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Santina Delai, uccisa con uno strofinaccio in casa sua: il figlio confessa l’omicidio

Il figlio di Santina Delai, la donna di 78 anni trovata morta in casa sua a Puegnago del Garda (Brescia), ha confessato l’omicidio. Mauro Pedrotti, 54 anni, è stato fermato con l’accusa di omicidio volontario premeditato.
A cura di Ilaria Quattrone
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Nella notte tra ieri, mercoledì 7 febbraio, e oggi, giovedì 8 febbraio, il figlio di Santina Delai, la donna di 78 anni trovata morta in casa sua a Puegnago del Garda (Brescia), ha confessato l'omicidio. Nel corso di un lungo interrogatorio davanti ai carabinieri del comando provinciale, l'uomo ha ammesso di essere l'autore del delitto. Mauro Pedrotti, 54 anni e operaio in un’azienda di lavori stradali di Manerba, è stato quindi fermato con l'accusa di omicidio volontario premeditato.

L'allarme lanciato dal figlio e la moglie

Il cadavere dell'anziana è stato trovato verso le 7 di mattina di ieri martedì 6 febbraio. A lanciare l'allarme è stato proprio Pedrotti insieme alla moglie: la coppia viveva nell'appartamento di fronte. Attorno al collo della pensionata c'era uno straccio da cucina che è stato stretto fino a strangolarla.

Delai era vedova da cinque anni e viveva sola nella villetta a due piani che si affaccia proprio sul lago: "L'avevamo vista alla finestra intorno alle 5.30 del mattino. Di solito si svegliava molto presto, all'alba", aveva raccontato in un primo momento il figlio ai carabinieri della Compagnia di Salò, prima di essere accusato di omicidio. "Non rispondeva più al telefono, siamo andati a casa sua a vedere", aveva aggiunto insieme alla moglie.

La casa a soqquadro per far pensare a una rapina finita male

E infatti, inizialmente, i militari pensavano a una rapina finita male: nell'abitazione erano stati trovati alcuni segnali che lasciavano pensare al passaggio di estranei. C'erano alcuni cassetti ribaltati e la porta finestra al piano terra era completamente aperta. Nella notte è invece arrivata la svolta al caso con la confessione del 54enne, che è assistito dall'avvocato Giovanni Brunelli: "Non ne potevo più. Vivere vicini era diventato impossibile", avrebbe detto stando a quanto riportato dal quotidiano Il Corriere della Sera. È stato quindi portato in carcere a Brescia.

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