in foto: Carlo Caracciolo nel marzo 2004

Negli ultimi mesi si è discusso molto, e si continua a discutere, del Salone del Libro di Torino. Ma c'è una storia, legata all'importante evento culturale, sconosciuta ai più.

La protagonista di questa storia è la casa editrice calabrese Rubbettino, insieme ad un libro presentato proprio al Salone lo scorso maggio: parliamo di “I Caracciolo – Storie, misteri e figli segreti di una grande dinastia italiana”, di Gigi Moncalvo.

Gigi Moncalvo è un noto autore di bestseller, di importanti inchieste soprattutto sulla famiglia Agnelli. Questa volta però, Moncalvo ha scelto di raccontare una storia diversa: la vita (e le ultime ore) di Carlo Caracciolo, noto editore e imprenditore italiano di sangue blu, morto il 15 dicembre 2008.

La storia di Caracciolo è anche quella del periodo a cavallo fra anni Ottanta e Novanta, è la storia di importanti gruppi editoriali come L'Espresso e La Repubblica, ed è una storia che molto ha a che fare con i magnati dell'industria all'italiana, gli Agnelli, appunto. Ma Gigi Moncalvo si è interessato di un'altra storia, una storia parallela: quella della discussa eredità del principe dell'editoria. L'intricata vicenda è stata per lungo tempo oggetto della cronaca politica dei quotidiani italiani degli anni passati, e oggi si torna a parlare di questa vicenda, ma per motivi ben diversi: il libro di Moncalvo infatti, sembra essere “scomodo” per qualcuno, e pertanto, non deve uscire.

La vicenda indagata da Moncalvo

(@rubbettinobooks su Twitter)in foto: (@rubbettinobooks su Twitter)

Oggetto delle indagini di Gigi Moncalvo è lo scontro legale tra Giacaranda Falck Caracciolo, e Carlo Revelli Caracciolo e sua sorella Margherita dall'altro. Uno scontro nato in seguito alle complicate vicende familiari e affettive del principe Caracciolo, che in tarda età decide di adottare Giacaranda Falck, ufficialmente figlia del celebre magnate dell’acciaio Giorgio Falck. Nel frattempo gli altri due figli di Caracciolo, Carlo e Margherita, frutto dell'altra relazione di Caracciolo con Maria Luisa Revelli, vengono riconosciuti dal principe, il quale dopo averli presentati in famiglia, consente loro di avviare il procedimento di riconoscimento giuridico con il suo accordo. Caracciolo però non fa in tempo a perfezionare l'iter testamentario a loro favore, prima di morire. A chi spetta dunque la colossale eredità del magnate dell'editoria?

Anna Cataldi, madre della ragazza, sostiene da tempo (come la figlia del resto) che in realtà Caracciolo sia il padre naturale di Giacaranda: e proprio su questo dettaglio, Moncalvo s'interroga. Perché, qualora Giacaranda fosse davvero imparentata con il principe, l’atto di adozione sarebbe giuridicamente nullo, in quanto  la legge italiana vieta l’adozione di un figlio naturale. Si crea dunque una situazione per cui due figli naturali restano estromessi dal colossale asse ereditario, con beneficio oggettivo dell'erede universale Giacaranda che, si pensa, non sia legalmente detentrice di questo diritto. Paradossalmente, approfittando di questa situazione surreale, Giacaranda riesce a beneficiare di due eredità diverse: quella del padre adottivo Carlo Caracciolo nel 2008 ma anche quella del padre “ufficiale” Giorgio Falck scomparso nel 2004! Anche all’epoca Giacaranda partecipo’ a una guerra di successione molto violenta e mediatica in particolar modo contro il figlio di Rossana Schiaffino (seconda moglie di Giorgio Falck).

Moncalvo, con un'inchiesta a cui molti (fra cui di recente il politico Daniele Capezzone su Italia Oggi), hanno attribuito il fascino di un thriller, racconta le ultime ore di vita di Caracciolo, con l’arrivo di un misterioso medico francese pro-eutanasia, la cremazione (velocissima e segreta) della salma, l'apertura del testamento a tempo di record, e una strana “cremazione collettiva” di altre salme della famiglia Caracciolo, con la conseguenza oggettiva di rendere più difficili future ricerche sul Dna.

La denuncia e il mistero della "non" pubblicazione.

Guai a chi vuole impedire che un grande editore come Carlo Caracciolo venga degnamente ricordato, come fa questo libro, con grande rispetto. Guai a chi vuole ammantarsi ingiustamente del cognome Caracciolo senza averne diritto e fa cose che il proprio padre (adottivo) mai avrebbe osato fare, in vita. Mi spiace solo, ed è un paradosso, che tale assurda e inconcepibile tentativo di soffocare la libertà di stampa arrivi da uno studio legale che porta in nome della mia famiglia.

È stata l'invettiva furente di Carlo Ripa di Meana a riguardo durante il Salone del Libro di Torino. Si tratta indubbiamente di nomi importanti, di personaggi di spicco, che hanno dominato la scena editoriale, finanziaria, bancaria italiana come ad esempio Corrado Passera. Nomi che messi tutti lì, insieme, hanno spaventato, o forse infastidito, qualcuno, soprattutto se legati ad una storia come quella che Moncalvo racconta.

Il libro, presentato ufficialmente al Salone del Libro di Torino 2016, non esce, come da programma: l’editore Rubbentino si tira indietro e l'autore viene anzi diffidato da Giacaranda Falck, sorprendendo tutti. Una sorpresa derivata dal fatto che la donna, consultata più volte durante la stesura del libro, non aveva mai espresso pareri contrari alla sua pubblicazione.

Nonostante la minaccia giuridica però, il Salone del Libro (anch’esso diffidato) non rinuncia a presentare l'imminente pubblicazione del volume, annunciata per il giugno successivo. Ma Rubbettino evidentemente prende paura e si tira indietro come molte altre case editrici, constringendo l’autore a pubblicare il libro negli Stati Uniti via Amazon.