richiesti. Compare a intermittenza. “Quanto vi fate di Wolverine?”, scrive un utente. “BPC-17 in capsule cosa ne pensate?” “Lo prendo da una settimana sono iniziati degli strani effetti collaterali, devo preoccuparmi?”, aggiunge un altro.

File 03 | La nascita dell'ossessione

Chiudiamo un attimo le chat per rispondere a una domanda importante: da dove arriva tutto questo? Perché improvvisamente così tante persone in Italia si stanno iniettando peptidi? La risposta arriva da un posto preciso: la Silicon Valley.  Negli Usa i peptidi sono diventati uno status symbol. Le fiale vengono conservate nel frigo dell'ufficio per potersi fare le iniezioni nei glutei in pausa pranzo. Ma non è tutto. Negli ultimi anni sono nati anche eventi dedicati. Li chiamano peptide rave. Feste dove le persone si incontrano per provare nuove sostanze, scambiarsi consigli, iniettarsi insieme. Per capire meglio entro nei canali Usa dedicati ai peptidi e riesco a rintracciare la persona che organizza questi party, Tex.

“Affittiamo locali e prepariamo un banchetto di sostanze da provare. Si va dopo l'ufficio coi colleghi, si portano amici. Chiaramente possono esserci effetti collaterali, io ho vomitato per mesi e ho avuto problemi di incontinenza, ma ne vale la pena per avere il tuo corpo dei sogni”. Gli chiedo da dove arrivano queste sostanze. La risposta è immediata: Cina. Il principale polo mondiale di produzione di peptidi. Per aggirare controlli e regolamentazioni, molti si riforniscono direttamente dalle fabbriche. Secondo i dati doganali citati dal New York Times, le importazioni hanno raggiunto 328 milioni di dollari nei primi nove mesi del 2025, il doppio rispetto ai 164 milioni registrati nello stesso periodo del 2024.

File 04 | Il mercato dei peptidi online

Ma tra le fabbriche e gli utenti finali c’è un intero mondo intermedio: siti, canali, profili social, gruppi Telegram. Il canale italiano in cui sono entrata è uno di questi. Un intermediario.  Scrivo all'admin, dico che voglio fare un acquisto e mi rimanda a un sito. Una lista infinita. Codici alfanumerici. Prezzi. 50 euro. 100 euro. 150 euro. 300. Come un menù. “Basta che fai un bonifico e te lo spediamo dalla Germania”. Mi dice. “Ti arriva in pochi giorni”. Il sito dove ho acquistato la fiala non è l’unico. Parlando con gli utenti scopro che ce ne sono tantissimi, ogni gruppo dedicato ai peptidi ha un rivenditore di riferimento.  In chat comincio a parlare con un ragazzo, si presenta come Marco, mi spiega che lui in base a cosa cerca e alle offerte ha un sito diverso. Mi manda una serie di link, “così vedi cosa hanno e confronti i prezzi”. Mentre guardo i siti inviati da Marco scopro che uno è stato chiuso dalla Guardia di Finanza per commercio di sostanze dopanti fuori dai canali autorizzati e commercio di sostanze nocive. Lo segnalo a Marco. Mi risponde “scusa è il link vecchio ti mando il link del sito nuovo, è lo stesso”. Questo funziona.

Mentre aspetto la spedizione inizio a guardare meglio. Tutti i siti hanno una cosa in comune. Una piccola etichetta. “For research purposes only", solo per scopi di ricerca. C’è anche sul sito dove ho fatto l'acquisto. Ecco cosa c’è scritto. "Tutti i composti offerti sono destinati esclusivamente alla ricerca di laboratorio controllata. Non sono adatti, approvati o progettati per il consumo umano, trattamenti medici, applicazioni veterinarie o procedure diagnostiche. La manipolazione e l'acquisto sono riservati a professionisti qualificati, ricercatori esperti e laboratori registrati. Acquistando confermi di essere un ricercatore qualificato e che tutti i prodotti saranno utilizzati esclusivamente per ricerche di laboratorio lecite, in conformità con tutte le normative applicabili."

FANPAGE.IT | La fiala di peptidi che abbiamo acquistato
FANPAGE.IT | La fiala di peptidi che abbiamo acquistato

Sembra una formalità. Non lo è. Innanzitutto scarica su chi acquista la responsabilità.  Io ho comprato la fiala, ma non sono una ricercatrice e nessuno mi ha chiesto di dimostrare che lo fossi.  Non solo, ancora più grave, queste etichetta significa che la sostanza non è approvata, non è testata, non è destinata al consumo umano. Eppure sui gruppi il BPC- 157 viene venduto come sostanza miracolosa da iniettare nel corpo. Marco e Dani continuano a dirmi che la miscela Wolverine funziona e quando apro i social vedo influencer che inquadrano peptidi, venduti come una fiala miracolosa. Ma non solo il BPC 157, c’è una lunga lista di peptidi in vendita e facendo qualche ricerca scopro che non sono nella lista della FDA. Nessun trial clinico umano. Alcuni sono stati solo testati sui ratti. 

File 05 | La fiala e le analisi in laboratorio

Passano cinque giorni. Poi la fiala arriva. Trasparente, leggera, potrei fermarmi qui. Buttarla via. Ma voglio capire davvero cosa succederebbe se qualcuno se la iniettasse. Così decido di portarla al laboratorio dell'Università degli Studi di Milano. Quando consegno la fiala a Michela Di Costanzo, analista chimica e ricercatrice presso l'Università degli Studi di Milano, mi spiega subito qual è il primo problema: "Il fatto già di riuscire ad acquistare un prodotto del genere senza che venga richiesta alcuna ricetta è grave. Questo è un farmaco usato per scopi di ricerca, quindi poterlo acquistare senza certificare che sei un laboratorio che lo usa per questo solleva molti dubbi. Noi per poter acquistare queste sostanze dobbiamo dimostrare di essere dei ricercatori. Dal momento in cui si fa accesso al sito bisogna entrare con le proprie credenziali del laboratorio o dell’azienda che fa ricerca nel campo farmaceutico o simili, quindi senza il codice di accesso non è possibile proseguire all'acquisto di queste sostanze."

Poi mi chiede quanto l'ho pagata, le dico che sono 60 euro con costi di spedizione. "Già questo è un campanello d'allarme, lo standard a questo livello di purezza è molto più caro, se volessimo acquistarlo su un sito certificato costerebbe almeno 200 euro", spiega Di Costanzo. Ma funziona così il mercato nero. Sostanze non certificate a prezzi bassissimi. Il primo rischio è la contaminazione. Nessun controllo di qualità, nessuna garanzia, purezza e dosaggi incerti. E in alcuni casi nemmeno sai cosa c’è davvero dentro. "Non c’è tracciabilità della sostanza quindi non si sa chi la ha prodotta, come è stata prodotta, controllata, se è stata controllata e se effettivamente contenga il prodotto dichiarato sull’etichetta. C'è il rischio che contenga anche impurità peptidiche, delle contaminazioni o dei residui di solventi". Ci sono già casi reali. Persone finite in ospedale. A novembre 2025 una ragazza italiana di 34 anni è andata in coma dopo aver acquistato una fiala di Ozempic contraffatta.  Sempre nel 2025, due donne sono state sottoposte a ventilazione assistita dopo le iniezioni di peptidi a una conferenza sulla longevità a Las Vegas. Entrambe si sono riprese, e non è ancora chiaro se abbiano reagito ai peptidi o a qualche impurità presente nelle fiale.

I venditori protetti da anonimato potrebbero vendere qualsiasi sostanza. Le fiale possono essere contaminate, non pure, o avere problemi a livello di dosaggio. Spesso capita che spediscano miscele di scarsa qualità per gonfiare i guadagni. "Chi compra incorre anche in un rischio legale, in questo caso anche penale, perché è una sostanza iscritta nella Wada. L'Agenzia Mondiale Antidoping la dichiara sostanza non a uso terapeutico umano. Quindi già acquistare nel mercato nero è illegale, in questi casi si tratta anche di una sostanza illecita", spiega Di Costanzo. Infine c’è il rischio del metodo fai da te. L’iniezione fatta senza competenze mediche può causare infezioni, cicatrici, sepsi. In alcuni casi sindrome compartimentale, dolore, spasmi, danni permanenti ai muscoli. E nei casi più estremi necrosi. La morte dei tessuti. Ma anche se fosse pura ci sono dei rischi: reazioni allergiche, infiammazioni. Dolori intensi e nei casi più gravi, come dicevamo, necrosi. Nei forum trovo decine di testimonianze, persone che raccontano cosa è successo dopo aver assunto alcuni peptidi. “Mal di testa fortissimi” “Mi pulsava la testa tutto il giorno” “Ho vomitato per giorni” “Non riuscivo ad alzarmi dal letto”. “Incontinenza”. “Alla mia ragazza viene la depressione e le crisi”.

FANPAGE.IT | Le analisi in laboratorio
FANPAGE.IT | Le analisi in laboratorio

Nuovi studi su questi peptidi spiegano che un’altra complicazione è l’acromegalia, una condizione causata da eccesso di ormone della crescita che porta all’ingrossamento di ossa e organi.  Non solo. Un utente sul gruppo scrive “Raga ma sto leggendo che ste cose fanno venire i tumori, mi devo preoccupare?”, l’admin risponde. “Sono tutte cagat*”. Non esattamente. Molti di questi composti sono collegati ai processi di crescita cellulare. Se una persona avesse un tumore in fase iniziale non diagnosticato, stimolare la proliferazione dei tessuti potrebbe accelerarne la progressione. "Se le persone dovessero già avere un tumore senza saperlo questo può favorire la proliferazione di cellule tumorali quindi è un rischio", spiega Di Costanzo. Che poi, gli effetti collaterali potrebbero essere anche più gravi. Tutte le prove scientifiche infatti arrivano da esperimenti su animali o studi di laboratorio. E ciò che funziona in una coltura cellulare o in un modello animale non necessariamente funziona, o è sicuro, per gli esseri umani.

File 06 | L'analisi dei rischi

Nonostante i rischi il mercato cresce. Persone che comprano online, da venditori anonimi, personal trainer, guru del benessere. Sostanze non regolamentate sponsorizzate sui social che poi si iniettano nel corpo. Il problema non è solo il composto. È tutto il sistema. Come mi ha raccontato anche Francesco Salvati, nutrizionista clinico e sportivo. "In questi ultimi mesi ho incontrato e ho parlato con ragazzi anche molto giovani, di sedici anni, che mi hanno chiesto informazioni o che mi hanno raccontato di essersi interfacciati con i peptidi. Nella mia esperienza personale ho trovato pazienti che hanno già avuto effetti collaterali, come pancreatiti ascrivibili all’uso di determinate sostanze, anche perché tanti  ragazzi tramite il mercato online utilizzano farmaci di nuova generazione ancora non approvati, presi ovviamente senza prescrizione e non si sa dove. Spesso arrivano dai guru, dai social o dai personal trainer che in palestra consigliano non solo dosi, ma anche sostanze per migliorare le prestazioni, come i peptidi. Lo facevano già con il doping, ora semplicemente si sono aggiornati, e siamo di fronte a un abuso di professione". Il meccanismo è chiaro, c'è una filiera che sponsorizza e spinge verso l'acquisto delle sostanze. "Queste figure che non fanno parte dell'ambito medico e sanitario propongono sostanze potenzialmente pericolose, che possono causare problematiche ossee oppure oncologiche. E così i clienti si iniettano delle sostanze con l’illusione di manipolare il corpo senza effetti collaterali perché lo hanno letto su Instagram o glielo ha detto il personal trainer, e acquistarli online è facilissimo". 

Ma perché nonostante tutti i rischi c’è chi è disposto a iniettarsi queste molecole nel corpo?  Ci sono due risposte. Una facile e una più complessa. Quella facile è la risposta che mi hanno dato all’interno dei gruppi. “Sono solo paranoie.” “Io ascolto il mio corpo.” “Funziona. Perché dovrei smettere?” Non è una decisione razionale. È una sensazione. Di controllo. Di miglioramento. Di possibilità. Anche Tex mi ha detto qualcosa di simile: “anche se mi togliesse qualche anno di vita ne varrebbe la pena”. Un compromesso accettato in anticipo. Arriviamo alla risposta più complessa. I peptidi hanno trovato un terreno fertile. Oggi è aumentata la sfiducia verso la scienza. La conoscenza scientifica compete con opinioni personali, esperienze individuali e contenuti emotivi spesso non verificati ma premiati sulle piattaforme.

Dentro questo spazio le storie spesso contano più dei dati. E i risultati visibili contano più degli studi. Ma pensiamo anche a tutta la deriva complottista che ha messo in discussione il sistema stesso e alla sfiducia verso i metodi di cura tradizionale.  E poi c’è la bellezza ad ogni costo, o meglio il looksmaxxing, l’idea di raggiungere la versione migliore di se stessi. Da anni questo trend ha colonizzato le piattaforme e forum.  Viene raccontato come un percorso di miglioramento personale. Ma spesso si trasforma in una gara senza fine, dove il corpo non è più qualcosa da curare, ma un progetto da correggere continuamente. Tra l’altro molte delle cose di cui stiamo parlando rientrano anche nel Biohacking, che punta a superare a qualsiasi costo i limiti del nostro corpo. E mentre vieni bombardato da immagini di corpi perfetti sulle piattaforme e una retorica che ti dice “puoi essere sempre più bello, sempre più in salute”, è in quel momento che prodotti non testati, come i peptidi, diventano improvvisamente una soluzione “accettabile”.

File 07 | Il caso degli Stati Uniti

L’impressione è di fare un passo indietro. All’inizio del Novecento il mercato dei farmaci era simile a quello dei peptidi adesso. Poco regolato. Pieno di promesse. E di rischi. Un caso su tutti: il sulfanilamide negli Usa. Venduto come medicina, ma sciolto in un solvente tossico. Più di cento persone morirono. Molti erano bambini. Da quella tragedia nacque la regolamentazione moderna. Perché portò all'approvazione del Federal Food, Drug, and Cosmetic Act del 1938, che impose test di sicurezza obbligatori. Da quel momento un farmaco doveva essere testato prima di essere venduto. Oggi però quel confine sembra di nuovo più sottile, oltre al mercato nero infatti c’è chi sostiene che l’efficacia si possa verificare dopo. Negli Usa il governo sposa questa tesi. A febbraio, Robert F. Kennedy Jr. – oggi a capo del Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti – ha detto che lui usa peptidi. Non solo. Ha aggiunto che, sotto la sua guida, la Food and Drug Administration cambierà rotta. Meno restrizioni, molte meno.

Poi, ad aprile, arriva il primo segnale concreto. Una proposta, togliere dodici peptidi dalla cosiddetta “Categoria 2”. Quella dei composti considerati a rischio. E portarli davanti al Pharmacy Compounding Advisory Committee, un comitato di esperti della FDA. La data è già fissata: 23 e 24 luglio 2026. In pratica, quello che ieri era bloccato potrebbe tornare sul mercato. Perché questa mossa rimette in discussione le restrizioni introdotte dalla FDA nel 2023, quando questi stessi composti erano stati classificati come potenzialmente pericolosi. Ora il dossier si riapre. E dentro quel dossier ci sono anche alcuni dei nomi che continuano a comparire nelle chat: BPC-157. TB-500.

In realtà la ricerca sui peptidi non è priva di prospettive: negli ultimi decenni molti farmaci sono nati da questa classe di molecole e in futuro, con tutti i test necessari, magari saranno utilizzati per migliorare pelle, muscoli, capelli.  Ma quando iniettiamo qualcosa nel nostro corpo dovremmo essere certi che sia sicuro ed efficace, e per esserlo servono studi clinici. 

File 08 | Il business dei peptidi

Arriviamo infine al nodo della questione. Una domanda che dovremmo sempre farci di fronte a fenomeni simili. Chi ci guadagna davvero?  Secondo recenti indagini il mercato dei prodotti per la salute a base di peptidi è stato valutato a 45,7 miliardi di dollari nel 2024 e si prevede che raggiungerà i 78,2 miliardi di dollari entro il 2033.  All’inizio della catena ci sono venditori anonimi nei forum e nei canali Telegram. Poi guru del benessere, biohacker, influencer, personal trainer, che guadagnano attraverso codici sconto e sponsorizzazioni.  E ancora più su: aziende e laboratori che producono queste molecole. La FDA infatti ha come obiettivo tutelare i consumatori, può metterci anni prima di approvare le molecole. Per le aziende produttrici e gli imprenditori del settore fa comodo poter mettere tutto sul mercato e avere una schiera di persone disposte a iniettarsi e testare i peptidi senza alcuna base scientifica. Perché oltre ai guadagni diretti hanno a disposizione un sistema di test fai da te molto più rapido. E il rischio è tutto a carico di chi se le inietta. Saltare le fasi, acquistare sostanze sperimentali e auto-somministrarsele in casa, significa di fatto trasformarsi in cavie umane.

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