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Uccide con 59 coltellate la compagna Valentina Di Mauro: confermata la condanna a 22 anni per Marco Campanaro

Per Marco Campanaro, il 38enne che il 25 luglio 2022 ha ucciso con 59 coltellate la compagna Valentina Di Mauro, è stata confermata la condanna anche in secondo grado a 22 anni di carcere.
A cura di Giorgia Venturini
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Valentina Di Mauro
Valentina Di Mauro (foto da Facebook)

È arrivata la sentenza anche della Corte d'assise d'Appello di Milano per Marco Campanaro, il 38enne che il 25 luglio 2022 ha ucciso con 59 coltellate la compagna Valentina Di Mauro nella loro casa di Cadorago, nel Comasco. I giudici di secondo grado hanno confermato la condanna di 22 anni di carcere e i tre anni di permanenza in una casa di cura. Il pubblico ministro aveva chiesto una condanna di 15 anni di reclusione, ritenuta troppo bassa anche per la famiglia della vittima, rappresentata dagli avvocati Corrado Viazzo e Vera Dall’Osto, che nel processo si è costituita parte civile.

Cosa hanno deciso di giudici di secondo grado

La sentenza di secondo grado è arrivata dopo che l'avvocato dell'imputato Paolo Battaglia aveva impugnato la prima sentenza precisando che non erano state tenute adeguatamente conto attenuanti generiche rispetto a quanto invece era stato fatto con l'aggravante. Nel dettaglio durante il processo secondo la difesa si era tenuto conto di una aggravante, ovvero quella della relazione personale, al pari delle due attenuanti, ovvero il vizio parziale di mente dell’imputato e il corretto comportamento processuale. Da qui la decisione di ricorrere in Appello.

L'attenuante dei problemi psichiatrici

Durante la sentenza di primo grado i giudici d'Assise nelle loro motivazione avevano spiegato che "assestarsi sul minimo" previsto per questo reato vista "l’estrema gravità" dell’accaduto in danno di una ragazza che aveva fatto in tempo a "rendersi conto di ciò che l’attendeva". I giudici avevano sostenuto inoltre che la vittima era morta a causa di "gratuite sofferenze". Questo però aveva fatto cadere l'aggravante della crudeltà. I giudici avevano riconosciuto quindi che sull'omicidio avevano inciso i problemi psichiatrici dell'uomo. Tutto confermato ora anche in Corte d'assise d'Appello.

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