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Chiude il gruppo Phica, ma ne nasce subito un altro: era già tutto pianificato

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Dopo la chiusura del canale ne è comparso un altro, con le stesse richieste e gli stessi contenuti. Gli admin avevano già pianificato un gruppo di riserva per far migrare la community e conservare il materiale.

Avevano già un piano B. E infatti Phica è morto e risorto nel giro di una notte. Ieri sera quando ho cercato di accedere al canale mi è comparso un messaggio: “Questo gruppo non può essere visualizzato perché ha violato i termini di servizio di Telegram”. Cosa è successo? La notizia è uscita e il canale è stato chiuso, per poco. Poi è ricomparso, stesso nome, stessa impostazione, stesse richieste. Non so se dietro ci siano gli stessi amministratori o se gli utenti si siano semplicemente spostati altrove. Di sicuro la comunità non sembra avere difficoltà a trovare un nuovo posto in cui ritrovarsi.

Quando entro nella nuova chat mi rendo conto che è una copia carbone. I messaggi scorrono e le richieste si somigliano: “Scambio moglie”, "commentate foto di mia madre", “chi scambia teen?” “chi manda spy da camerini?”. I membri sono 4000 mentre sto scrivendo questo articolo. È come se la chiusura del gruppo precedente non avesse interrotto nulla. Come se fosse bastato cambiare canale per riprendere esattamente da dove ci si era fermati.

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Telegram | Il messaggio comparso dopo la chiusura del gruppo

Come funziona il nuovo gruppo

Anche questo, come il primo gruppo, è organizzato in canali, ognuno dedicato a un tipo di contenuto o a una richiesta specifica. In una sezione gli uomini si propongono scambi di fotografie intime delle rispettive compagne. Uno offre le immagini della moglie, un altro quelle della fidanzata. In altri canali le fotografie vengono pubblicate direttamente, accompagnate dalla richiesta di commentarle, insultare la donna ritratta o esprimere giudizi sul suo corpo. Le persone coinvolte non sono soltanto mogli e fidanzate. Le richieste riguardano madri, sorelle, ex compagne, colleghe, cugine, suocere e amiche.

Anche nel nuovo gruppo ci sono le ricerche geografiche. Gli utenti cercano donne in una città, in una scuola, in un'università. Chiedono profili Instagram, nomi e cognomi, informazioni su dove abitano. Non cercano più soltanto immagini da commentare: ma persone da identificare.

Trovo anche qui la sezione “Spy”, foto scattate di nascosto in luoghi pubblici e privati: case, piscine, docce. Subito sotto c'è la sezione chiamata “tributi”: uomini che eiuaculano su foto di donne. Ogni sezione ha una funzione. C'è chi cerca, chi offre, chi scambia, chi commenta e chi raccoglie materiale. Le immagini passano da un utente all'altro e si accumulano in un archivio.

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TELEGRAM | I messaggi scambiati sul nuovo gruppo

Un gruppo chiude, la rete resta

Il nuovo gruppo funziona allo stesso modo del canale originale. Non stupisce, gli amministratori infatti avevano già predisposto una via di fuga, un link per accedere a uno spazio di riserva. Un click per attivare la migrazione. In questo modo quando un canale diventa inaccessibile, gli utenti possono trasferirsi altrove e ritrovare una struttura simile. Basta creare una nuova chat, diffondere un link e ricominciare a raccogliere iscritti. Tutto può avvenire in poche ore, soprattutto quando esiste già una comunità che conosce il nome, sa dove cercare e riconosce le modalità di condivisione.

È questo che rende difficile interrompere il fenomeno. La piattaforma può chiudere un gruppo, rimuovere un canale o bloccare un collegamento. E mentre una chat viene oscurata, un'altra può essere aperta. La comunità, infatti, non coincide con il singolo gruppo: è una rete di utenti che può ricostruire i propri spazi, spostare i contenuti e continuare a incontrarsi altrove.

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TELEGRAM | I messaggi inviati nel nuovo gruppo

Le immagini sopravvivono alla chiusura

C'è poi un secondo problema. Quando una piattaforma chiude una chat, che cosa viene effettivamente eliminato? Il gruppo è uno spazio in cui gli utenti si incontrano e pubblicano contenuti. Ma le immagini, una volta condivise, possono essere scaricate, salvate sul telefono, inoltrate o caricate in altre conversazioni. La chiusura del contenitore non permette di sapere quante copie siano già state create e dove siano conservate.

Pensiamo a una fotografia pubblicata nella chat. Un utente la scarica, un altro la inoltra a un amico, un terzo la salva e la carica in una sotto-chat diversa. Anche se il gruppo originale scompare, quelle copie possono continuare a circolare. Chiudere una chat non significa cancellare automaticamente il materiale che gli utenti hanno già acquisito.

Il problema, quindi, non è soltanto chiudere un canale. È impedire che ciò che accade al suo interno possa continuare altrove, con le stesse persone, le stesse immagini e la stessa violenza.

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TELEGRAM | I messaggi scambiati sul nuovo gruppo
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