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Cos’è l’MDPV e come funziona il “potenziamento” artificiale per le notti del chemsex

Dai gruppi Telegram ai centri di recupero, sulle tracce dell’MDPV: la sostanza sintetica che promette euforia e disinibizione, ma che può portare rapidamente a dipendenza, psicosi e isolamento.
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Di Elisabetta Rosso e Beatrice Barra
Non sono feste visibili dall’esterno. Non ci sono insegne, né inviti pubblici. Si entra attraverso chat chiuse, contatti trovati nei locali, sulle app. Sono feste dove si assumono droghe per fare sesso. È questa la base del chemsex, tradotto: sesso chimico. Per settimane ci siamo infiltrate con le nostre telecamere nascoste in questo mondo cercando di capire codici, regole e rischi. Durante le notti del chemsex, tra luci rossastre e lettini in pelle, abbiamo scoperto la sostanza che tutti cercano: l'MDPV. È una sigla che ci è stata ripetuta più volte. "La voglio provare". "Ti eccita da morire". "Te la trovo". "È punk". Torna con una frequenza quasi ossessiva: "È quella che va adesso", ci dice uno degli spacciatori. La MDPV, PV o Pavia (metilenediossipirovalerone) è una droga sintetica stimolante, con effetti simili a cocaina e anfetamine. Agisce sul cervello aumentando dopamina e noradrenalina, sostanze legate a piacere, energia e motivazione. Per questo è tanto ambita da chi pratica chemsex.

L'ossessione per l'MDPV ce la conferma anche Paolo Stucchi, presidente dell'associazione Narconon Aurora APS: "Dopo il COVID dal centralino abbiamo riscontrato maggiori richieste d’aiuto per dipendenza da MDPV e gli effetti collaterali sono pesantissimi". Ma cosa sappiamo sull'MDPV e quali sono i rischi? Per capirlo, abbiamo seguito la sostanza lungo le sue traiettorie. Dentro i centri di recupero, dove lascia tracce concrete nei corpi e nelle storie di chi l'ha usata e sta provando a disintossicarsi. E dentro gli spazi meno visibili: i locali, le chat, le app come Grindr e i canali Telegram, dove il linguaggio si comprime in codici, emoji e allusioni che solo chi è dentro riesce davvero a leggere.

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La chimica del “potenziamento” artificiale

La MDPV è uno dei catinoni sintetici più potenti e controversi comparsi negli ultimi anni nel mercato delle droghe da chemsex. “Accelera mente e corpo in modo artificiale e molto intenso. Questo porta inizialmente a una sensazione di euforia, lucidità e potere, ma rapidamente può trasformarsi in agitazione, perdita di controllo e forte dipendenza.” A differenza di altre sostanze, la MDPV ha un impatto particolarmente aggressivo sul sistema nervoso. Bastano poche assunzioni per alterare profondamente comportamento e percezione della realtà. “Si tratta di sostanze create in laboratorio per imitare gli effetti stimolanti di droghe più note come MDMA (ecstasy) e cocaina, ma con caratteristiche chimiche e farmacologiche spesso molto diverse – e più imprevedibili.”

La MDPV appartiene alla famiglia dei catinoni sintetici, derivati della catinona naturale contenuta nella pianta di khat, diffusa nel Corno d’Africa e nella Penisola Arabica. Negli ultimi vent’anni, i laboratori clandestini hanno prodotto oltre 140 varianti di queste sostanze, rendendo sempre più difficile capire cosa venga realmente assunto. Secondo l’UNODC e l’European Union Drugs Agency (EUDA), i catinoni sintetici rappresentano una delle principali categorie delle nuove sostanze psicoattive monitorate in Europa.

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Le origini della droga sintetica

L’MDPV non nasce però come droga da strada. Fu sintetizzato negli anni Sessanta dalla casa farmaceutica tedesca Boehringer Ingelheim come possibile stimolante del sistema nervoso centrale. Il progetto venne però abbandonato prima della sperimentazione clinica sull’uomo. La sostanza riapparve decenni dopo, intorno al 2005, nei forum online dedicati alle cosiddette “research chemicals”, diffondendosi rapidamente tra Stati Uniti ed Europa. Nel 2011, secondo la Drug Enforcement Administration statunitense, rappresentava oltre la metà dei catinoni sintetici sequestrati negli USA.

“In Italia è stata ufficialmente introdotta tra le sostanze illegali nel 2011. Ne ho sentito parlare per la prima volta intorno al 2015 da un nostro ex ospite il quale prima del percorso l’acquistava online su siti esteri -ricordo dall’Olanda e dal Portogallo. La acquistava ad un costo esiguo e in grandi quantità. Il tutto arrivava comodamente a casa col corriere. Diceva che una dose dava un effetto pari alla cocaina ma che questo perdurava per 3 giorni.”

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L’ingresso inconsapevole nella MDPV

L’avvicinamento alla MDPV non avviene sempre in modo diretto o consapevole. Nella maggior parte dei casi si parte da cocaina, MDMA. Quando subentra tolleranza o si cerca un effetto più intenso e duraturo, e la sostanza viene proposta come alternativa “più forte”.  Per esempio Alice, nome di fantasia, ha iniziato ad assumere MDPV senza conoscere realmente gli effetti della sostanza. Quando l’abbiamo incontrata al centro di recupero Narconon – dove sta affrontando un percorso di disintossicazione – ci ha raccontato che lei “sapevo ben poco”.

"I miei amici e il mio ragazzo mi hanno detto che era una cosa fighissima e all'inizio è stato così, mi sentivo una pornostar", racconta Alice. "Poi è iniziata la paranoia, ho perso 12 chili e mi hanno portato via mia figlia perché ero diventata subito dipendente dall'MDPV, non pensavo fosse così forte, che mi riducesse così". Non si tratta di un caso isolato. Come spiega Stucchi, “spesso la persona non conosce realmente cosa sta assumendo. La MDPV può essere venduta con nomi diversi o mescolata ad altre sostanze. Chiaramente come nel caso di Alice la diffusione è facilitata anche da una percezione errata del rischio, soprattutto tra i più giovani.”

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Tra locali e schermi: sulle tracce della MDPV

Non è solo nei bagni dei locali o negli appartamenti delle feste private che passa la MDPV. Se segui la sua traiettoria, ti accorgi che una parte importante del viaggio non avviene nel mondo fisico, ma dentro lo schermo di un telefono. Per capirlo, ci siamo infilate anche lì. Ci consigliano le app di incontri, in particolare Grindr. Ci siamo iscritte usando un profilo falso, ci siamo agganciati a quel linguaggio parallelo fatto di parole in codice e simboli. “Chems”, emoji di pillole, riferimenti alla festa. Non serve dire tutto esplicitamente: basta suggerire. E dall’altra parte, le risposte arrivano rapide. Persone che cercano, persone che offrono, persone che trattano la sostanza come se fosse parte integrante della socialità notturna. Non c’è mai una dichiarazione diretta, ma una comprensione condivisa, è un sistema rodato.

Lo stesso accade su Telegram, dove il livello si sposta ancora più in profondità. Canali che non vendono apertamente, ma che indirizzano verso link esterni, presunte farmacie online, shop che promettono spedizioni a domicilio. Una logistica silenziosa, quasi invisibile, che trasforma una sostanza illegale in un prodotto accessibile come qualsiasi altro acquisto online. Dentro questo circuito, anche il prezzo segue una logica propria. All’ingrosso la MDPV si aggira intorno ai 50 euro al grammo. Ma quando entra nei passaggi successivi, si moltiplica. Al dettaglio può arrivare a costare quattro volte tanto.

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Dall'euforia alla paranoia: gli effetti collaterali dell'MDPV

La sostanza viene scelta soprattutto per la sua capacità di aumentare energia, disinibizione e libido. Gli effetti ricercati includono euforia, vigilanza, maggiore socievolezza e resistenza fisica protratta per molte ore. “L’MDPV blocca il ‘freno’ della dopamina. Resta in circolo 10 volte più a lungo rispetto alla cocaina. Da questo ne risulta un’euforia estrema, sicurezza, disinibizione. Per questo viene scelta nel chemsex.” Le dosi necessarie sono molto basse: tra i 5 e i 20 milligrammi possono bastare per produrre effetti psicoattivi intensi, aumentando notevolmente il rischio di overdose o reazioni tossiche, soprattutto quando la sostanza viene mischiata con altre droghe.

Ma agli effetti inizialmente percepiti come “positivi” seguono spesso conseguenze devastanti. Ansia, paranoia, deliri, tachicardia, spasmi muscolari e comportamenti aggressivi sono tra i sintomi più frequenti segnalati dalle strutture sanitarie. Nei casi più gravi si registrano episodi psicotici, collassi cardiovascolari e morte. L’EUDA ha documentato decine di intossicazioni e decessi associati alla sostanza in Europa già nei primi anni della sua diffusione.

Nei centri per le dipendenze, raccontano gli operatori, i casi legati a queste nuove sostanze sono in aumento e spesso più difficili da trattare rispetto alle dipendenze tradizionali. "Ricordo un uomo mi ha contattato perché si sentiva perseguitato dall’ex compagno che era fortemente assuefatto dalla PV e aveva paura che potesse ucciderlo, mi ha confidato è che il compagno tossicodipendente era un medico del pronto soccorso", racconta Stucchi.

“A livello psicologico le persone sperimentano ansia intensa, paranoia, allucinazioni, aggressività, attacchi di panico. Dopo l’effetto si verificano spesso depressione, senso di vuoto e forte calo emotivo, che spingono a riassumere la sostanza. L’uso frequente porta ad avere episodi psicotici gravi a tal punto da dover ricorrere al TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio).”

È proprio questa combinazione di euforia intensa, durata prolungata e crollo emotivo successivo a rendere la MDPV una delle sostanze più pericolose nel panorama del chemsex contemporaneo: una droga sintetica nata nei laboratori farmaceutici e finita, decenni dopo, al centro di un mercato clandestino sempre più difficile da controllare.

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