Il team Mercedes F1 si è confermato velocissimo, questa volta però non in pista. La scuderia campione del mondo nel 2019 è pronta a consegnare i primi 10.000 respiratori, realizzati al servizio sanitario britannico per far fronte all'emergenza Coronavirus. Il gruppo tedesco ha convertito l'intera fabbrica alla produzione di dispositivi per aiutare i pazienti alle prese con infezioni polmonari. Una trasformazione a tempo di record per la Mercedes che produce ora 1000 respiratori CPAP al giorno

Formula 1, la Mercedes converte la fabbrica e produce respiratori per l'emergenza Coronavirus

È stato ribattezzato "Progetto Pitlane", il piano della Formula 1 per aiutare chi sta lottando in prima linea contro il Coronavirus. In prima linea il team Mercedes F1 che a tempo di record, ha convertito l'intera fabbrica: 40 macchine che attualmente producono pistoni e turbocompressori sono stati trasformate per la produzione dei dispositivi CPAP, ovvero i nuovi respiratori studiati e sviluppati dagli ingegneri del team Mercedes e dell'University College di Londra (UCL) e dai medici dell'ospedale UCL. I dispositivi nella scorsa settimana hanno ricevuto l'approvazione normativa, con la scuderia tedesca con sede a Brackley nel Regno Unito che ha dovuto far fronte ad un numero esagerato di richieste

Il team Mercedes produce 1000 respiratori al giorno per combattere il Coronavirus

La Mercedes ha accelerato in maniera esponenziale la produzione, e basti pensare che ci sono volute meno di 100 ore dall'incontro iniziale alla produzione del primo dispositivo. L'azienda realizza circa 1000 dispositivi di respirazione al giorno, e come annunciato anche sui social, questa settimana consegnerà un massimo di 10.000 nuovi dispositivi che permetteranno di aiutare i pazienti che hanno contratto il Coronavirus e devono fare i conti con gravi difficoltà respiratorie. Il professor David Lomas, dell'University College di Londra ha dichiarato: "Questi dispositivi salvavita forniranno un supporto vitale al servizio sanitario nazionale nelle prossime settimane, contribuendo a mantenere i pazienti fuori dai ventilatori e riducendo la domanda di letti e personale di terapia intensiva. È un risultato fenomenale il loro arrivo negli ospedali solo due settimane dopo la costruzione del primo prototipo. Mostra cosa si può fare quando università, ospedali e industria lavorano insieme per il bene nazionale"