Dalla mezzanotte di oggi, 6 maggio, entra in vigore l'accordo firmato dagli alleati di governo siriano, Russia, Iran e i ribelli sostenuti dalla Turchia. Secondo il documento, vengono create in Siria quattro zone di de-escalation, in cui non saranno possibili azioni di guerra e non sarà permesso il volo nemmeno agli aerei militari della coalizione statunitense. Russia, Iran e Turchia notificheranno i dettagli del negoziato al Consiglio di sicurezza della Nazioni Unite, ma – come ha tenuto a sottolineare Mosca – non è necessario che l'organo internazionale si esprima sull'argomento perché si possa attuare l'accordo.

Agli Stati Uniti viene comunque prefigurato un ruolo, poiché Mikhail Bogdanov, Ministro degli esteri russo, ha precisato che un controllo eventuale delle zone di de-escalation da parte degli Usa previa discussione a livello militare. L'accordo, ha precisato il Vice ministro della Difesa russo, Aleksandr Fomin, è comunque "sostenuto da tutti i principali attori interessati, le Nazioni Unite, l'amministrazione Usa, la leadership saudita e altre autorità, il che è una garanzia certa che verrà messo in atto".

Gli Stati Uniti hanno espresso apprezzamento per il raggiungimento dell'accordo, esprimendo tuttavia perplessità per il ruolo di garante accordato all'Iran, le cui attività – nella visione statunitense – "hanno solo contribuito alla violenza, non a fermarla", tanto più che "l'indiscutibile sostegno dell'Iran per il regime di Assad ha perpetuato la miseria dei siriani". Ciononostante, secondo gli auspici dello stesso Fomin, il memorandum "praticamente metterà fine alla guerra civile in Siria", nella quale la Russia comunque non realizzava più raid aerei già dal primo maggio.

Le quattro zone di de-escalation.

Le zone cuscinetto rappresentano otto province sulle quattordici complessive che compongono la Siria. Sono escluse le tre aree sotto il controllo esclusivo del governo siriano, così come il Nord-est controllato dall'Isis, né si estende all'Alleanza arabo-curda che lotta contro i jihadisti. Le quattro zone di de-escalation sono

  1. Idlib, Latakia, Hama e Aleppo. La prima è controllata da islamisti e jihadisti, mentre le altre sono parzialmente controllate dai ribelli;
  2. provincia centrale di Homs, controllata prevalentemente dai ribelli;
  3. Ghouta orientale, in mano ai ribelli;
  4. province di Daraa e Quneitra, parzialmente controllate da ribelli e jihadista vicini allo Stato islamico (Isis).

Nelle zone cuscinetto ci sono al momento 42.000 miliziani, di cui circa 14.500 miliziani nella prima zona, fino a 3.000 nella seconda, a 9.000 nella quarta e a 15.000 nella quarta.

La guerra all'Isis non si ferma.

Continua la guerra nel Nord-est del paese, in cui si estende il sedicente Stato islamico. A precisarlo è stato proprio il generale Rudskoy, che ha distinto l'intenzione di fermare la guerra civile, da quella che invece deve continuare a combattersi contro l'Isis e il Fronte al-Nusra. Proprio questa distinzione, potrebbe essere l'elemento di debolezza dell'accordo. Noah Bonsey, analista dell'International crisis group, ha sottolineato che Fateh al-Sham (ex Fronte al-Nusra), ex affiliata di Al Qaeda e ad oggi importante alleato di alcuni gruppi di ribelli, potrebbe rappresentare un elemento di crisi e debolezza dell'accordo.