in foto: Margaret, 24 anni, con la figlia. Uno dei tanti tristi casi di trasmissione madre–figlia dell'Hiv (Foto Siegfried Modola/AFP/Getty Images).

Delle pandemie che stroncano i popoli e suggeriscono l’approssimarsi dell’Apocalisse, l’Europeo di oggi sa ben poco. Quello che l’Occidentale ha appreso delle epidemie causate da malattie infettive lo sa soprattutto grazie ad un certo cinema specializzato in catastrofi, all’allarmismo dei telegiornali e ad un ricordo vago che viene dagli anni di scuola, quando per gli studenti annoiati la peste era il protagonista interessante de “I promessi sposi”. Eppure non si tratta di drammi così lontani da noi, né nel tempo né nello spazio. I più anziani possono aver conosciuto la terribile influenza spagnola che secondo gli storici ha ucciso circa 50 milioni di persone dal 1918 al 1920. Oggi, nonostante gli allarmismi e nella consapevolezza che bisogna tenere sempre alto il livello di attenzione, i decessi causati da malattie infettive sono decisamente diminuiti nei paesi economicamente sviluppati, ma continuano a mietere milioni di vittime nei Sud del mondo. Vediamo quali sono le malattie più gravi che colpiscono Africa, Asia e Sud America.

1. Ebola.

L’ebola è stato isolato per la prima volta dopo le febbri in Sudan e nello Zaire nel 1976. Si tratta di una malattia da virus mortale classificata nel secolo scorso, su cui l’attenzione di media, sistemi sanitari e organizzazioni internazionali è stata catalizzata soltanto nel 2014, quando l’epidemia di questo virus ha colpito anche cittadini europei e nordamericani. Il numero di casi sospetti di ebola per l’epidemia del 2014 sono stati – ad aprile 2015 – 25.826 per un totale di 10.704 morti. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato che resistono alcuni focolai in Guinea e Sierra Leone.

2. Avitaminosi.

Nella lista che vi proponiamo l’avitaminosi è l’unica condizione clinica che non rientra tra le malattie trasmissibili. Ciononostante è importante focalizzare l’attenzione sull’avitaminosi, poiché evidenzia il peso che ha la malnutrizione nell’indebolimento degli organismi e dei sistemi immunitari. “Avitaminosi” indica infatti la carenza di vitamine causate da un’alimentazione insufficiente o carente di alcuni cibi. Carenza che spesso ricade dalle madri sui nascituri e che può causare, in base alla vitamina carente, cecità, rachitismo, deformazione delle ossa, caduta di denti, addome gonfio per eccesso di gas nell’intestino e nello stomaco, predisposizione alle emorragie, infiammazione dei tronchi nervosi, versamento di liquidi nei tessuti. Si tratta di una condizione clinica particolarmente diffusa in Africa.

3. Febbre gialla.

Diffusione della febbre gialla nel 2014 (Cesmet).in foto: Diffusione della febbre gialla nel 2014 (Cesmet).

A veicolare questa febbre è la zanzara Aedes aegypti, capace di radicarsi sia in zone rurali che urbane. Attualmente infesta soprattutto aree tropicali e subtropicali, dove presenta un tasso di mortalità pari a circa il 20% dei casi gravi. I decessi occorrono circa due settimane dopo la comparsa dei primi sintomi e colpiscono soprattutto i più giovani. Per lo più si tratta di una malattia asintomatica o con i tratti comuni alla maggior parte delle influenze stagionali. In alcuni casi, quelli gravi, si manifesta con forti dolori generalizzati, ittero ed emorragia cutanee e interne. Sono queste forme emorragiche sin dall’inizio che possono portare alla morte nel giro di pochi giorni, in genere per insufficienza renale ed epatica.

4. Tubercolosi.

Decessi causati dalla tubercolosi, escluse le vittime malate anche di Aids (dati Oms 2014).in foto: Decessi causati dalla tubercolosi, escluse le vittime malate anche di Aids (dati Oms 2014).

Chiamata anche Mycobacterium tuberculosis o bacillo di Koch, la tubercolosi (TB) veniva anche definita “mal sottile” o “consunzione”. La malattia, che spesso attacca i polmoni, suggeriva infatti un processo di lenta consumazione interna. La tubercolosi è sempre ed ovunque una malattia grave, ma lo è soprattutto nei paesi in via di sviluppo, nei quali sono maggiori sia diffusione che mortalità. Negli anni Quaranta i farmaci anti-tubercolari ridussero sensibilmente l’incidenza del mal sottile, ma negli anni Ottanta l’emergenza è tornata prepotentemente grazie alla crescente resistenza del batterio ai farmaci. La diffusione è favorita da condizioni igieniche precarie nei luoghi in cui i malati sono a contatto prolungato con soggetti sani. Per questo motivo gli ospedali sono il luogo in cui il batterio si moltiplica in paesi economicamente e politicamente deboli. Altro moltiplicatore della TB è la diffusione dell’Aids, a cui spesso si accompagna.

5. AIDS.

Decessi causati dall'Hiv nel 2013 (dati Oms).in foto: Decessi causati dall'Hiv nel 2013 (dati Oms).

L’Aids è una malattia del sistema immunitario causata dal virus Hiv. Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità nel 2013 sono 1.500.000 i decessi causati dall’Aids, di cui circa 1.100.000 in Africa. Non esistono vaccini contro l’Hiv, ma trattamenti che rallentano o arrestano il decorso sì. Laddove questi trattamenti antiretrovirali vengono eseguiti in maniera estesa, il numero di persone infettate e di decessi cala. Si tratta tuttavia di medicine che non tutti i paesi possono permettersi.

6. Colera.

Aree con scoppi di colera tra il 2007 e il 2009 (dati Oms).in foto: Aree con scoppi di colera tra il 2007 e il 2009 (dati Oms).

Il colera è una malattia, causata dal batterio del vibrione, ben nota all’europeo, che in genere ne ha visto il passaggio insieme agli eserciti e la scoparsa con la diffusione di sistemi igienici efficienti. In Italia le ultime epidemie si sono registrate nel 1835-37, 1849, 1854-55, 1865-67, 1884-86, 1893. Poi, nel 1973 l’ultima epidemia letale arriva a Napoli passando probabilmente per una partita di cozze tunisine: il numero di decessi non è chiaro, collocandosi tra le 12 e le 24 vittime. Oggi il colera viene trattato clinicamente con terapia di reidratazione orale, somministrazione di fluidi per via endovenosa e antibiotici. Si tratta di un trattamento da eseguire con urgenza, ma per il quale i sistemi sanitari delle nazioni economicamente sviluppate sono generalmente attrezzati. Il vibrione, causando diarrea e vomito, può portare ad un livello letale di disidratazione nel giro di poche ore. Laddove la povertà rende difficili i trasporti, esiguo personale medico e attrezzature e – soprattutto – precarie le condizioni igieniche, il colera è una malattia endemica mortale.

7. Malaria.

Scala di rischio del paludismo (malaria).in foto: Scala di rischio del paludismo (malaria).

Mallatia causata da protozoi, di cui il Plasmodium falciparum è il più letale. Veicolo della malaria sono le zanzare Anopheles, la cui presenza è maggiore nelle aree paludose e nella savana, dove la trasmissione è perenne. Allontanandosi dalla zona equatoriale, variano anche le caratteristiche della malattia. Le vittime sono soprattutto bambini e donne gravide.

8. Sifilide.

Diffusione della sifilide prenatale secondo i dati dell'Oms riferiti al 2005.in foto: Diffusione della sifilide prenatale secondo i dati dell'Oms riferiti al 2005.

La sifilide (o Lue) è una malattia causata dal batterio Treponema pallidum trasmesso prevalentemente attraverso rapporti sessuali. Si manifesta inizialmente con una ferita laddove è avvenuta l’infezione, successivamente si ripresenta la lacerazione associata a macchie sui palmi delle mani o sui piedi e, se non trattata, conduce al terzo e più grave stadio che comporta danni agli organi interni che si possono manifestare a distanza di anni. Colui che non ha curato la sifilide può sviluppare cecità, incapacità di controllare i musoli, paralisi, demenza e può condurre alla morte. La sifilide può essere anche congenita, ma è storicamente nota per essere associata al meretricio e ancora oggi la prostituzione, laddove non controllata, è un importante moltiplicatore del batterio. La fama di “malattia delle prostitute” rappresenta un problema in Occidente, poiché i soggetti malati rimandano o rifiutano le cure per non incorrere alla condanna sociale dei parenti. Come evidenziato dalla mappa, oggi è diffusa soprattutto in America Latina e in Africa. Oltre alla prostituzione associata ad un sistema sanitario inefficiente, la resistenza culturale all’uso del profilattico e le guerre favoriscono la diffusione del batterio.

9. Pertosse.

Diffusione della pertosse nel 2002 (dati Oms).in foto: Diffusione della pertosse nel 2002 (dati Oms).

La pertosse è una malattia, causata dal Bordetella pertussis, altamente infettiva che si diffonde per via respiratoria. Come suggerisce il nome, la malattia causa una tosse così violenta che in alcuni casi può causare la rottura di una costola o il vomito. L’Organizzazione mondiale della Sanità raccomanda la vaccinazione, effettuata la quale si può comunque essere esposti alla malattia, sebbene in forma meno grave. I decessi causati da questa patologia sono fortemente calati rispetto al passato e nel 2013 si attestano sui 61.000 decessi circa. Come mostrato dalla grafica, l’incidenza della pertosse espressa in DALY (Disability-Adjusted Life Year: gravità di una malattia in numero di anni persi per disabilità o morte prematura) è maggiore nei paesi africani e in parte del continente asiatico.

10. Lebbra.

Diffusione della lebbra nel 2003 (immagine di Maksim).in foto: Diffusione della lebbra nel 2003 (immagine di Maksim).

La lebbra è causata dal bacillo di Hansen, che colpisce la pelle e i nervi periferici penetrando nel sistema monocito-macrofagico. A causa dello stigma che avvolge la malattia, che nel passato ha fatto identificare i lebrosi con i peccatori condannati da dio (vittime pertanto di persecuzioni), in Italia il nome ufficiale è Morbo di Hansen. Non è ancora chiaro come si diffonda e se vi siano altre cause oltre al contatto con le mucose dell’infetto, ma in ogni caso – e contro la credenza comune – non si tratta di una malattia particolarmente contagiosa. Ciononostante è molto diffusa in Africa, Argentina, Brasile, nel Subocontinente indiano e in Indocina. La forma lepromatosa della lebbra, quella più grave che causa piaghe su tutto il corpo, mostra una maggiore incidenza nei paesi asiatici. Nel 2008 si sono contati 249.000 nuovi casi di lebbra nel mondo.